Death Stranding – Ricostruire il mondo un like alla volta

Death Stranding – Ricostruire il mondo un like alla volta

“Gli attacchi e la violenza che si vedono online in questi ultimi tempi sono fuori controllo. Quindi ho progettato questo gioco per far fare alle persone un passo indietro e riconnettersi” dice Kojima in un piccolo documentario girato dalla BBC pochi giorni prima del rilascio di Death Stranding, il primo titolo pubblicato dalla Kojima Production, che sta facendo parlare molto di sé.

Riconnessione è la parola attorno la quale gira l’intera esperienza videoludica prodotta dal creatore della saga di Metal Gear, che ha creato un’ambientazione post-apocalittica nella quale la minaccia peggiore è la disconnessione fra le poche persone rimaste al mondo.

Sam Porter Bridges, un facchino dell’omonima compagnia Bridges, ha l’importante compito di riconnettere i piccoli avamposti di sopravvissuti al network delle Città Unite D’America in modo da portare più persone sotto un’unica bandiera e poter ricostruire una società florida e unita.

Ma, oltre alla trama, l’elemento migliore con cui Death Stranding esplora questa tematica tanto importante quanto peculiare è il gameplay stesso, in particolare tramite la meccanica dei likes.

Al giorno d’oggi i like sono un elemento molto particolare all’interno della nostra società, sono nati con l’intento di comunicare un giudizio positivo verso un contenuto caricato su piattaforme che hanno lo scopo di connettere le persone fra di loro. Ma col passare del tempo i social media hanno ottenuto l’effetto opposto, diventando piattaforme contenenti messaggi d’odio e discussioni che degenerano in vere e proprie battaglie combattute a suon di maiuscole e punti esclamativi.

In Death Stranding il concetto di like torna ad essere qualcosa di positivo, che spedisce un messaggio gratitudine. E’ davvero soddisfacente accendere il gioco e ricevere svariati “mi piace” provenienti da altri giocatori che hanno trovato utili le proprie strutture, è come ricevere innumerevoli pacche sulla spalla accompagnate da un ringraziamento. 

Kojima è stato ben attento a creare un sistema di comunicazione che non presenti messaggi negativi, infatti è possibile dare uno o più like, oppure non darli affatto; non esiste alcun elemento che vada a recapitare un messaggio di odio o antipatia verso altri giocatori. 

La solitudine porta all’unione

La destinazione è ancora lontana, l’ultimo attacco dei MULI ti ha lasciato senza stamina e la borraccia contenente la tua preziosa bevanda energetica è quasi vuota, inoltre la batteria del tuo esoscheletro si sta per esaurire, presto sarà solo un impedimento. Ti incammini su per il pendio di una collina mentre inizia a piovere, le Cronopioggie non portano mai belle notizie, raggiunta la cima noti che nell’avvallamento davanti a te qualcuno ha lasciato un messaggio che indica la presenza dei misteriosi quanto letali BT, ma il tuo Bridge Baby è allo stremo delle forze, questa volta non ti può aiutare.

Decidi quindi di prendere una deviazione e per la fretta di trovare un riparo dalla dannata pioggia inciampi rovesciando il tuo prezioso carico. Solo e allo stremo delle forze chiedi aiuto e in lontananza un messaggio di risposta automatico risponde. Poco più avanti, nascosta tra la rocce trovi la salvezza: altri facchini hanno costruito un vero e proprio rifugio in cui hai la possibilità di ripararti dalla pioggia, riparare il tuo carico, ricaricare le batterie del tuo esoscheletro e una buona anima ha addirittura lasciato una moto affiancata da un messaggio “free to use”. Dopo esserti riposato, invii una valanga di like ai tuoi compagni e decidi di contribuire in prima persona lasciando una parte della tua attrezzatura nel deposito condiviso per il prossimo che si imbatterà in questa oasi di salvezza e riprendi il tuo viaggio, pronto a riconnettere un mondo conscio che l’unione fa la forza.

Il multiplayer asimmetrico di Death Stranding è il fulcro centrale del gioco: ogni struttura costruita, o oggetto e veicolo lasciato incustodito passa al mondo di gioco di altri (insieme alla possibilità di affidare alcune consegne secondarie ad altri facchini, in modo da poter giovare entrambi della ricompensa), in questo modo Kojima ha creato un mondo interconnesso in cui i giocatori si danno man forte creando una comunità unita, senza dover dialogare direttamente. 

L’elemento che porta questo tipo di multiplayer ad un livello successivo, sta proprio nella necessità di aiutarsi a vicenda: le strutture non possono essere recuperate (esiste la possibilità di smantellarle, azione del tutto inutile, se non controproducente) e non è possibile portarne con sé un numero sufficiente durante le proprie spedizioni, rendendo l’affidarsi all’aiuto di altri giocatori, aiutandoli a propria volta, l’elemento centrale dell’esperienza di gioco.

Ma questo tipo di interazione tra i giocatori non si limita ad una semplice meccanica di gioco, Death Stranding porta il giocatore attraverso paesaggi ostili, difficili da navigare, ma soprattutto vuoti. Sam, per la maggior parte dei propri viaggi, sarà solo e in luoghi a lui sconosciuti, ma la presenza di strutture e messaggi amichevoli continuano a dargli speranza e aiuto, ricordandogli che non è l’unica persona a lottare per la ricostruzione del mondo.

“E’ solo un gioco in cui consegni i pacchi”

Death Stranding sta ricevendo ogni tipo di giudizio e spesso le discussioni che lo riguardano sfociano in incoerenza: chi ci gioca è un fan sfegatato di Kojima accecato dal suo nome tanto da non riconoscere un brutto gioco nemmeno se lo ha sotto il naso, ma chi esprime dei commenti negativi non capisce nulla di videogiochi perché l’obiettivo dei videogames non è solo quello di divertire.

Personalmente sono d’accordo con chi sostiene che i videogiochi sono più di un semplice divertimento, ma ciò non giustifica certi commenti che si possono leggere sui social network in questo ultimo periodo.

Che vi piaccia o no il gioco, bisogna riconoscere che Death Stranding ha portato in campo una meccanica nuova e innovativa, creando una community molto affiatata e positiva; cercando su Reddit è addirittura possibile leggere di alcuni giocatori che hanno abbandonato temporaneamente la storia principale per dedicarsi esclusivamente ad aiutare gli altri (o per costruire una pista da sci).

Nonostante tutte le varie critiche riguardanti l’ultima opera di Hideo Kojima (spesso insensate, che si fermano solamente al “ma devi solo camminare”), spero vivamente che questo nuovo sottogenere dal nome “Strand Game” prenda piede, in modo che si vadano a creare community un po più pacifiche di quelle a cui siamo stati abituati negli ultimi anni.

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