Penthy Sur La Bande, desiderio erotico di morte

Penthy Sur La Bande, desiderio erotico di morte
Viola Graziosi in Penthy sur la bande, al Teatro I, regia di Renzo Martinelli

Penthy Sur La Bande è rinchiusa in una sorta di recinto circolare. Ogni tanto, in preda ad un che di animalesco, lo percorre in tondo, come un automa. Avanza, dopo che la ragione l’ha abbandonata, come trascinata da un istinto bestiale. Talvolta si ferma, si siede e sembra trasformarsi in una marionetta: i movimenti, anche al solo ricordo di quello che ha compiuto, diventano meccanici, inconsapevoli, agiti da rabbia, vendetta, necrofilia.

Ha ucciso l’uomo che l’ha amata e che lei amava, ne ha smembrato il corpo e se ne è cibata.

Penthy Sur La Bande lo racconta mentre il sapore del sangue vermiglio le torna alla bocca ed i suoni amplificano ogni sensazione. Racconta di come lui abbia tradito lei. Non è stato un tradimento con il corpo, ma uno più profondo. Lui ha tradito un progetto di vita, di ideali, di fedeltà, di credo politico: è passato al nemico.

La linea sottile che separa ragione e follia

Perchè siamo in guerra e il paesaggio è incenerito dalle battaglie, battuto dal vento che si perde tra le macerie,  una striscia tremolante  divide i due campi e una linea sottile separa la ragione dalla follia.

Penthy ha aizzato i suoi cani contro il corpo morto dell’amato e lei stessa si è fatta cagna. Vuole sentire il rumore dei loro denti nelle ossa di lui, per vedere distrutto quel mondo che era di fedeltà, di fiducia, di credo. Perchè Penthy è convinta che sia possibile restare fedeli alla fedeltà. C’è un furore perpetuo che disturba, paralizza lo spettatore.

In scena un’attrice sola, bravissima, Viola Graziosi, gioca tra azione e suoni.

Penthy Sur La Bande, in scena sino al 18 febbraio 2019 al Teatro I di Milano, scritto da Magali Mougel, drammaturga francese, si ispira alla Pentesilea di Kleist, l’amazzone che in un eccesso di furore erotico, dopo aver vinto in duello Achille, lo uccide e poi lo sbrana. Credo sia utile ricordare che Kleist avesse problemi psichici importanti e nel 1811, si suicidò poco dopo aver ucciso la sua amica Henriette Vogel, consenziente. Nello spettacolo però, tutto è già avvenuto.

La regia di Renzo Martinelli fa rivivere a Penthy lo stesso dramma che si ripete continuamente nelle parole, nell’azione e nei suoni. L’eco di tutto, è in tutto. Il suono riveste una grande importanza: gli spettatori sono infatti dotati di una cuffia che grazie all’impiego dell’olofonia, amplifica la forza evocativa dei suoni.

Penthy Sur La Bande è uno spettacolo intenso, denso ed anche un po’ difficile.

La recitazione è bella, la regia avvolgente, ma eros, cannibalismo, orrido, necrofilia e morte nel loro girotondo di follia ossessiva e patologica,  finiscono, a mio avviso, con schiacciare e soffocare lo spettatore.

 

 

Teatro I , Via Gaudenzio Ferrari, 11 – 20123 Milano (MI)

02.8323156 , [email protected]

Penthy Sur La Bande

regia Renzo Martinelli

con Viola Graziosi

traduzione Silvia Accardi

revisione drammaturgica Francesca Garolla

luci Mattia De Pace

strumentazione sonora Alan Alpenfelt

nell’ambito del progetto Fabulamundi.

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