‘L’uomo dal fiore in bocca’… e non solo. Lavia e Pirandello in un dramma esistenziale

‘L’uomo dal fiore in bocca’… e non solo. Lavia e Pirandello in un dramma esistenziale
"L'uomo dal fiore in bocca". Fonte: Teatro Stabile Genova

Do subito un’avvertenza: questo spettacolo non è leggero, e non serve per spegnare il cervello un’ora e venti, anzi le parole dei due attori protagonisti sono dentro dialoghi da seguire con attenzione e su cui bisogna riflettere all’uscita dal teatro.

Gabriele Lavia in questa opera firmata da Luigi Pirandello interpreta, mischiando alla novella originale anche alcuni racconti dell’autore siciliano sul tema della donna, un uomo che, guardando i treni passare nella stazione di un paesino della Sicilia, improvvisa una conversazione con un “uomo pacifico” che ha perso il treno ed è in attesa di quello successivo. E la pièce, riassunta, sarebbe così: nessun colpo di scena particolare, nessun cambio di ambientazione, solo il dialogo fra i due che spazia fra vita e morte, rapporto con le rispettive mogli e con le donne in generale, e ogni tanto messo in pausa da una donna che passa fuori dalla stazione, donna in lontananza che sembra osservare i due personaggi, forse metafora della morte che l’essere umano si porta appresso come un’ombra da quando è nato, e come sia vicina a uno dei due.

Durante questo atto unico, vediamo anche come i personaggi sono pieni di sfaccettature, e anche quello che fra i due sembra il più sicuro si dimostra con delle paure, e il pacifico si dimostra con molta rabbia repressa ma senza il bisogno di sfogarla violentemente, giusto a parole per dire al mondo come si sente intrappolato fra moglie, figlie, amiche di queste e lavoro. Il tema della maschera tanto caro a Pirandello che fa capolino in queste scoperte.

È questo che Pirandello mostra, inscenato da Gabriele Lavia e Michele Demaria: l’incomunicabilità delle persone che si attaccano alla più piccola cosa, da una malattia a una sosta in stazione, per non pensare ai propri problemi, su tutti la morte imminente, un tema ricorrente in Pirandello quasi quanto quello della maschera.

Sugli attori, Lavia pur essendo professionale, è superato da Demaria che ruba la scena col suo uomo pacifico e quell’aria quasi comica, ma che si scopre un personaggio intelligente e curioso, che si accorge del suo essere succube delle donne della sua famiglia ma che allo stesso tempo non può fare a meno di loro. Nella prima parte è lui a calcare la scena e a farsi affezionare al pubblico. Già nella seconda Lavia, l’uomo della stazione, riesce a raggiungerlo creando un duo dinamico apprezzabile.

 

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