Tecniche non farmacologiche e robotica in pediatria

Tecniche non farmacologiche e robotica in pediatria
Fonte Policlinico di Sant’Orsola

Piaget fa notare che fin dai primi giorni di vita il bambino afferra per il piacere di afferrare, fa dondolare un oggetto per il piacere di farlo dondolare e ripete le sue condotte per il piacere di dominarle. Più avanti nel corso della vita il gioco acquisisce un significato simbolico: non è più solo occasione di divertimento, ma diventa uno strumento con cui il soggetto diventa capace di padroneggiare le ansie provocate dalla realtà. Con l’ entrata nella vita sociale, giocare con i compagni pone le fondamenta per l’apprendimento e per le funzioni relazionali.

Quando un bambino è malato ed è ricoverato, il gioco ha una valenza ancora più ampia perché diventa occasione di normalità e comunicazione. Giocare con gli altri, in questo particolare contesto, assume una funzione educativa in quanto il bambino nell’altro può incontrare un diverso punto di vista e ridefinire i termini del proprio stare al mondo; l’ ansia e l’ angoscia legate all’ ambiente e alla malattia, attraverso la condivisione dei vissuti con chi è nella stessa situazione, finiscono per ridursi gradualmente. Il learning by doing”, apprendere dall’esperienza, esprime una modalità di apprendimento tipica del gioco in quanto l’esperienza diretta è la base di ogni sviluppo di pensiero. Per Dewey questa è infatti la migliore strategia di conoscenza non tanto per memorizzare quanto per comprendere.

Il bambino che prova dolore è spaventato, se il dolore è cronico tutto il suo sviluppo neurologico ne risulta influenzato. Anche la paura del dolore compromette i circuiti della memoria tanto da determinare l’ assetto dello sviluppo futuro. Qualunque sia l’ origine del dolore e i suoi correlati psichici, nel soggetto si producono reazioni di difesa inconsapevoli con l’obiettivo di arginare l’esperienza complessiva di “total pain”.

Nao, il robot che fa superare la paura negli ospedali 

Accanto ai tanti presidi farmacologici, nel mondo pediatrico vengono impiegate le così dette tecniche-non farmacologiche, quali la distrazione, che mirano a ridurre le componenti psicologiche dell’esperienza di malattia, come paura, rabbia, tristezza e preoccupazione,  spostando l’ attenzione del piccolo paziente su qualcos’altro, un gioco o un compito, in modo da rinforzare nel soggetto i propri talenti e capacità così da controllare con più autonomia la propria reazione agli eventi.

Negli ospedali pediatrici il gioco è l’ambiente spazio-temporale ideale per lo sviluppo e la cura dei bambini: qui vengono messe in scena le narrazioni emergenti di paura, superano la solitudine e aumentano la percezione di sé.

Nei momenti  di crisi prendono vita i personaggi, le esperienze e i significati che sono fonte attuale di difficoltà, paura e sofferenza. Mentre si gioca si raccontanostorie anche spaventose ed è possibile trovare un senso, un cambio di prospettiva, gli elementi di speranza.

Il movimento collegato all’ atto del giocare fornisce un canale di espressione ulteriore. In questo scenario possiamo collocare Nao, amico discreto capace di essere in continuità con l’ operatore del gioco, nei più originali setting ludici. In occasione dei ricoveri, quando l’attività motoria dei pazienti subisce la maggiore riduzione, l’ umanoide con la sua dinamicità diventa un invito a muoversi. I bambini amano imitare i suoi movimenti, i balli, i suoni, prevedibili e armonici, in un confronto mai provocatorio. Per il fatto di essere umanoide e quindi di non appartenere nè al nucleo familiare nè allo staff, si riduce nei piccoli il timore di provocare, con le proprie affermazioni o con i propri movimenti, risposte o sentimenti negativi. La qualità dell’ espressione di Nao, che è stabile e ripetitiva, dà fondamento al bisogno di sicurezza del paziente proteggendolo da reazioni emozionali imprevedibili. Sono comuni, in reparto,momenti di gioco e di ballo condiviso, nonostante i limitati spazi di autonomia motoria. Attraverso il movimento i pazienti apprezzano i propri schemi senso-motori, sviluppano competenze di previsione e autocontrollo. John Ratey, professore clinico di psichiatria alla Harward Medical School, afferma che le esperienze di gioco mediate dal movimento contribuiscono alla ristrutturazione cognitiva ed affettiva dei pensieri e fanno emergere una nuova cornice esistenziale capace di integrare tutte le abilità umane.

I piccoli apprezzano Nao. Lui mobile e prevedibile, piccolo e generoso, con lo sguardo che si accende di rosa, rimane stabile su una sola gamba, accenna un passo zen  e contento ringrazia.

Dorella Scarponi 

Raffaele Buccolo

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