Robot e società, riflessioni sul futuro

Robot e società, riflessioni sul futuro

Alleati o nemici? In che modo possiamo immaginare la robotica del futuro? Sono molteplici gli immaginari creati attorno ai robot del futuro, al loro impiego, ai loro scopi e alle loro funzioni. Possiamo seguire la saga Terminator ed immaginare macchine potenti dagli occhi rossi il cui unico obiettivo è distruggere la razza umana o possiamo anche seguire “L’ Uomo Bicentario” e quindi pensare ad un futuro in cui robot e uomini vivranno insieme fino a condividere le emozioni più nascoste? Per ora possiamo solo sognare e dirigere la nostra fantasia verso ciò che ci piacerebbe vedere domani.

Attualmente abbiamo a disposizione tanti tipi di robotica futuristica e, fortunatamente, tutti a servizio dell’ uomo. Il dibattico etico sulla robotica ha temi ancora inesplorati.

“Il robot può pensare da solo, ha una propria coscienza?”

Il machine learning, nonchè l’automatizzazione dei processi decisionali di  un robot, stanno prendendo piede molto  velocemente: il robot può risolvere problemi, ad oggi esclusivamente nei limiti posti nel suo software.

Ancora…“ Sarà necessaria una giurisprudenza per il mantenimento della pace tra uomo e macchina?

E’ utile un’ interazione tra un bambino e un robot? In cosa si differenzia da una relazione uomo-uomo?

Uomo macchina è una relazione possibile, spesso valida. Quando il robot è un umanoide la situazione non è giudicante, lui non esce dagli schemi, è prevedibile. L’ umanoide di tipologia NAO, per esempio, è dotato di una conformazione fisica simile a quella di un bambino, con un’ altezza di 80 cm. e un peso di 6 kg ( Vedi Porteresti un robot a casa con te? Rubrica Generazione Nao in 2duerighe).

Il limite dell’ uso di questi robot è il “credere” che si possano sostituire all’interazione uomo-uomo altrimenti si può cadere in un’ isolamento da parte del bambino. Nel 2019 il politecnico di Milano ha avviato un corso di Etica della tecnologia, la roboetica che si occupa del rapporto tra uomo e  macchina. Proviamo ad immaginare circa alcune domande alle quali la biorobotica dovrà rispondere:   E’ giusto che si costruiscono robot che replicano alla perfezione un essere umano?

Che tipo di rapporti si possono avere?

L’educazione scolastica potrà essere gestita da robot?.

Il tribunale più imparziale avrà a capo un giudice robot?

Queste domande apparentemente strampalate saranno regolate dall’evoluzione culturale degli umani e dal livello di coscienza che la ricerca sarà capace di sviluppare nella testa di una macchina.

Tra i robot umanoidi celebre è il caso di Sophia, androide sviluppato da Hanson Robotics Limited con sede a Hong Kong e attivata per la prima volta il 19 aprile del 2015. In grado di riprodurre 62 espressioni facciali umane Sophia è stata al centro mediatico mondiale per essere stata il primo robot ad ottenere una cittadinanza, quella saudita. Ha partecipato ad innumerevoli conferenze mondiali ed ha tenuto lezioni sul clima, divenendo simbolo dell’ avanguardia e della tecnologia creata dall’uomo.

In campo medico, in sala operatoria in particolare, sempre più interventi vengono automatizzati. Tra i robot più avanzati i bracci “ Da Vinci”, automatizzati, sono notevolmente diffusi in Italia. Sino ad ora la robotica chirurgica necessita della programmazione per mano dell’ uomo.

In futuro chi avrà il controllo su chi?

La robotica che partecipa alla cura delle malattie pediatriche come l’autismo e le cronicità organiche conta, oltre che sul nostro caro Nao,  su altri umanoidi come ICub e Pepper. In Italia sono attive diverse sperimentazioni (vedi articolo Nao in Italia, Rubrica Generazione Nao) nate con lo scopo di validare queste tecnologie all’ interno dell’ equipe medica.

Si può stabilire un contatto con un robot?

“Numerosi studi hanno dimostrato che gli umani sono disposti a provare emozioni nei confronti di tutto ciò che si muove” racconta sul New Yorker Patricia Marx, docente e scrittrice a Princeton, continua “ Di conseguenza non mi sorprende di essere accorsa a liberare il mio roomba quando si è incastrato sotto il divano”. In un altro studio condotto in Germania, si è visto come il cervello di 40 soggetti che hanno partecipato ad un test (studiato con la risonanza magnetica), reagiva negativamente quando veniva mostrato un video dove un umano maltrattava Pleo, un robot giocattolo a forma di dinosauro. Lo stesso Pleo robot si è trovato protagonista di un esperimento guidato da Kate Darling, Mit University, in cui si chiedeva ai partecipanti di torturarlo: molti di loro si sono completamente rifiutati. Come ci spiega la dottoressa Dorella Scarponi, di fronte ad un umanoide il soggetto, soprattutto in età compresa tra 6 e 10 anni, sviluppa processi di identificazione e tende a proiettare in esso le caratteristiche tipiche degli umani. Il richiamo antropomorfo fa nascere sentimenti -di affetto, di collaborazione, di paura, di evitamento- come il foglio bianco funge da spazio proiettivo nei setting di valutazione. Nao è allo stesso tempo fornito di piccoli spazi di autonomia prevista dai propri sensori: si muove girando la testa, orientando lo sguardo luminoso, pronunciando parole in risposta al contatto. Tutto ciò conferma un invito comunicativo gentile, che non è mai aggressivo. L’atteggiamento complessivo risulta accettabile e poco pericoloso.

– Stando così le cose, possiamo provare sentimenti di affetto verso un robot?

In un’ interazione il self è il prodotto di una scena rappresentata, non è qualcosa di fisso e già determinato, ma un effetto drammaturgico che emerge da una scena condivisa. La vita sociale è il luogo dove gli esseri umani sono impegnati a presentarsi e dare impressioni positive di sé. Questo dice Goffamn circa le interazioni sociali, il grande palcoscenico dove ciò che conta è il prodotto dell’interazione.

Mi verrebbe da dire, quindi, che l’interlocutore umanoide potrebbe essere parte di un buon prodotto relazionale.

Come sempre ciò dipenderà dall’impronta che l’uomo riuscirà a dare alla robotica  e dal ciò che ci prefiggiamo di ottenere.

Dorella Scarponi
Raffaele Buccolo

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