Confindustria dice no al reverse charge sull’Iva delle forniture alimentari

Confindustria dice no al reverse charge sull’Iva delle forniture alimentari

hires_4Confindustria contro il meccanismo del reverse charge. Presentata alla Commissione europea una denuncia contro la novità del versamento dell’Iva relativa alle forniture nei confronti di supermercati, ipermercati e discount alimentari. Una scesa in campo alla quale il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, risponde temporeggiando: “Le misure che fanno parte della Legge di Stabilità sono state approvate tutte dalla Commissione, staremo a vedere”.

La misura, introdotta con la Legge di Stabilità 2015, è ancora solamente sulla carta, sebbene sia già al vaglio degli organi comunitari per l’eventuale autorizzazione. “Le imprese italiane sono molto preoccupate perché se la misura venisse autorizzata produrrebbe pesanti conseguenze finanziarie per tutti i fornitori della grande distribuzione organizzata, considerata la mole di crediti Iva che matureranno”, si legge in una nota di Confindustria. Per gli imprenditori consentire l’applicazione del meccanismo del reverse charge alla grande distribuzione potrebbe avere “effetti devastanti sulla liquidità delle imprese e sui piani di investimento futuri”.

Da un punto di vista tecnico, con il sistema di reverse charge (Inversione contabile) le imprese che cedono beni o servizi non incassano l’Iva (come normalmente avviene), ma quest’ultima viene versata allo Stato direttamente dall’acquirente. La ratio è quella di evitare che chi fornisce un bene o un servizio incassi dal cliente finale l’importo del suo prodotto o servizio comprensivo di Iva, non versando però la somma dovuta allo Stato e ottenendo così un guadagno indebito.

Il problema, però, è che con l’inversione contabile l’Iva viene versata allo Stato direttamente dall’acquirente, il quale deve quindi chiedere il rimborso in forma di credito d’imposta, con i relativi tempi d’attesa e la scarsità di liquidità. Motivi, questi ultimi, che hanno determinato la netta presa di posizione di Confindustria, secondo cui l’Italia “è nota per i tempi lunghi con cui effettua i rimborsi dei crediti Iva – tanto da essere oggetto di una apposita procedura di infrazione – e il meccanismo di inversione contabile rischia di acuire i ritardi nell’erogazione dei rimborsi, a scapito dell’effettiva neutralità del funzionamento dell’imposta sul valore aggiunto, con effetti devastanti sulla liquidità delle imprese e sui loro piani di investimento futuri”.

In ogni caso, “il contrasto a ogni tipo di evasione fiscale deve essere perseguito con fermezza: l’evasione mina alla radice la corretta competizione tra imprese, con effetti deleteri sia per il bilancio del nostro Stato sia, con riferimento all’Iva, per quello comunitario. Tuttavia, l’introduzione di fattispecie di reverse charge ulteriori rispetto alle ipotesi elencate dalla direttiva Iva deve essere valutata con estrema cautela e può essere consentita – come prevede la normativa comunitaria – solo in presenza di rischi di frode ampiamente documentati. Non è questo il caso delle forniture alla Grande Distribuzione Organizzata”.

“Con la denuncia preventiva presentata oggi – conclude la nota – Confindustria vuole suonare un campanello d’allarme e segnalare alla Commissione europea le forti preoccupazioni delle imprese per le conseguenze che la misura potrebbe provocare sul sistema produttivo”.

Giuseppe Ferrara
11 marzo 2015

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