Plastic tax: la Legge di Bilancio 2022 rinvia l’entrata in vigore al 2023
Speciale Fisco e Tasse
18 Gennaio 2022

Plastic tax: la Legge di Bilancio 2022 rinvia l’entrata in vigore al 2023

di Renata Bernardo

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L’imposta conosciuta come Plastic Tax, pensata per essere in linea con le ambiziose proposte del Green Deal europeo in tema di economia circolare, era già stata introdotta con la legge di Bilancio del 2020 che ne aveva previsto l’entrata in vigore a partire dal primo gennaio 2021. A causa della pandemia, l’entrata in vigore era stata prorogata prima a luglio 2021 e, successivamente, al primo gennaio del 2022. 

Con il comunicato stampa n.44 del 28 ottobre 2021, il Consiglio dei Ministri ha reso noto l’ulteriore rinvio dell’entrata in vigore della plastic tax al primo gennaio del 2023. 

Il ritardo da parte del nostro ordinamento giuridico, che si manifesta nei numerosi rinvii dell’entrata in vigore dell’imposta, trova giustificazione, da un lato, nella complessità tecnica dell’imposta e, dall’altro, nell’impreparazione da parte del mondo dell’impresa ad accogliere la plastic tax

Caratteristiche tecniche

La Plastic Tax configura (o meglio, configurerebbe) come un’imposta indiretta di consumo che colpisce i manufatti in plastica con singolo impiego, denominati «MACSI», che, ai sensi dell’art.634 della legge di bilancio 2020: «hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari, anche in forma di fogli, pellicole o strisce, sono realizzati con l’impiego, anche parziale, di materie plastiche costituite da polimeri organici di origine sintetica e non sono ideati, progettati o immessi sul mercato per compiere più trasferimenti durante il loro ciclo di vita o per essere riutilizzati per lo stesso scopo per il quale sono stati ideati».

Sono esclusi dall’applicazione dell’imposta quei MACSI che risultino compostabili, i dispositivi medici  e i manufatti in plastica adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali.  

L’imposta graverà sull’impresa produttrice, l’importatore e l’acquirente finale ed è fissata nella misura di 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica vergine contenuta nei manufatti.

Sono previste importanti sanzioni per i soggetti che si sottraggono al pagamento dell’imposta; invece, per le imprese produttrici che avviano un processo di adeguamento tecnologico è previsto un credito di imposta pari al 10% delle spese sostenute.

La legge di bilancio 2021, rispetto al primo disegno di legge, ha apportato alcuni cambiamenti.

In primis, sono state abbassate le soglie di sanzione che ora andrebbero dal doppio al quintuplo dell’imposta evasa – piuttosto che dal doppio al decuplo –  che non sia inferiore comunque a 250 euro -invece che di 300 euro-  . In caso di ritardo dell’adempimento, la sanzione applicabile è pari al 25%, non inferiore a 150 euro, mentre l’art.650 della legge di bilancio 2020 disponeva l’applicazione di una sanzione amministrativa pari al 30% dell’imposta dovuta, non inferiore a 250 euro.

Inoltre, è stata annoverata al gruppo dei semilavorati la categoria delle preforme tra i presupposti oggettivi di imposta; tuttavia a mancare è stata una definizione ufficiale del legislatore di “preforme”. 

Considerazioni

In merito all’intervento del legislatore con la legge di bilancio 2021, se da un lato da molti è stata giudicata  positivamente la riduzione delle sanzioni previste, dall’altro, la mancanza della definizione del concetto di preforme risulta essere pregiudizievole per tutta una serie di prodotti per i quali non si ha  certezza che concorrano a formare presupposto oggettivo.

Ma la questione più rilevante è da intendersi in termini di disparità di trattamento circa le pretese impositive per tutte quelle imprese che, per innumerevoli ragioni, sono “obbligate” all’impiego della plastica monouso e non possono usare alternativamente materiali compostabili. Si pensi, ad esempio, al settore agroalimentare e al settore della cosmetica che, per la natura delle materie prime necessarie alla produzione, esigono l’impiego di plastica per il loro contenimento ottimale.

Il problema del rinvio della plastic tax, comunque, si pone inevitabilmente all’interno di un più ampio dibattito tra il mondo dell’impresa, che chiede un procedimento di transizione graduale ed una filiera improntata efficientemente sulla produzione e sulla commercializzazione di plastica riciclata, e le associazioni ambientalistiche che danno rilievo all’urgenza della situazione e richiedono immediati provvedimenti.

Da tempo, l’Unione Europea promuove interventi a tutto tondo mediante direttive per cercare di contingentare gli effetti del cambiamento climatico e promuovere modelli economici sostenibili, ma le difficoltà applicative delle direttive europee emanate sono concrete e senz’altro evidenti per gli Stati membri.

E’ sicuramente di primaria importanza allineare la leva fiscale ai nuovi obiettivi di green economy ma, come molti professionisti di settore sostengono in tema di plastic tax, emerge senz’altro l’evidenza di incertezze circa l’identificazione dei presupposti che generano imposizione. Dunque, si auspica un intervento del legislatore che chiarisca questi aspetti strutturali tecnici nei mesi che ci separano dall’entrata in vigore prevista per il 2023.