“Nella musica di ribellione il messaggio è tutto” Intervista a Etta
Artista emergente nel mondo del nu-punk, Etta, dopo le esperienze di X-Factor e Area Sanremo, ci racconta in questa lunga chiacchierata come è arrivata alla pubblicazione del suo nuovo album in studio. Dalla hit Amadeus al Concertone del Primo Maggio, l’obiettivo principale della sua musica rimane quello di veicolare un messaggio di ribellione per svegliarci dal mondo ovattato in cui viviamo.
Ciao Etta, Scemi e contenti, tuo primo album in studio, è in tour. Parlaci di come è nato.
Scemi e contenti è nato con la consapevolezza di voler portare una provocazione agli occhi di tutti, perché siamo abituati spesso a sentire il finale delle fiabe e vissero per sempre felici e contenti, purtroppo, io credo che al momento non possiamo vivere una realtà felice e contenta ma, appunto, siamo scemi e contenti proprio perché ci illudiamo che questa realtà sia positiva ma alla fine siamo semplicemente ovattati nel nostro mondo. Fingiamo di non guardare, di non vedere le cose che ci capitano intorno, penso alle guerre di quest’ultimo periodo e noi, dopotutto, continuiamo a vivere la nostra vita semplicemente illudendoci che ciò non ci appartenga. Ho voluto portare alla luce questa nostra inconsapevolezza e la nostra voglia di non voler pensare a tutto quello che ci circonda per “vivere meglio”. Che poi, alla fine non è una vera vita, noi non siamo felici, cerchiamo solo di fingere di esserlo per non rimboccarci le maniche e fare qualcosa per cambiarlo davvero questo mondo.
Il tuo percorso sembra iniziare a delinearsi e dopo numerosi singoli è nato il concept album, senti anche tu, con Scemi e contenti, di aver trovato un tuo spazio nel panorama musicale italiano?
Io credo non solo di aver trovato uno spazio nel panorama musicale italiano ma sono riuscita a crearlo ad hoc. C’era un grande vuoto, dovuto al fatto che la figura della donna nella musica è spesso stereotipata, io sono andata invece a ricoprire un ruolo completamente scoperto non solo dalle donne ma anche dagli uomini. La musica di cui sto parlando è la musica di ribellione che guarda al metal, al rock ma anche al pop. Nel panorama internazionale si chiama baddiecore e in Italia ancora non ha trovato il suo sviluppo. Abbiamo un po’ di tendenze punk, un po’ il punk americano, però non c’è nulla come quello che stiamo portando noi e ne sono super contenta perché questo può essere o una cosa positivissima o una cosa negativissima.

Ci piace accostare il tuo stile a un nuovo modo di fare rock che in Italia non c’è. La tua musica è intrisa di messaggi per la lotta contro gli stereotipi, penso ad esempio a Pornostar, quanto è importante per te il messaggio che mandi?
Il messaggio è tutto, almeno per me, considera che ho iniziato a fare musica da parecchio tempo, però ho capito perché stavo facendo musica quando ho iniziato a fare rock, ho capito che dovevo fare musica per gli altri non per me stessa. Che senso ha fare musica per gli altri se non lasci un qualcosa, un messaggio. Io credo che le idee davvero possano cambiare il mondo e che, comunque, rimarranno. Quello che fai per te stesso o per i tuoi scopi personali, alla fine lascia il tempo che trova.
Sempre più adolescenti ascoltano rap e trap mentre il punk e il rock, almeno per quanto riguarda una certa fascia d’età, rimangono un po’ ai margini. Credi che in qualche modo questi due mondi possano comunicare?
Secondo me tutti i mondi musicali possono comunicare, dipende sempre da cosa queste canzoni vogliano comunicare. Pensiamo alla nascita del rap e della trap, nascono sempre per denunciare determinati aspetti della vita, della società e quindi molto in linea con il rock, di cui ci sono tanti generi o comunque tante sfumature che nascono proprio dalla contaminazione con il rap. Pensiamo al nu metal, tante band rappano sui loro pezzi come i Rage against the Machine, per me non esiste un rapper più forte di Zach de la Rocha. La musica confluisce sempre nella musica, il problema forse può risiedere negli ascoltatori che a volte si fanno guidare dalla moda del momento. Ciò che infatti mi rende spesso contenta è quando le persone scelgono di ascoltare e approcciarsi per la prima volta a un nuovo genere. Sono le persone che si fanno più domande e io parlo a loro comunque, parlo a chi continua a farsi domande. Se volete ascoltare la mia musica solo per ballarci la sera in discoteca questo non ha senso.
Quando non sei impegnata nella scrittura cosa ti piace ascoltare? Qual è, in un certo senso il tuo bagaglio musicale?
Considera che ascolto davvero di tutto. Il rock a dire il vero ho iniziato ad ascoltarlo quando ho iniziato a fare rock. La mia conoscenza di questo genere si è ampliata negli ultimi anni, probabilmente prima sapevo più canzoni di Laura Pausini, ed è ok lo stesso. Sono molto fan delle popstar internazionali, io sono una grande fan di Ariana Grande, Beyoncè, Lady Gaga, Doja Cat, mi hanno sempre affascinato tantissimo. Mi piace la loro cura dei particolari, i piccoli dettagli, dalla scenografia dei concerti a ciò che indossano. Poi alle volte posso mettermi ad ascoltare reggae, altre volte jazz. Molto dipende anche dal mio stato d’animo, tu sai che alcune volte hai bisogno magari di qualcosa di rilassante, altre volte invece hai bisogno di qualcosa di un po’ più energico e allora mi sparo Eminem. Il bello è questo, anche nella musica, non porsi dei limiti, non fissarsi sugli stereotipi. Dobbiamo essere sempre liberi e liberare ogni nostra idea e ogni nostra voglia.
Al Concertone del Primo Maggio hai portato sul palco del Circo Massimo Game Over e in un’intervista successiva hai descritto la musica di oggi “ovattata”, cosa intendi? Quali sono gli artisti della tua generazione a cui guardi con ammirazione?
La musica, soprattutto in Italia, è purtroppo ovattata. Da noi la musica viene sempre censurata in qualche modo, si cerca di far passare la sonorità e non il messaggio di un brano e questa è una cosa che mi distrugge. Abbiamo l’esempio di Ghali e Dargen D’amico a Sanremo e di tanti altri artisti che purtroppo sono censurati. Tu adesso mi hai nominato il Primo Maggio, ma quanti artisti quel giorno hanno portato un messaggio sul palco, un palco che di per sé dovrebbe effettivamente essere permeato di un messaggio di speranza? Io ho visto pochi artisti, Morgan, Cosmo, tutti gli altri hanno portato lì soltanto il loro personaggio. Non è questo lo scopo finale della musica perché la musica come tutte le arti deve portare un messaggio deve arrivare agli altri. Non solo perché è bella ma perché ha senso. Questo intendo quando dico che la musica di oggi è ovattata. È colpa anche del mercato discografico che cerca di spremere spremere spremere per poi buttare via l’artista, alcuni colleghi non li critico, anzi, li capisco. Io adesso sono indipendente fortunatamente e posso permettermi di criticare questo mondo, altri sono bloccati da contratti più grandi di loro. Ci sono ancora davvero tante barriere nel mondo della musica.
Per quanto riguarda i cantanti che ammiro, io mi sento molto vicina al mondo della musica internazionale, ad esempio sono super felice che Bambie dell’Irlanda sia arrivata sesta a quest’ultima edizione dell’Eurovision. È stato bello vedere un gruppo metal in un contest di quel calibro che spesso non contempla questo genere musicale. Sono una grande fan di Poppy, artista che consiglio a tutti di ascoltare, mi piacciono molto i Wargasm, le Nova Twins che trovo fortissime e poi, anche se non della mia generazione ma è comunque un’artista a cui mi ispiro moltissimo, Skindred che mescola reggae e metal. Se penso al mondo italiano, di certo c’è IN6N che ho il piacere di avere con me nel mio ultimo disco, ma tanti altri come Ditonellapiaga o Big Mama.

L’album è ricco di feat, a noi è piaciuta molto Chi beve, chi beve con Edoardo Bennato. Oltre alle origini campane abbiamo infatti visto altre assonanze. Com’è stato lavorare con lui?
È stato importante perché mi sono sentita forte della sua presenza, non solo per quella ridondanza di cui parli ma proprio forte a livello morale perché lui è la storia del rock, lui è quello che ha portato di Napoli non solo la storia ma appunto il rock, perché spesso Napoli è accostata molto al neomelodico oppure al pop e all’urban, penso a Geolier; Edoardo è la storia di Napoli, è, come ti dicevo prima, la storia del rock. Io mi sono sentita molto grata di questa collaborazione e questo ha fatto venire fuori anche una mia parte napoletana che era un po’ sopita, nonostante io sia molto legata alle tradizioni della nostra terra. Questa è stata l’occasione perfetta per far venir fuori ancora di più le mie origini.
Il tuo messaggio è chiaro, denunci le ingiustizie sociali e i drammi della nostra quotidianità, chiedi e credi in un cambiamento, chi ti ascolta di più appartiene alla Gen. Z, dì loro qualcosa.
Mi auguro che le persone si inizino a fare più domande, a pensare di più perché tante volte la voglia di essere tranquilli nel proprio posto di lavoro, nella propria casa, con le proprie cose, senza mettersi nei panni degli altri ci fa vivere in questa realtà ovattata. Mi raccomando, pensate sempre e siate sempre la parte migliore di voi stessi, solo così potremo quantomeno lottare per la felicità, perché quando iniziamo a tacere i nostri sogni, i nostri dubbi, le nostre esigenze, purtroppo, iniziamo ad essere infelici e la vita è una, dobbiamo viverla a pieno, essere completamente felici e cercare di cambiare il mondo insieme. Una voce non fa la differenza ma 100.000 voci, secondo me, la possono fare.




