La nostra intervista a Lee Kwang-Kuk all’Asian Film Festival 2026
La ventitreesima edizione dell’Asian Film Festival presso il Cinema Farnese ha rappresentato per noi un’immensa occasione. Quella di intervistare Lee Kwang-Kuk, regista della scena indipendente sudcoreana giunto a Roma per promuovere il suo lungometraggio “Beautiful Dreamer”, incentrato sul delicatissimo tema del suicidio.
Siamo con Lee Kwang-Kuk, regista sudcoreano. Come si presenterebbe a chi non conosce né lei né il suo cinema?
Più che parlare di me preferirei parlare del cinema. Questo film parla dei parenti di quelle persone che hanno commesso suicidio. Spero che gli spettatori che guarderanno questo film riflettano su questo tema, e che allo stesso tempo si guardino intorno, e dedichino un pensiero a quelle famiglie che hanno subito questo tipo di perdita.
Sappiamo che il suo film parla di lutto. Cosa l’ha spinta a voler raccontare un’emozione così profonda e al tempo stesso così difficile da esprimere a parole?
In Corea il lutto è una cosa frequente, in quanto vi è un tasso di suicidi molto alto. Volevo rappresentare questo tipo di evento. Ho condotto numerose interviste a famiglie di persone che si sono tolte la vita. Questo procedimento ha portato alla realizzazione del film.
Cosa ne pensa del successo che stanno riscuotendo i cineasti sudcoreani, anche presso il pubblico occidentale che fino a poco tempo fa ignoravano questo tipo di cinema, facendo nomi come Park Chan-Wook o Bong Joon-Ho?
Sono molto contento che i registi come quelli che ha citato prima, e più in generale il cinema coreano stiano riscuotendo questo successo. Credo che questo sia dovuto al carattere particolare della cultura coreana. Vi sono anche numerosi autori del passato che dovrebbero essere riscoperti e considerati.
Concludiamo con un’ultima domanda. Con quale spirito ci suggerisce di approcciarsi al suo film, anche in quanto occidentali, e dunque spettatori non abituati a questo tipo di cinema e di linguaggio?
Le differenze culturali sicuramente ci sono. Tuttavia invito a vedere il film in modo oggettivo, e ad approcciarsi al tema come ad un qualcosa riguardante tutto il mondo. Spero soprattutto di portare attenzione sul dolore delle famiglie colpite da questo tipo di lutto.




