Eternit: storia, processi e decessi (parte 1)

Eternit: storia, processi e decessi (parte 1)
Ex fabbrica Eternit (FOTO: Artribune)

Considerato oggi come piaga ambientale e fattore d’allarme medico-sanitario, l’Eternit è un materiale altamente carcerogeno che ha mietuto centinaia di vittime da Torino a Bagnoli, da Casale Monferrato a Bari, fino a Siracusa. L’Eternit, brevettato come cemento-amianto, deriva il suo nome dall’elevata resistenza che lo caratterizza, da cui scaturiscono anche le grandi difficoltà per lo smaltimento.

Capacità chimiche e usi dell’amianto

Sono tre le principali caratteristiche, che hanno portato l’eternit alla sua smisurata diffusione: ottima resistenza alla trazione e alla corrosione da acidi e agenti chimici in generale; elevata resistenza al fuoco; isolamento termico e elettrico. La versatilità dell’amianto, unita a un basso costo della sua lavorazione, ha giocato un ruolo chiave nell’utilizzo di questo materiale, sfruttato per la fabbricazione di oltre 3000 prodotti destinati ai campi dell’edilizia, dei trasporti e dell’industria.

Nel settore edile, è stato utilizzato per le coperture di edifici industriali, tubazioni, serbatoi, guarnizioni, pareti, strutture composite per tramezzi e controsoffitti e per la produzione di pannelli. Per quanto riguarda i trasporti, l’amianto è stato impiegato nelle frizioni e nei freni, sia degli autoveicoli che dei treni (inclusa la coibentazione). Nell’industria è stato destinato alla produzione di imballaggi, carta e cartone, pavimenti e tessuti ignifughi per l’arredamento di teatri e cinema. L’amianto ha conosciuto largo uso anche nel tessile e nella cosmetica: coperte, grembiuli, giacche, pantaloni, guanti, stivali, ciprie, fondotinta, talchi speciali per bambini, solette per scarpe, assorbenti igienici interni e filtri – anche per sigarette – sono stati spesso prodotti ricorrendo all’Eternit, come rilevato dal Dipartimento di Chimica dell’Università Sapienza di Roma.

Eternit, amiantifere e fabbriche italiane

In Italia i prodotti e i manufatti di amianto, hanno conosciuto un’epoca aurea tra il 1960 e il 1990. tuttavia, già nel 1983, una direttiva CEE vietava l’applicazione dell’amianto in edilizia ma solo dal 1992 fu vietata la produzione e il commercio di manufatti contenenti amianto, con la conseguente cessazione di tutte le attività di estrazione, importazione ed utilizzo. Fino agli anni ’70 i tubi in Eternit erano inoltre largamente impiegati per la costruzione degli acquedotti. Risale invece ai primi anni ’30 l’introduzione delle lastre ondulate, spesso usate per la copertura di tetti e capannoni.

Eternit, luoghi e vicende in Italia

Il primo caso da esaminare è la Cava di Balangero (Piemonte), la più grande amiantifera d’Europa. Le attività di estrazione iniziarono intorno al 1918 per concludersi nel 1990. Adesso la struttura è chiusa per procedere con la bonifica e la messa in sicurezza dell’area, a opera della R.S.A. s.r.l., la fine lavori è prevista per il 2020. Nell’area degli stabilimenti sono stati realizzati un deposito autorizzato per rifiuti pericolosi e un impianto di lavaggio e di bonifica del materiale ferroso contaminato, che sarà destinato successivamente a fusione. Produceva 10mila tonnellate all’anno di materiale lavorato, sei milioni di metri cubi di prodotti di scarto e rifiuti tossici. Le vittime sarebbero oltre 2mila, stronacate dal mesotelioma pleurico. Nonostante l’alto numero di decessi, il percorso della gustizia ha tirato bruscamente il freno a mano, quando è stato rinviato al 27 ottobre 2016 il processo “Eternit Bis”, stabilito inizialmente per il 12 maggio 2015. Lo scorso 21 luglio, la Corte Costituzionale ha espresso titubanze sulla legittimità a procedere contro il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, a causa del principio giuridico del “ne bis in idem”, per il quale nessuno può essere processato due volte per lo stesso reato. Il processo “Eternit Bis”, comunque, è stato riaperto ma subito rinviato al 4 novembre prossimo poiché, come già annunciato nei giorni precedenti, la difesa ha sostenuto, nell’aula del Palazzo di Giustizia di Torino, che non si dovrà andare avanti. Su Stephan Schmidheiny pende l’accusa di omicidio doloso di 258 persone ma il numero dei decessi potrebbe, purtroppo, aumentare di altre 94 morti, secondo le ricostruzioni del procuratore Raffaele Guariniello. Schmidheiny era stato condannato dalla Corte d’Appello di Torino il 3 giugno 2013 per disastro ambientale doloso a causa delle polveri d’amianto esalate dalle fabbriche di Cavagnolo, Casale Monferrato, Rubiera in Emilia e Bagnoli in Campania, come meglio precisato qui e qui.

In seconda istanza troviamo la Fibronit, a Bari: il 28 luglio 2016 ha ceduto la proprietà dei suoli inquinati al Comune di Bari. Il progetto, voluto dall’Associazione Esposti all’Amianto (AEA) e dal comitato cittadino “Fibronit”, prevede di riqualificare l’area a zona verde, il “Parco della Rinascita”. Per l’occasione, il sindaco Antonio Decaro ha ricordato la morte di 400 persone, causata da mesotelioma pleurico. I lavori, cominciati lo scorso settembre, prevedono un costo complessivo di 14 milioni di euro e una durata di 2 anni e mezzo.

Il terzo caso in esame riguarda l’Eternit Siciliana, Siracusa: dal 1920 anch’essa di proprietà della famiglia Schmidheiny. La bonifica del 2006 è costata 19 milioni di euro ma l’area è tutt’ora posta sotto sequestro.

Eternit, un killer subdolo

La commercializzazione di Eternit, contente cemento-amianto si è conclusa tra il 1992 e il 1994 ma prosegue in molti altri Paesi del mondo, uno su tutti il Brasile. Eternit e Fibronit hanno continuato a produrre questi manufatti fino al 1986, con drammatiche conseguenze per la salute di operai e concittadini. La polvere di amianto, prodotta sia indirettamente dall’usura dei tetti sia direttamente per essere usata come materiale di fondo per i selciati, provoca gravissime malattie a polmoni e vie respiratorie come l’asbestosi e il mesotelioma pleurico. Il periodo d’incubazione della malattia può arrivare a circa 30 anni, quindi tutti coloro che vivevano o lavoravano nei pressi delle fabbriche dove venivano prodotti manufatti e strumenti in amianto negli anni ’80, sono tutt’ora in pericolo di vita.


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Eternit, discariche precarie: il ritardo nello smaltimento e nella bonifica (parte 3)
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