Eternit, udienza del 4 novembre: 258 morti per omicidio colposo? (parte 4)

Eternit, udienza del 4 novembre: 258 morti per omicidio colposo? (parte 4)
(fonte immagine: ANSA / RICCARDO ANTIMIANI)

Nei precedenti articoli riguardanti l’Eternit, abbiamo fatto luce su alcune delle principali problematiche che ad esso si accompagnano, trattando dei processi ancora irrisolti, delle malattie e delle morti provocate dall’amianto e delle difficoltà di smaltimento e bonifica di tale materiale. Tutte questioni purtroppo ancora aperte, che stentano a giungere ad una risoluzione, continuamente procrastinata. Ciò che invece si ostina a cambiare, crescendo vertiginosamente, è il numero di malati e di conseguenza il numero dei morti. Numeri questi, che non rimangono fini a se stessi, ma al contrario provocano gravi mancanze: sempre più famiglie spezzate e abbandonate nel loro sconforto. È una ferita che le istituzioni e la magistratura si ostinano a lasciare aperta, di tanto in tanto affondandovi anche la lama incandescente dell’ingiustizia. Mi riferisco al continuo rinvio e aggiornamenti dell’udienza preliminare, che vede sempre Stephan Schmidheny, come unico protagonista.

Eternit, dinamiche dell’ultima udienza

Il 4 novembre, appena trascorso, è stata aperta al Palazzo di Giustizia di Torino l’udienza “Eternt Bis” che, come abbiamo già accennato nei precedenti articoli, deve raggiungere una sentenza definitiva nei riguardi di Stephan Schmidheny, sul quale pende l’accusa di omicidio volontario di 258 persone. Decessi provocati dalle tonnellate di polveri e di scarti tossici, prodotti dalle sue aziende Eternit. La difesa dell’imputato, gli avvocati Guido Carlo Alleva e Astolfo Di Amato, lo scorso venerdì, ha chiesto la derubricazione del capo di imputazione da omicidio volontario a omicidio colposo. I legali difensori del magnate svizzero hanno introdotto il concetto di “volizione”, ovvero la profonda consapevolezza dell’imputato che la sua condotta sarebbe stata la causa di migliaia di decessi. Ecco: secondo la difesa, questa consapevolezza – volizione – non sarebbe presente del caso di Schmidheny. Le prossime date del 17 o 18 novembre per l’udienza preliminare sono state annullate e procrastinate al 29. Se il gup, Federica Bompieri, dovesse accogliere la richiesta della difesa, e modificare la natura del capo di accusa da omicio volontario a omicidio colposo, si rischierebbe che molte morti cadano in prescrizione e non ottengano la giustizia che meritano. Ad aggiungersi al principio costituzionale del “ne bis in idem”, che prevederebbe l’improcedibilità nei riguardi dell’imputato, la difesa del magnate svizzero solleva, quindi, anche quella della derubricazione del capo di accusa.

Segnali che rincuorano

Lo scorso febbraio, l’Università di Yale ha iniziato a discutere in merito alla revoca della laurea honoris causa conferita a Stephan Schmidheny, nel 1996, per il suo impegno nella crescita economica sostenibile e per i meriti personali nell’impegno profuso per l’ambiente. La discussione è iniziata con la presentazione dell’avvocato Chris Meisenkoten, che ha letto la lettera dei 35 sindacati della zona di Casale Monferrato, i quali riechiedevano la revoca della laurea, in nome di tutti coloro che avevano perso la vita, lavorando o vivendo nelle prossimità delle industrie Eternit, di tutti coloro che soffrivano e soffrono nel combattere il mesotelioma pleurico, in nome delle battaglie mosse da cittadini e sindacati per una sentenza giusta e definitiva, che ancora stenta a realizzarsi, in nome dei gravi danni ambientali procurati dalle fabbriche Eternit. La discussione si è incentrata sia sul fatto che nessuna laurea ad honorem è stata mai ritirata finora, sia sul fatto che una procedura per tale evenienza deve essere comunque creata. La proposta del professor Thomas Pogge è stata quella di vedere se si possa organizzare una commissione che verifichi le condizioni in cui era stata conferita la laurea e vedere in quale modo si possa procedere per la revoca, alla luce dei fatti, oggi noti. Il fatto importante è che dopo 30 anni di tragedie umane, questa storia supera i confini nazionali e riesce a smuovere le coscienze di quanti hanno vissuto da lontano e in maniera poco incisiva le vicissitudini del killer silenzioso.

Ansie e aspettative

Legambiente è intervenuta sulla riapertura del processo: «Dopo la vergognosa prescrizione del 2014 ci auguriamo che il processo Eternit Bis possa restituire giustizia alle vittime dell’amianto e alle loro famiglie. Chi ha inquinato e ha procurato morte e dolore non può cavarsela con un nulla di fatto». Il 10 settembre 2016 è stata inaugurata l’oasi verde “Eternot” (“no eternit”), a Casale Monferrato: dove prima sorgeva l’immensa fabbrica, adesso c’è un grande parco, dopo 30 anni di bonifica. Compaiono giochi per bambini, spazi per gli spettacoli, viali per passeggiare e panchine, fontanelle e piste ciclabili. Inoltre, sono stati realizzati due monumenti: «L’aquilone di Romana», dedicato a “la” Romana, storica presidente dell’Associazione famigliari e vittime amianto, che ha ceduto il passo, ma è rimasta comunque presidente d’onore. L’altro è uno straordinario «Vivaio Eternot», ideato e creato dall’artista Gea Casolaro: è una sorta di vasca azzurra che accoglie 65 piante di Davidia involucrata Sonoma, comunemente chiamata pianta dei fazzoletti: i suoi fiori, a primavera, sembrano appunto candidi fazzoletti, che simboleggiano non solo le lacrime spese in onore di tutti coloro che hanno perso la vita, ma anche la forza con la quale le vittime dell’amianto e i loro famigliari, resistendo, chiedono che sia fatta giustizia.

Eternit: storia, processi e decessi (parte 1)
Eternit, Casale Monferrato: castelli di sabbia e amianto (parte 2)
Eternit, discariche precarie: il ritardo nello smaltimento e nella bonifica (parte 3)

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