Eternit, Casale Monferrato: castelli di sabbia e amianto (parte 2)

Eternit, Casale Monferrato: castelli di sabbia e amianto (parte 2)
Foto: www.wired.it

Eternit Bis, al via l’udienza preliminare

Oggi, 4 novembre si svolge l’udienza preliminare del processo Eternit Bis, il cui unico imputato, già condannato a 18 anni il 3 giugno 2013, è Stephan Schmidheiny. Il processo si riapre con l’accusa di omicidio volontario di altre 258 persone, affette da mesotelioma pleurico. La difesa sostiene l’improcedibilità, poichè i decessi seguiti alla chiusura delle amiantifere non possono essere ascrivibili alla responsabilità del magnate svizzero. In ragione del principio “ne bis in idem”, secondo cui nessuno può essere giudicato per due volte sullo stesso reato, egli non dovrebbe essere processato? È doveroso, quindi, soffermarsi su patologie e malattie che hanno stroncato migliaia di vite umane, ignare di ciò che le circondava.

Eternit, un killer silenzioso

La causa motrice di morti, figli orfani, e famiglie spezzate è unicamenete il profitto, l’interesse economico. E sembra proprio che non si riesca a concretizzare una pena adeguata per chi antepone la speculazione economica alla dignità e salvaguardia della vita umana. Le vittime innocenti del subdolo e silenzioso sterminio di Eternit hanno superato 2mila unità, ma purtroppo la stima è destinata ad aumentare. L’aggravante è il lungo periodo di incubazione latente della malattia, che oscilla tra i 20, 30 e talvolta 40 anni, rendendo ancora più imprevedibili i risvolti nefasti che si abbattono sui malati. Le due malattie più diffuse dalle polveri inalabili di amianto sono l’asbestosi e il mesotelioma pleurico. L’asbestosi è una malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di asbesto, comunemente chiamato amianto. Le fibre dell’Eternit penetrano attraverso le vie respiratorie, poichè hanno un diametro inferiore a 0,5 micrometri e quindi raggiungono gli alveoli polmonari, dove provocano un’infiammazione, non potendo essere espulse, in quanto fibre non degradabili. Esercitano un’azione carcerogena anche nella pleura (membrana che avvolge i polmoni), continuando ad accumularsi nel tempo. L’asbestosi, dunque, può avere come conseguenza un tumore polmonare o pleurico.

I sintomi sono la difficoltà a respirare sia sotto sforzo che a riposo, senso di costrizione alla gabbia toracica, tosse e decadimento delle condizioni generali di salute. Le professioni lavorative esposte a maggior rischio sono quelle che hanno a che fare con l’estrazione della fibra grezza dalle cave, coloro che lavorano nel campo dell’edilizia e vengono a contatto con l’Eternit, i produttori di caldaie e scaldabagno, i canteristi nel settore navale e ferroviario e coloro che lavorano nell’industria chimica. Il mesotelioma pleurico è una delle manifestazioni più eclatanti dell’asbestosi: nasce e si sviluppa nella cavità toracica. L’Airc spiega che il mesotelioma maligno è un tumore raro che colpisce più frequentemente gli uomini e in Italia rappresenta lo 0,4% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo e lo 0,2% di quelli diagnosticati nelle donne. Ciò equivale a dire che si verificano 3,4 casi di mesotelioma ogni 100mila uomini e 1,1 ogni 100mila donne. Il numero dei casi, però, è in crescita tra le donne, probabilmente perché gli ultimi anni di produzione industriale di materiali contenenti amianto hanno visto rapidamente crescere il numero delle lavoratrici. Nelle regioni italiane si osservano enormi differenze nel numero di casi di mesotelioma, dal momento che questo tumore è associato soprattutto all’esposizione all’amianto: in provincia di Alessandria, ad esempio, dove sorgeva una tra le più grandi industrie per la produzione di materiali contenenti amianto, si parla di 16 casi su 100mila per gli uomini e 13 casi su 100mila per le donne. Il mesotelioma è raro prima dei 50 anni e presenta un picco massimo attorno ai 70; la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si ferma poco al di sotto del 20% nella fascia di età compresa tra i 45 e i 54 anni e diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età.

Uno studio inglese ha rilevato che in Italia fino al 2020 si verificheranno 70000 decessi per il solo tumore alla pleura. Solo nel 2015, a Casale Monferrato si sono verificati 55 nuovi decessi. Negli anni ’60 alcune ricerche hanno dimostrato come la polvere di amianto può provocare una grave forma di tumore ma nonostante questo, Eternit ha continuato a produrre manufatti fino al 1986. A Casale, il mesotelioma viene definito coma “la malattia che non perdona”: nessuno si salva. Eternit è ormai sinonimo di malattia e morte. È disarmante osservare ragazzi di 20 o 30 anni consapevolmente lucidi del richio a cui sono sottoposti. Sono loro, insieme ai genitori, a costituire la generazione a rischio. Già, perchè negli anni ’90, quando erano ancora bambini, amavano giocare facendo castelli di sabbia in riva al Po, dove venivano, sciaguratamente, scaricati i rifiuti tossici della enorme fabbrica di Casale.

Un ragazzo, nel video ricostruzione di Matteo Leonardi e Stefano Scarpa, racconta con ferma e tremante coscienza di aver costruito castelli di sabbia e amianto. Alzando le spalle inerme dice: «Forse è meglio non pensarci». L’università di Yale, nel 1996, ha consegnato una laurea ad honoris causa a Stephan Schmidheiny, co-proprietario e manager di Eternit, per il suo impegno nella crescita economica sostenibile. Dopo 20 anni, in Italia, le vittime di questo disastro ambientale cercano ancora di ottenere giustizia, in nome di ciò che hanno subito e perso, a causa di questo “impegno nella crescita economica sostenibile”.

Eternit: storia, processi e decessi (parte 1)
Eternit, discariche precarie: il ritardo nello smaltimento e nella bonifica (parte 3)
Eternit, udienza del 4 novembre: 258 morti per omicidio colposo? (parte 4)

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