Settimo non rubare. Alcuni vertici di FNM lo facevano “con orgoglio”

Settimo non rubare. Alcuni vertici di FNM lo facevano “con orgoglio”

«Dio ci ha fatto un trattamento di favore, perché ha scritto questo comandamento proprio per noi italiani, è una norma ad personam, anzi pare lo abbia scritto direttamente in italiano. E’ quello al quale si obbedisce di meno, in Italia lo capiscono solo i bambini. Oggi essere ladri non fa più nessun effetto, eppure vendere la propria anima è il punto più basso della storia dell’umanità». Queste le parole di un Benigni d’annata, parlandoci del settimo comandamento.

E Piercamillo Davigo in questi giorni mette il dito nella piaga del rubare, aggiungendo una didascalica nuova frontiera: rubare con orgoglio (Davigo, polemiche tra ‘pessimismo cosmico’ e ‘questione morale).
Orgoglioso di essere ladro! Un orgoglio invidiato e ben distribuito in questa nostra terra italica, in cui non c’è frontiera sul fregar prima e fregar meglio. E non si dica che non accade solamente nel nostro paese, questo è lapalissiano, come lo è il fatto che una simile affermazione non legittima assolutamente questo “malcostume” ben incipriato e addobbato di gioielli.

Ci si sente quindi un po’ stupidi ad aver viaggiato per anni sui vagoni da serie B di Trenord (controllata del gruppo Ferrovie Nord) presenti sulla mia tratta, pensando «ahimé, mancano i soldi per sistemarli», magari credendo che la colpa dei rincari fosse dovuta a quanti impunemente viaggiavano senza biglietto, per poi scoprire che un bel fettone di quei soldi veniva goderecciamente scialacquato tra scommesse sportive, biglietti per lo stadio, viaggi, vacanze, pranzi e cene di piacere.

Spese folli, somme ingenti sperperate ai danni della società Ferrovie Nord Milano, una Spa quotata in Borsa, sottoposta al controllo della Consob, controllata per il 57,57% dalla Regione Lombardia e per il 14,7% dalle Ferrovie dello Stato (il resto è in mano ai privati).

FNM, che il magna magna abbia inizio: Norberto Achille

Peculato e truffa aggravata sarebbero i capi d’imputazione per l’ex presidente Norberto Achille in carica dal 2008 al marzo 2015, del quale il pm di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto il processo. Avrebbe amenamente speso circa 430 mila euro per scopi privati e privatissimi, suoi e della sua famiglia (moglie e due figli).

L’elenco del listino spese è lungo e paradossale: da multe con l’auto aziendale da oltre 100 mila euro; ad un uso improprio (cioè prestate al figlio) delle auto aziendali a lui assegnate, con relative spese/multe; all’acquisto di tre dipinti antichi, tra il 2010 e il 2011, per un totale di 17 mila euro (regalo per l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni); due utenze aziendali ad uso esclusivo per moglie e figlio; utilizzo delle carte di credito aziendali per spese personali proprie e della famiglia – che comprendono scommesse sportive, abbonamento alla pay tv e costi per la visione di una serie di film pornografici, un bel 900 euro spesi presso la discoteca Twiga di Flavio Briatore, a Marina di Pietrasanta in Versilia, e 560 euro al “Bistrot”, ristorante di Forte dei Marmi.

Irregolarità scoperte da Andrea Franzoso, funzionario dell’Internal Audit, l’organo interno di controllo, di Ferrovie Nord, che con i colleghi redige un rapporto interno, presentato ai superiori della società di trasporto. Nonostante intimidazioni da parte degli stessi vertici, denuncia queste anomalie alla Procura, pagando le sue azioni con un trasferimento ad altro ufficio nel quale non efettua più la mansione di controllo.

Questi documenti non contengono solamente il “regolare” magna magna, ma anche difformità quali «appalti a società amiche, assunzioni a chiamata diretta, una consulenza a un politico amico, una sponsorizzazione da 40 mila euro a un’associazione che fa riferimento a un manager del gruppo Ferrovie Nord».

FNM, chi non ruba, non amministra: Giuseppe Biesuz

La bellissima serie d’oro di FNM non finisce però qui. Ad aggiungersi c’è la malsana gestione dell’ex direttore Giuseppe Biesuz, che in carica dal 2008 al 2012 – nominato sotto la presidenza regionale di un certo Roberto Formigoni – finisce la sua scalata professionale precipitando in un arresto per bancarotta fraudolenta.

È inquietante scoprire che, alla carica di direttore generale non ci arriva per la via dell’eccellenza e del merito, ma per la via della truffa e del falso. Un percorso lastricato da precedenti penali e una laurea falsa. Nel novembre 2014 viene condannato in primo grado a 5 anni e 2 mesi, ma la Regione Lombardia, pur essendosi costituita parte civile, non ha ancora intentato causa nei suoi confronti, nonostante dopo il suo arresto siano venuti alla luce una serie di “documenti riservati” nei quali venivano ben dettagliati i quattro anni di sperpero, per l’ammontare di circa due milioni di euro.

Come raggiungere facilmente quella cifra? Si parte da circa 80 mila euro spesi in «una eccessiva discrezionalità nella scelta delle auto aziendali», con una Porsche Cayenne, una Audi rs6 (la versione sportiva otto cilindri, 4.200 di cilindrata, velocità fino a 300 km all’ora) a completa disposizione, rimborsata dalla società nonostante nel suo contratto non vi fosse alcuna assegnazione di auto aziendale.
A questo si aggiunge, giusto per il gusto dell’eccesso, «una convenzione per il noleggio auto con conducente», al costo di 107 mila euro in 4 anni, per un totale di 148 le volte di utilizzo del servizio a noleggio, ovviamente non sempre in giornate lavorative, con viaggi un po’ sparsi oltre confine.

La cassa e la carta di credito aziendale vengono utilizzate per «colazioni di lavoro» da record, ben 53.105 euro, senza mai menzionare i nominativi degli ospiti; acquisti «in boutique di lusso»; viaggi a New York «in compagnia della moglie presumibilmente di piacere perché non giustificati (per il ponte del 25 aprile del 2011)», «a Parigi, a Montecarlo e a Mykonos, in Grecia, nell’agosto 2009», e tredici viaggi per 30 mila euro «per motivazioni personali con biglietti intestati anche a moglie e o a figli»; oltre ad un «utilizzo non conforme dei rimborsi tramite cassa centrale», con “anomali” acquisti di biglietti per partite di calcio e biglietti per la Scala.

Come dice la Gabanelli, «prendi una bella azienda pubblica e facci dentro i fatti tuoi», domenica sera su Report. Meglio sapere dove finiscono i soldi dei nostri biglietti e poter così «viaggiare informati».

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