Test Ebola negativo per il paziente rientrato in Sardegna dal Congo
Sospiro di sollievo per le autorità sanitarie italiane: il test per Ebola effettuato sul paziente rientrato in Sardegna dalla Repubblica Democratica del Congo è risultato negativo. Lo ha comunicato il Ministero della Salute, precisando che le analisi sono state eseguite dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.
La vicenda
L’uomo era atterrato in Italia sabato 30 maggio. Il giorno seguente, manifestando sintomi compatibili con un’infezione virale, ha contattato il 118. La segnalazione ha fatto scattare immediatamente i protocolli sanitari previsti per i sospetti casi di malattie ad alto rischio infettivo; il paziente è stato prelevato dalla propria abitazione e trasportato in regime di biocontenimento presso il centro infettivi dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari.
Sul posto erano intervenuti, a supporto del personale sanitario, polizia, vigili del fuoco e polizia locale. Medici e infermieri in tute asettiche e maschere protettive avevano operato nell’abitazione prima del trasporto in ospedale. Il Ministero della Salute conferma di mantenere il contatto con le autorità sanitarie regionali della Sardegna e ribadisce che il rischio per la popolazione italiana resta molto basso.
Il contesto: l’epidemia in Africa centrale
L’episodio italiano si inserisce in uno scenario internazionale preoccupante. Il focolaio di Ebola che interessa il nord della Repubblica Democratica del Congo si è già esteso all’Uganda, con numeri in rapida crescita; secondo Jean Kaseya, direttore dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC), si contano finora 43 morti e 263 casi confermati, a fronte di oltre 1.100 casi sospetti.
L’epicentro dell’epidemia è la provincia congolese di Ituri, che concentra l’88% dei casi confermati secondo le Nazioni Unite. In Uganda sono stati accertati nove contagi, tra cui un decesso. Kaseya ha sottolineato come i conflitti armati in corso nel nord e nord-est del Paese stiano favorendo gli spostamenti di popolazione attraverso confini difficilmente controllabili, accelerando la diffusione del virus. “Il rischio di propagazione regionale è già una realtà”, ha avvertito il direttore in un editoriale sul Financial Times. A complicare ulteriormente la gestione dell’emergenza, il ceppo attualmente in circolazione non dispone di vaccini autorizzati né di trattamenti specifici.
L’OMS sul campo
Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è recato personalmente a Bunia, capoluogo della provincia di Ituri, per valutare la situazione e incontrare le autorità sanitarie congolesi. Il ministro della Salute della RDC, Roger Kamba, ha indicato un orizzonte temporale di quattro/sei mesi per riuscire a sconfiggere o quanto meno contenere il focolaio.
Tedros ha richiamato l’esperienza accumulata dal Congo nella gestione di precedenti epidemie di Ebola come principale risorsa disponibile: “Sappiamo che si tratta di una crisi complessa, ma la RDC vanta già un’ampia esperienza nella lotta contro questo virus. Confidiamo di poter contenere questa epidemia ancora una volta”.
Il caso sardo dimostra come i sistemi di sorveglianza sanitaria stiano funzionando: il paziente ha seguito correttamente le procedure, consentendo un intervento tempestivo. L’esito negativo del test è una buona notizia, ma l’attenzione delle autorità rimane alta in considerazione dell’evoluzione del focolaio africano.




