Ilaria Salis lascerà il carcere: concessi i domiciliari a Budapest
L’attivista milanese Ilaria Salis, dopo 15 lunghi mesi passati nel carcere di Budapest, andrà agli arresti domiciliari. Questo è quanto deciso dai giudici del tribunale ungherese di seconda istanza, i quali hanno accolto il ricorso presentato dai legali della detenuta.
Il trasferimento avverrà una volta che la famiglia di Ilaria avrà versato la cauzione, pari a 40 mila euro.
La gioia generale non ha però celato delle amarezze, come quelle di Alleanza Verdi e Sinistra (con cui Ilaria è stata candidata alle elezioni europee) nei confronti dell’esecutivo italiano.
Una prima vittoria per Ilaria Salis
Sono passati 15 mesi dall’incarcerazione di Ilaria Salis e quasi 2 mesi dall’ultima udienza, in cui il giudice ungherese Jozsef Sós le aveva negato i domiciliari, per via della gravità del caso: l’attivista è stata infatti accusata di aver aggredito dei militanti di estrema destra.
Per tutto il periodo di detenzione, Ilaria ha dovuto sopportare trattamenti denigranti in aula e condizioni insalubri in cella.

Ora, un primo successo della difesa, per utilizzare le parole dell’avvocato Gyorgy Magyar.
Dopo il versamento della cauzione, necessaria per rendere il procedimento effettivo, Ilaria verrà trasferita ai domiciliari (sempre a Budapest) e dovrà indossare il braccialetto elettronico.
Verso i domiciliari in Italia?
Il Ministro degli Esteri Tajani, nell’ambito del Rome Summit, ha ricordato che il trasferimento di Ilaria Salis in Italia (dove proseguirebbe chiaramente i domiciliari) è possibile.
Ciò può avvenire se i legali richiedono la documentazione all’autorità competente. Solamente dopo questo passaggio, le autorità italiane potranno richiedere il trasferimento al dicastero ungherese.
Questo è ammesso ai sensi della legge quadro del Consiglio Europeo del 2009. Il problema però è che la giurisprudenza applicata al caso non coincide con questa legge, in quanto le misure applicate nei confronti di Ilaria Salis non sono relative ad una condanna definitiva, bensì al regime cautelare.

Alleanza Verdi e Sinistra, tra gioia e amarezza
Dopo la notizia dei domiciliari, l’esultanza è stata generale. In primis per la famiglia Salis, poi anche per il Ministro della Giustizia Nordio e per il Ministro degli Esteri Tajani.
Soprattutto, si sono mostrati soddisfatti per questo esito conforme allo stato di diritto Bonelli e Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra, con cui Ilaria è candidata alle elezioni europee di giugno.
Soddisfazione non significa però totale entusiasmo.
Come ha spiegato il vertice di partito Peppe De Cristofaro su Facebook, Ilaria non è libera, rischia 20 anni di carcere.

Quest’ultimo ha anche contestato le parole di Tajani, il quale ha elogiato il duro lavoro svolto in silenzio, senza fare propaganda delle autorità italiane. Per AVS bisogna piuttosto parlare di un’ennesima vergogna per il nostro esecutivo.
Sulla stessa linea si trova anche Roberto Salis, il padre della detenuta, che non ha rilevato nessuna attività concreta dai Ministeri.
Anche dopo questo primo traguardo, la lotta di Ilaria Salis continua. Ulteriori evoluzioni sono attese dopo le elezioni europee, che, si spera, potrebbero garantire l’immunità all’attivista.




