25 novembre, giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne
Il 25 novembre ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. In questi anni così particolari l’attenzione attorno a questo tema si è fatta sempre più forte dal momento che la situazione in Italia come nel resto del mondo si sta facendo sempre più critica.
All’interno della dichiarazione delle Nazioni Unite contro la violenza sulle donne questo tipo di azione viene definito come “qualsiasi atto di violenza di genere che provoca o possa provocare danni fisici, sessuali o psicologici alle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichi nella vita pubblica o privata”. Ovviamente la luce su questi fenomeni sociali dovrebbe rimanere sempre accesa, e l’attenzione non dovrebbe esserci solo durante la giornata a loro dedicata.
In particolare oggi i racconti di episodi di omicidio, stupro, stalking e ogni altro atto violento mosso nei confronti di una donna vengono ancora troppo strumentalizzati, tanto da oscillare spesso tra la generalizzazione e il victim blaming.
Le origini della giornata
La ricorrenza è stata istituita nel 1999 dall’Assemblea delle Nazioni Unite. Questa data funge da apripista ai 16 giorni in cui viene celebrato l’attivismo sui diritti di genere, che culmina poi con la giornata mondiale dei diritti umani ricordata il 10 dicembre.
La data del 25 novembre non è un caso: nel 1960 infatti nella Repubblica Domenicana, mentre si recavano a far visita ai propri mariti in prigione le tre sorelle Mirabal, appartenenti al gruppo clandestino Movimento 41 che si poneva in aperta critica contro il governo dell’epoca, furono fatte seguire e uccidere per ordine del dittatore Trujillo. In ricordo di questo evento, nel 1981 le donne latinoamericane e caraibiche fecero un primo incontro internazionale di stampo femminista e l’Onu, qualche anno dopo, ha deciso così di scegliere questa data per ricordare la violenza sulle donne.
Oggi in questa data, in tutto il mondo, si tengono infatti diverse manifestazioni per ricordare come la violenza sulle donne sia un fenomeno sociale ancora troppo diffuso nella nostra società. Comunemente, in molti paesi come ad esempio l’Italia, è stato scelto di utilizzare come simbolo della ricorrenza un paio di scarpette dal colore rosso. Questa scelta la si deve all’idea dell’artista messicana Elina Chauvet che nel 2009 creò all’interno della piazza di Giudad Juarez, nel nord del Messico, un’installazione con un grande numero di scarpette rosse per ricordare la morte della sorella per mano del marito e per ricordare centinaia di altre morti di donne rapite, stuprate e assassinate nella stessa città.
I dati in Italia
Fra 2020 e 2021 la pandemia ha costretto le persone a vivere all’interno degli stessi spazi e a trascorrere molto tempo assieme e sicuramente occorre tenere questo a mente per dare una corretta lettura dei dati relativi a questi fenomeni.
Lo scorso 18 novembre l’associazione D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), associazione che raccoglie i centri antiviolenza presenti nel nostro territorio, ha pubblicato i propri dati relativi all’anno 2020. Il report, con numeri leggermente inferiori rispetto al 2019, fotografa una realtà ancora molto drammatica dove sono state 20.015 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza, nel 74% dei casi italiane e al 54,7% con età compresa fra i 30 e i 49 anni, molte di queste con un reddito poco sicuro. È significativo come solo il 27% di queste donne trovi il coraggio e la forza di avviare un percorso giudiziario, chiaro segnale di quanto coraggio ancora sia necessario per fare questo delicato passo. Per quel che riguarda invece le cifre relative a chi commette violenza, nel 60,2% dei casi delle donne che si rivolgono ai centri di antiviolenza chi commette un atto aggressivo è il partner, nel 22,1% è l’ex.

E una fotografia molto simile, ma considerando il periodo fra il 1 gennaio e il 21 novembre 2021, la fanno anche i dati pubblicati dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza – dipartimento centrale della polizia criminale, nel report settimanale riguardante gli omicidi volontari. Di 263 omicidi, 109 sono stati quelli a danno delle donne, 93 uccise in ambito familiare, in 63 per mano del marito o dell’ex.
Cosa si sta facendo
In Italia, la ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti sta portando avanti un nuovo piano strategico con l’intento di concentrarsi maggiormente sulla protezione e il sostegno delle vittime, sulla punizione dei colpevoli, sull’assistenza e sulla promozione.
Per raggiungere tale obiettivo sono state pensate diverse misure di natura economica volte a sostenere le donne nel momento in cui avessero l’intenzione di riprendere in mano la propria vita dopo aver subito episodi di violenza. Il primo finanziamento attivato in questi giorni e denominato “Reddito di Libertà”, è stato istituito per donne vittime di violenza e con una condizione economica precaria; erogato dall’Inps, consiste nell’assegnazione di 400 euro per 12 mensilità; il secondo invece, al vaglio della Corte dei Conti, è quello che viene definito come Micro credito di Libertà.
E un forte segnale nella volontà di cambiare le cose è arrivato in questi giorni anche con le parole della ministra della giustizia Marta Cartabia che intervenendo alla presentazione della relazione della commissione parlamentare sul femminicidio ha dichiarato: “la gravità dei fatti chiamano le istituzioni anche a ripensare norme e procedure più adeguate, consapevoli che serve un approccio globale: questi fenomeni non si correggono solo a colpi di leggi, ma servono anche le leggi.” Ed è per questo che assieme ad altre colleghe è al lavoro su nuove norme che intervengano su queste questioni. Ha poi sottolineato la necessità di rendere più forti gli strumenti che servono per prevenire questo tipo di azioni e per educare le generazioni più giovani nelle scuole su una diversa cultura.
A proposito di queste, da due anni è inoltre in vigore la legge 19 luglio 2019, n.69, legge sul “codice rosso”, un provvedimento che rappresenta un punto di partenza, in qunatointrodce nuovi reati come quello di revenge porn e innalza il livello di protezione della vittima di violenza, oltre ad aumentare le pene per alcuni reati come quello di violenza sessuale.
Numeri utili
In caso di bisogno, ecco alcuni numeri utili o enti da contattare (fonte: Ministero della Salute): il 1522, numero gratuito del Dipartimento del Ministero delle Pari Opportunità, attivo 24h su 24; il 112; il Telefono Verde AIDS e IST 800 86106, in caso di violenza sessuale; i numeri di consultorio e centri antiviolenza.




