STM Microelectronics: un’eccellenza dei chip europea (e italiana)
Non molti sapranno che in Italia è presente un’azienda molto importante nella filiera dei semiconduttori: STM Microelettronica.
Nata nel 1987 dalla fusione tra l’italiana SGS Microelettronica e la francese Thomson Semiconducteurs, STM si presenta oggi come uno dei pochi campioni europei dell’industria dei chip, oltre ad essere senza dubbio il primo italiano.
Azionariato
Nonostante abbia il proprio quartier generale a Ginevra, in Svizzera, e sede legale in Olanda, la STM è di pari proprietà di Italia, tramite il MEF, e Francia, tramite la Banca d’investimento pubblico (BPI), azionisti di maggioranza tramite la Holding omonima che ne possiede il 28% dell’azionariato.
Il resto delle quote, oltre al 40% circa di flottante, vede tra i maggiori soci grandi fondi di investimento come BlackRock, Vanguard Group, Barclays e Amundi (da notare quest’ultimo francese), per citarne alcuni.
Nel febbraio 2026, inoltre, STM ha siglato un accordo miliardario con Amazon Web Services per la fornitura di servizi di implementazione di cloud, data center e AI. In cambio, AWS ha ottenuto un’opzione del 3% circa sulle azioni di STM da poter esercitare entro 7 anni, per un valore di circa 700 milioni di dollari.
Presenza e investimenti in Italia
In Italia il gruppo vanta quattro siti produttivi e di progettazione, Agrate Brianza, Catania, Napoli e Castelletto (questi ultimi due dediti principalmente ad attività di R&D e design). Quello di Catania, in particolare, è stato scelto come principale polo italiano di produzione di wafer di Silicio da 200 mm, componenti essenziali per la microelettronica.
Proprio sul sito di Catania, unico dedicato alla produzione dei chip dopo quello di Agrate Brianza, sono stati effettuati investimenti miliardari dalla STM così come dall’Italia, in particolare 3 a fondo perduto dall’azienda e altri 2 di aiuti pubblici (1,7 dal Governo e 300 milioni dalla Regione Sicilia) da qui al 2032.
Questi ultimi sono stati autorizzati dalla Commissione Europea nell’ambito del Chips Act, la nuova normativa europea che ha sbloccato 43 miliardi di euro di investimenti nel settore dei chip fino al 2030 per raddoppiare la quota mondiale di semiconduttori che l’Europa produce ogni anno, passando dal 10% attuale al 20%.
STM si presenta, dunque come un attore molto positivo non solo per l’Europa ma anche per il nostro Sistema-Paese, meritevole di creare un indotto miliardario e di incrementare l’occupazione specializzata, anche in aree dell’Italia storicamente lasciate indietro sul sentiero dell’industria avanzata come Campania e Sicilia.
Dei cinquantamila dipendenti, inoltre, divisi per i suoi undici siti produttivi tra Asia, Africa ed Europa (Cina, Filippine, Malesia, Marocco, Malta e Francia), circa un quarto si trova in Italia e la società intende espandersi anche su questo fronte.
Ruolo nella filiera e prospettive
Gli investimenti sia pubblici che privati stanno contribuendo a consolidare STM come campione europeo della filiera, già attore imprescindibile nei settori dell’Automotive e dei Microcontrollori, tanto che la stessa Apple si avvale dei suoi sensori MEMS.
Sicuramente l’azienda non è ancora in grado di competere con le gigafactories di TSMC, Samsung o NVIDIA, ma ha lo stesso gli strumenti per diventarlo in prospettiva, quantomeno ritagliandosi un ruolo di fornitore impossibile da aggirare.
Occorre ricordare, infatti, che in un momento di forte competizione tecnologica con la Cina, dalla mobilità elettrica alle telecomunicazioni, e di forte allontanamento politico-militare con gli Stati Uniti, per l’Unione Europea appare fondamentale perseguire la propria autosufficienza nel settore dei semiconduttori.
Essi, infatti, assumono una declinazione strategica e di sicurezza nazionale dal momento che le loro funzionalità sono declinabili anche in ambito militare ed energetico, entrambi settori su cui i paesi membri dell’Unione sono, rispetto ai principali attori geopolitici, in palese affanno.




