Salta la fusione FCA – Renault ma a bloccare tutto in realtà è Nissan

Salta la fusione FCA – Renault ma a bloccare tutto in realtà è Nissan
immagine tratta da motorbox.it

Sarebbe stata una delle più importanti operazioni di fusione nel panorama automobilistico mondiale, invece l’accordo tra il gruppo italo-americano e il colosso francese finisce in un nulla di fatto. E’ infatti di due giorni fa la comunicazione resa nota da John Elkann circa l’interruzione delle trattative con Renault che avrebbe portato i due colossi a costituire il terzo gruppo automobilistico mondiale da circa 8,7 milioni di veicoli all’anno, includendo i marchi Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Jeep, Chrysler, Dodge, RAM, Maserati, Ferrari, Iveco, Renault e Dacia. Con Nissan al momento fuori dall’ipotesi di fusione nella veste unica di azionista.

 

Perché la fusione


Circa due settimane fa erano iniziate a circolare le prime indiscrezioni riguardo ad una eventuale aggregazione tra i due gruppi. Infatti nel panorama automobilistico i costi di produzione sono sempre maggiori e i guadagni sempre più risicati a causa di un settore da una concorrenza ormai satura e dai piani di investimento sempre più costosi per implementare le nuove tecnologie a basso impatto ambientale. Da almeno vent’anni le case automobilistiche cercano dei partner con cui condividere i costi di produzione e l’acquisto di Chrysler da parte di Fiat iniziato nel 2009 era nato proprio per raggiunger questi obiettivi. Tuttavia l’acquisizione della casa americana non è bastata e il gruppo FCA era da tempo alla ricerca di un nuovo partner con cui condividere investimenti e tecnologie. Un paio di anni fa già Sergio Marchionne aveva reso noto alla stampa che il gruppo fosse alla ricerca di un partner, provando a corteggiare l’amministratrice di General Motors Mary Barra. Il manager italo-canadese, scomparso la scorsa estate, aveva ricevuto un netto rifiuto e a quel punto si iniziò a parlare di trattative in corso con i coreani di Hyundai-Kia e i francesi di PSA (Peugeot-Citroen).

La casa di Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi, da anni investe nella continua ricerca su questo tipo di vetture, sia completamente elettrice che plug-in. In gamma hanno da diverso tempo la piccola Zoe, la minuscola Twizy e la medio-grande Fluence Z.E. La commercializzazione di questi prodotti è stata possibile grazie alle sinergie del gruppo francese con la giapponese Nissan. Infatti dal 1999 la Renault possiede il 44 % del capitale dei giapponesi avendo anche la possibilità di esercitare il diritto di veto in consiglio d’amministrazione. Da parte nipponica, Nissan possiede il 15 % del gruppo francese senza però poter esercitare alcun veto. Questa alleanza, che non è una fusione ma uno scambio reciproco di partecipazioni, ha portato i due gruppi a crescere e ad eliminare gran parte delle perdite condividendo le rispettive tecnologie senza richiedere le complicazioni che solitamente comporta una fusione. L’alleanza si è estesa successivamente anche alla Mitsubishi ma il punto fondamentale è che Nissan è il vero detentore dei brevetti elettrici sulle vetture commercializzate dai due gruppi. I giapponesi sono all’avanguardia nello sviluppo delle nuove tecnologie a basso impatto ambientale e nel 2011 hanno presentato la Leaf, vettura completamente elettrica che nel 2017 è arrivata alla seconda generazione completamente rivoluzionata e molto più fruibile rispetto alla prima. La tecnologia che ha portato alla luce la Leaf è stata trasmessa al partner francese che ha potuto così lanciare i suoi modelli sopracitati dal brevetto comunque saldamente in mano alla casa di Yokohama.

Un’altra opinione condivisa sulla ricerca di un partner era quella del progressivo defilarsi della famiglia Agnelli-Elkann dal settore automobilistico dimostrato dall’abbandono di crescenti segmenti di mercato lasciati liberi alla concorrenza (qui). Con un nuovo partner la partecipazione della famiglia piemontese sarebbe stata ancor più diluita, consentendo agli Agnelli di ridurre ulteriormente i propri esborsi con l’obiettivo finale di uscire definitivamente di scena nel giro di vent’anni o anche prima.

La proposta

La settimana scorsa FCA aveva inviato una lettera di proposta alla Renault riguardante una eventuale fusione alla pari in cui i soci dei rispettivi due gruppi avrebbero detenuto ognuno il 50% del capitale della futura azienda. Il piano prevedeva la creazione di una holding in Olanda e la quotazione nelle borse di Milano, Parigi e New York. Il gruppo italo-americano prevedeva di sfruttare i rispettivi punti di forza dei due gruppi per colmare le rispettive lacune. I francesi avrebbero trasmesso a FCA tutta la loro esperienza nel settore dell’auto elettrica, costantemente implementata grazie al know how del socio Nissan, mentre FCA avrebbe aperto le porte ai francesi sul mercato USA dove sono assenti da almeno trent’anni. La Renault, a differenza di FCA è tuttavia un’azienda a capitale misto, dove lo stato francese detiene il 15% del capitale esercitando una influenza non trascurabile. Infatti in un incontro con John Elkann, il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ha proposto a FCA la sede a Parigi e un posto di rilievo per il governo francese in seno al consiglio d’amministrazione. FCA si è limitata a non commentare le richieste ma pochi giorni dopo è arrivata la notizia dell’interruzione delle trattative. John Elkann ha inviato una lettera a tutti i dipendenti del gruppo FCA affermando che sulle condizioni che erano ritenute imprescindibili per poter andare avanti nelle trattative si era arrivati ad un punto oltre il quale sarebbe stato irragionevole spingersi. Tra il 6 e il 7 giugno aveva avuto luogo la riunione del CDA di Renault circa la fusione ed in questa sede i soci che rappresentano lo stato francese hanno richiesto ulteriori cinque giorni e una nuova riunione per prendere la decisione finale. Troppi secondo FCA.

 

Il ruolo chiave di Nissan

Tuttavia dietro alla richiesta da parte dello stato francese di prendere ulteriore tempo ci sono in realtà i giapponesi. Infatti la richiesta di ulteriori giorni in più era stata formulata per dare modo ai francesi di convincere i partner nipponici, i quali nella riunione in CDA avrebbero votato nettamente contro la fusione. Anche se la Nissan non possiede diritto di veto, è riuscita comunque a far valere le proprie ragioni, rilasciando un comunicato da parte del proprio amministratore delegato, Hiroto Saikawa, che ha affermato: “La proposta attualmente in discussione tra FCA e Renault è una fusione completa che, se realizzata, altererebbe significativamente la struttura del nostro partner Renault. Ciò richiederebbe una revisione fondamentale della relazione esistente tra Nissan e Renault. Dal punto di vista della protezione degli interessi di Nissan, prenderemo in considerazione i suoi rapporti contrattuali esistenti e il modo in cui dovremmo operare in futuro”.
Di fatto i giapponesi hanno bocciato la fusione, paventando come conseguenza un cambiamento totale delle relazioni tra Nissan e Renault, vale a dire la fine dell’alleanza senza la quale i francesi non potrebbero implementare nessun investimento sulle vetture elettriche. A Yokohama sono molto gelosi delle loro tecnologie e non vedevano di buon occhio una eventuale estensione dei loro progetti al gruppo italo-americano, considerando la fusione secondo il loro punto di vista tipicamente nipponico, inammissibile anche per orgoglio nazionale e retaggio storico. Precedentemente infatti, i nipponici avevano già manifestato tutta la loro contrarietà all’altra fusione tra le sole Nissan e Renault, voluta fortemente dall’ex amministratore delegato di entrambi i gruppi Carlos Ghosn e mai attuata in seguito all’arresto molto curioso di quest’ultimo, avvenuto in Giappone lo scorso autunno con l’accusa di frode fiscale da parte delle autorità giapponesi.

In conclusione la dipendenza dei francesi dal partner giapponese è quindi netta e imprescindibile a causa del suo know how di tecnologie e brevetti che è indispensabile per sostenere le sfide dell’elettrificazione. Aggiungere e fondere un nuovo gruppo con l’alleanza franco-nipponica avrebbe solamente moltiplicato il numero dei protagonisti senza modificare il risultato finale.
Di fronte ad eventuali condizioni che in caso di fusione Yokohama avrebbe potuto porre in maniera molto meno favorevole rispetto a oggi, a Boulogne-Billancourt hanno ritenuto indispensabile dare la precedenza all’alleanza già esistente.

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