Sea Watch: sbarcata a Catania la merce umana. L’accoglienza forzata su base volontaria

Sea Watch: sbarcata a Catania la merce umana. L’accoglienza forzata su base volontaria
©Giornale Ibleo

Ci risiamo, niente di nuovo. La sequenza degli eventi ormai si ripropone a ritmi cadenzati: da luglio – con lo sbarco a Pozzallo – per passare ad agosto con l’ancora dibattuto caso della nave Diciotti, fino al mese scorso con la chiusura dei porti per le navi ong Sea Watch e Sea Eye. E ancora oggi con il lento sbarco dei 47 migranti bloccati sulla Sea Watch3 prima a Siracusa e poi fatti sbarcare stamattina intorno alle 10:00 al porto di Catania.

L’unico accordo internazionale vincolante in materia di accoglienza e immigrazione rimane la Convenzione di Dublino (2014), che obbliga i paesi di prima accoglienza (Italia, Grecia, Malta, Cipro e Spagna) a fornire un primo soccorso ai migranti che raggiungono le loro coste.

Nella pratica questo è quello che continua ad avvenire, ma non senza dare spettacolo: le navi delle ong continuano a soccorrere persone in mare, vengono bloccate per giorni o settimane in mezzo al Mediterraneo e poi si consente loro di attraccare nel porto più vicino e far sbarcare le persone soccorse.

Non è l’emergenza, sta diventando la regola. E il rischio è che di fronte alla regola si perda l’indignazione. L’approccio adottato nella gestione degli sbarchi è pressoché identico a quello adottato per lo scarico merci.

Rimanendo vincolato dalla Convenzione di Dublino, il nostro governo si rifugia nella volontarietà degli altri paesi per sopperire alle difficoltà dell’accoglienza e dei ricollocamenti. Ma applicare la logica della ‘volontarietà forzata’ ad ogni sbarco equivale a trattare come merce di scambio le persone intrappolate sulle navi.

Niente di nuovo: i flussi migratori continuano ad essere annoverati tra i problemi sociali più avvincenti e rilevanti del momento, ma al tempo stesso non si accenna ad accordi europei volti a considerare il valore umano di queste migrazioni.

Lo sbarco della Sea Watch a Catania

Dopo 6 giorni di blocco a Siracusa, la nave ong Sea Watch3 stamattina è riuscita a far sbarcare i 47 migranti, tra cui 15 minorenni non accompagnati (di età compresa tra i 14 e i 17 anni), presso il porto di Catania. Scelto per la «presenza di centri ministeriali per l’accoglienza di minori. I maggiorenni saranno immediatamente trasferiti all’hotspot di Messina», ha spiegato ieri il premier Giuseppe Conte mentre dava il via libera alle manovre di sbarco.

Anche il ministro dell’Interno Salvini ieri festeggiava gli accordi presi con i 6 paesi (Germania, Francia, Portogallo, Romania, Malta e Lussemburgo) che si sono offerti di accogliere i migranti della Sea Watch: «Missione compiuta. Grazie all’impegno del governo italiano e alla determinazione del Viminale, l’Europa è stata costretta a intervenire e ad assumersi delle responsabilità». Aggiungendo che dei 47 migranti presenti sulla Sea Watch ne rimarranno in Italia uno o al massimo due.

Al momento sembrano infondate le voci riguardanti un possibile sequestro della nave Sea Watch3. Nei giorni scorsi, il procuratore di Siracusa, Fabio Scavone, aveva escluso la commissione di reati, ma ora la pratica passa nelle mani del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro.

Le ong hanno commentato, in un twitt, la scelta del porto di Catania in questo modo: «Dobbiamo andare a Catania. Ciò significa che dobbiamo allontanarci da un porto sicuro, verso un porto dove c’è un procuratore noto per la sua agenda sulle ong che salvano in mare. Se questa non è una mossa politica non sappiamo cosa sia. Speriamo per il meglio ma ci aspettiamo il peggio».

L’opposizione a Salvini: “il ministro della paura e della propaganda”

Alla Camera l’intervento dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio smuove ilarità e fastidio nel vicepremier Salvini a cui era rivolto il suo intervento.

«Non può fare le tre parti in commedia: il ministro della paura, della propaganda e poi chi farà il ministro dell’Interno? Noi vorremmo un ministro dell’Interno che rispetti la legge del mare e della terra, che capisca che i ricollocamenti non si fanno in mare, si fanno a terra. Noi abbiamo fatto 20mila ricollocamenti mentre lei ne ha fatti 20 e ha fatto soffrire per decine di giorni poche decine di persone».

Maurizio Martina e Matteo Orfini invece hanno preferito sfilare sulla nave Sea Watch mentre era bloccata a Siracusa, per protestare contro il trattenimento dei 47 migranti sull’imbarcazione e promettendo di presentare un esposto in procura sugli atti del governo.

Quella fetta d’Italia lontana dall’accoglienza

“Fateli scendere” è il messaggio lanciato nei giorni scorsi da “Noi albergatori di Siracusa”, associazione di categoria, che si era proposta di offrire vitto, alloggio e vestiario, almeno finché non fosse stata raggiunta un’adeguata soluzione politica, per i 47 migranti fermi sulla Sea Watch.

L’offerta degli albergatori si era spinta anche oltre la semplice ospitalità a loro spese: «Qualora l’auspicata risoluzione dovesse ritardare, l’associazione si assumerà oneri e costi per avviare i 47 all’apprendimento della lingua italiana», così come per l’apprendimento delle attività negli hotel, proponendo contratti di lavoro stagionali ai migranti.

Se sul piano politico questa proposta non ho ottenuto alcun riscontro o riconoscimento, su quello sociale non poche sono state le critiche e le accuse mosse contro questi albergatori che, pronti ad offrire posti di lavoro ai migranti, si dimenticano dei loro concittadini italiani.

Se ne può avere un’esemplificazione con la lettera, inviata al prefetto di Siracusa, al sindaco e al comandate della Capitaneria di Porto di Siracusa e pubblicata da NuovoSud, di una pensionata siracusana che si scaglia contro l’iniziativa di “Noi albergatori di Siracusa”.

In un passaggio della lettera si può leggere: «Ora la sorte di questi poveri 47 cristi tocca il cuore delle persone perché l’umanità ancora non l’abbiamo del tutto perduta, ma poco si riflette sulla dignità che abbiamo rubato ad una generazione di quarantenni sacrificati nell’indifferenza dei molti che ci hanno governato. Da mamma non posso accettare che con tanto buonismo si proponga di avviare i migranti alla frequenza di corsi di addestramento per avviarli successivamente alle attività lavorative tipiche dell’albergo e all’assunzione. E no, chi è allora il migrante in questa nazione? Noi italiani per bene non siamo razzisti, noi la cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità l’abbiamo ereditata geneticamente dai nostri padri greci».

Nave Diciotti: autorizzazione a procedere contro Salvini?

Proprio ieri si è aperta la seduta della Giunta per le Immunità del Senato che dovrà prendere in considerazione la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso della nave Diciotti, per il quale è indagato dalla Procura di Agrigento per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Il presidente della Giunta, Maurizio Gasparri, ha proposto 7 giorni di tempo per sentire Salvini sul caso.

E se ad agosto il ministro dell’Interno, forte del suo ruolo, brindava “a chi indaga, insulta o ci vuole male”, difendendo il suo operato – «nessun magistrato pensi di potermi fermare con un’inchiesta» – ieri ha chiesto di respingere la richiesta dei magistrati, mandando nel caos il M5S, la cui maggioranza abbraccia la posizione di Alessandro Di Battista, ovvero di votare sì all’autorizzazione.

Sembrerebbe dunque che la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno metta a dura prova la coesione del governo. Il M5S dovrebbe scegliere se rimanere coerente all’intransigenza dei provvedimenti giudiziari con la quale è diventato popolare, oppure se appoggiare l’altra metà di governo, sostenendo la posizione del vicepremier Salvini.

Il presidente del Consiglio Conte ha subito espresso la solidità del contratto di governo, in nome del quale – assicura – non nasceranno spaccature o contrasti all’interno dello stesso. Salvini, rispondendo alle domande dei giornalisti, in merito alla posizione che assumerà il M5S in Senato, dichiara: «non c’è nessun pericolo per il governo, non rischia assolutamente. Qui non è in discussione un reato ma il fatto che un governo possa esercitare i poteri che gli italiani gli conferiscono. Lo abbiamo fatto nell’interesse pubblico, sì o no? I senatori voteranno. Salvini lo ha fatto per preminente interesse pubblico e per la difesa nazionale? La risposta mi sembra molto chiara, semplice. Non sono pagato per i se, i forse, i ma. Ho apprezzato le parole del premier Giuseppe Conte sull’assunzione di responsabilità da parte di tutto il governo. È un intervento che mi fa piacere. Non l’ho richiesto io: del resto è evidente che nei miei atti non si riscontra alcun reato».

Infatti il senatore Mario Giarrusso, componente della Giunta, in una nota fa sapere che «il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepresidente Di Maio e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli depositeranno una memoria, spiegando che sul caso Diciotti ci sia stata una decisione che coinvolge tutto il Governo, con responsabilità anche di altri ministri e del Presidente Consiglio stesso».

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