La Rai del cambiamento funziona sempre uguale

La Rai del cambiamento funziona sempre uguale

Controllare la Rai e tutelare il consenso

Credo non ci sia bisogno di spiegare ad un popolo che ha vissuto vent’anni della sua vita politica con Silvio Berlusconi quanto la comunicazione nella battaglia politica sia la maggiore forza attrattiva di consenso. In un approfondimento avevo analizzato l’importanza dei social come “piazze virtuali” e la capacità del Movimento 5 Stelle e della Lega di dominarle. Questa variabile e tanti altri fattori hanno permesso l’elezione del governo del cambiamento, ormai in piena fase di attività. Tra gli impegni per far approvare la manovra e bloccare in mare le imbarcazioni dei migranti, il governo ha scelto le nomine dei nuovi direttori Rai, avendo dalla sua parte, così, un altro, forte, spazio comunicativo.

La Rai è la più importante industria culturale del Paese. Nella storia nazionale ha rappresentato una colonna per il progresso del nostro paese. La Rai è stata la maestra di italiano di intere generazioni nate prima e subito dopo la guerra. Lo è stata davvero, se si pensa a “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi. E’ stata la Rai democristiana che piano piano si è evoluta da un’impronta conservatrice e cattolica ad una orientata verso il consumo. E’ sempre stato un forte strumento di educazione e orientamento delle masse. In tempi più recenti anche si è dimostrato essere così.

Editto bulgaro di Silvio Berlusconi

Famoso fu nel 2002 l’editto bulgaro, come l’ha definito la stampa, ovvero la dichiarazione rilasciata da Berlusconi a Sofia come Presidente del Consiglio in merito al lavoro di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. “«L’uso che Biagi… Come si chiama quell’altro? Santoro… Ma l’altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga», affermò l’allora Presidente del Consiglio. Celebre fu la risposta di Biagi che disse: “[…] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri […]”. Di fatto, il ruolo dei tre venne ridimensionato  notevolmente.

La Rai di Renzi

Chi è al governo combatte in questa maniera l’opposizione, più che politica si potrebbe dire culturale. Renzi, dopo la lite in studio con Floris nel 2014, si augurava il che il futuro arrivasse anche alla Rai, poco dopo il giornalista romano approdò a La 7. In quel caso Carlo Freccero parlò di primo editto Renzi e forse pochi ricordano le parole pesantissime che spese sull’allora Presidente del Consiglio. A La Zanzara descrisse Renzi come un uomo assetato di potere, molto più di Berlusconi e come un “cattivo molto lucido”. Dal governo sempre si controlla quello che si dice in Rai e le sue dinamiche amministrative.

Nel 2015 fu approvata la legge Renzi sulla riforma della Rai che prevedeva un ampliamento dei poteri del direttore generale. In quel caso il direttore fu Mario Orfeo. Con i poteri conferitigli da Renzi il direttore generale può nominare direttamente direttori di rete e delle testate giornalistiche, come i telegiornali. Può firmare contratti fino a dieci milioni di euro senza dover consultare il consiglio d’amministrazione. La nomina del direttore generale spetta all’azionista di maggioranza della Rai, cioè il ministero dell’Economia.

La Rai del cambiamento

Anche il nuovo governo ha fatto le sue scelte che si sono trasformate già in azioni concrete. Fabrizio Salini è stato nominato direttore generale, Marcello Foa come presidente. Quella che doveva essere una Rai senza l’interferenza dei partiti, come si augurava Renzi, proprio grazie alla sua riforma è diventata un Tv sempre più governativa e meno parlamentare. Le due nomine più importanti in termini amministrativi sono già molto esplicite della tendenza che assumerà la Tv di Stato. Il nuovo direttore generale, Fabrizio Salini, è stato per anni il vicepresidente di Fox Italia, contribuendo alla nascita di Fox Life e Fox Crime. E’ passato a direttore di Sky Uno e Sky Cinema, poi come amministratore delegato di La7 e ora ricopre la massima carica Rai. Un professionista dal curriculum rispettabile, come quello di Marcello Foa, anche se meno apprezzabili risultano alcune sue posizioni. Foa per anni ha lavorato a Il Giornale, occupandosi di esteri, poi è diventato direttore generale del gruppo editoriale Timedia Holding e del Corriere del Ticino. Sono poco condivisibile alcune sue dichiarazione che sposano le teorie complottiste, sono contrarie alla pratica dei vaccini, ma soprattutto, esprimono vicinanza all’ideologia del gender.

Sono stati scelti, in seguito, i direttori di rete. Teresa De Santis a Rai 1, Carlo Freccero a Rai 2 e Stefano Coletta a Rai 3. Di questi tre nomi quello che ha fatto più rumore è stato Carlo Freccero; nella sua carriera Freccero è stato già direttore di Rai 2 dal 1996 al 2002, ha portato in Rai molte figure vicine alla sinistra e da un po’ di anni si è dichiarato di essere un elettore cinquestelle. Freccero è stato il protagonista della prima mossa partitica in Rai. Il duo comico, Luca e Paolo, pare abbia pagato una gag su Toninelli. Di fatto, la loro trasmissione dopo il Tg, “Quelli che… dopo il Tg” è stata sospesa. Subito alcuni esponenti del Pd si sono fatti sentire, in maniera, forse, anche troppo pesante parlando di “epurazione”, che gli stessi Luca e Paolo hanno definito “esagerati”. Ma trapela, in ogni caso delusione e sconcerto, dalla parole del famoso duo comico che non spiega come una trasmissione con gli ascolti in salita possa essere sospesa. Ora Luca e Paolo restano soltanto a “Quelli che il calcio” perdendo però l’appuntamento serale fisso dalle 21.05 alle 21.20 dopo il telegiornale di Rai 2.

Il direttore di rete, Carlo Freccero ha giudicato fuori luogo parlare di epurazione perché il duo resta comunque su Rai2 e allo stesso modo tendenziose ha definito le accuse che riterrebbero la sospensione di Luca e Paolo essere dovuta alla gag su Toninelli. Freccero, lo stesso che aveva a suo tempo parlato di editto Renzi, si espone ad una decisione che potrebbe essere giudicata fortemente faziosa ma che lui ha argomentato dicendo che è una scelta volta al bene di Rai 2. Il secondo canale nazionale, secondo il suo direttore, non può permettersi di non avere un programma di approfondimento dopo il Tg. Così ha ritenuto opportuno sacrificare la trasmissione del duo comico con Mia Ceran a scapito di un programma di approfondimento che dovrebbe essere organizzato da Gennaro Sangiuliano. Altre sono state le critiche mosse a Freccero, come l’aver smembrato “Nemo” e aver relegato Enrico Lucci in seconda serata. Ora sembra aver avuto problemi anche Baglioni. Il cantante romano avrebbe detto che ci troviamo in tempi difficili e che bloccare 40-50 persone in mare non risolve la crisi migratoria. Parole che non sono piaciute né a Salvini, che ha risposto “canta che ti passa”, né a Teresa De Santis che pare avrebbe lasciato intendere come questo sia l’ultimo festival di Baglioni sotto la sua gestione.

Ma, insomma, nulla di nuovo quello che sta facendo il governo del cambiamento. Quello che è sempre successo in Rai. Un programma che da fastidio, un giornalista che non segue la linea governativa o un comico che fa di più che soltanto ridere viene fatto accomodare fuori o viene ridimensionato il suo ruolo. Anche il nuovo governo si è adeguato a questa pratica. Ora, oltre al predominio sulle piattaforme di social network, si proverà a creare una Rai in sintonia con la prospettiva gialloverde. Perciò, cari telespettatori, ricordate: in tv e alla Rai i prodotti televisivi sono da sempre sottoposti a censura.

 

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