Legge di Bilancio 2019: in cosa consiste e cosa cambia ora dopo l’incontro di Bruxelles

Legge di Bilancio 2019: in cosa consiste e cosa cambia ora dopo l’incontro di Bruxelles

Legge di bilancio

Ogni anno il governo vara la legge di bilancio, tramite la quale comunica al Parlamento quali sono le entrate e le uscite pubbliche e come intende far fronte ad esse, inoltre indica anche gli obiettivi da raggiungere per i successivi tre anni. È prevista dall’articolo 81 della Costituzione. La manovra, altro nome con cui viene indicata la legge, è fondamentale poiché attraverso essa il governo espone pubblicamente in che modo intende sostenere economicamente le proprie riforme e leggi, di conseguenza i mercati reagiscono riguardo all’affidabilità economica dello Stato. Proprio a questo proposito è funzionale far maggiore chiarezza possibile riguardo allo spread, un termine che viene continuamente ripetuto e dal quale pare dipenda l’economia di un intero paese, il nostro.

Cos’è lo spread e perché è così importante

Lo spread è il differenziale, ossia la differenza di valore, tra due obbligazioni di cui una presa come riferimento. In ambito finanziario un’obbligazione è un titolo di debito che un ente privato o pubblico, lo Stato nel nostro caso, emette per avere liquidità immediata, mentre chi lo acquista ha la possibilità, alla scadenza, del ritorno di capitale, ovvero la somma spesa per l’acquisto, più un tasso di interesse su questa somma. In parole povere è una forma di investimento finanziario dal rischio minore per chi l’acquista, poiché non soggetta a quotazione sul mercato azionario, quindi meno tendente all’instabilità, e ad un tasso fisso solitamente stabilito nel momento in cui viene stipulato il contratto di vendita. Lo spread di cui sentiamo continuamente parlare è la differenza di rendimento tra i titoli italiani, Btp, e quelli tedeschi, Bund, questi ultimi presi come misura di riferimento per la stabilità, e quindi “qualità”, dell’economia tedesca, che non a caso hanno un tasso di rendimento estremamente basso se confrontato con gli altri. L’attenzione sullo spread, in particolare quella mediatica, si è notevolmente innalzata dal 2011, poiché in un certo senso misura il grado di rischio dell’economia di uno Stato. Più concretamente quando lo spread aumenta, allo stesso modo aumenta il rischio dell’investimento fatto sui titoli italiani, quindi gli investitori tendono a vendere i propri titoli ed ovviamente a comprarne di meno. Per cercare di riparare il “guasto” lo Stato italiano aumenta il tasso di rendimento, ma in questo modo aumenta la cifra che dovrà pagare e di conseguenza il debito pubblico. Le banche, ad esempio, sono le principali acquirenti dei titoli di Stato, dunque se si perde fiducia nei titoli italiani la si perde anche nel suo sistema bancario. A questo punto le banche allora devono spendere più soldi per finanziarsi e qui si innesca il meccanismo che fa sì che dallo spread dipenda anche il costo di un mutuo per un privato cittadino.

Prima manovra del governo gialloverde

Il governo a doppia trazione 5 Stelle – Lega aveva inviato alla Commissione Europea il 23 ottobre il primo documento riguardo alla manovra. In esso erano contenute le misure economiche necessarie a coprire i punti principali, ma non solo, del contratto di governo: Pace Fiscale, stop all’aumento dell’Iva, Quota 100, Reddito di Cittadinanza e Flat Tax. Queste le cifre precise per le coperture necessarie nella legge di bilancio (via TPI): maggiori entrate per 7,9 miliardi: banche, svalutazione crediti, condono; taglio spese per 3,6 miliardi, di cui solo 2,5 miliardi dalla spending review e riprogrammazione di fondi per 1 miliardo: in totale 11,6 miliardi di coperture che insieme a 21,7 di deficit vanno a coprire i 33,4 miliardi complessivi della manovra; maggiori spese per 19,9 miliardi: quota 100 per 6,7 miliardi, reddito di cittadinanza per altri 6,7 miliardi, investimenti per 3,4 miliardi, pubblico impiego 0,5 miliardi, politiche invariate 2,5 miliardi; minori entrate per 13,4 miliardi (con la presenza della sterilizzazione dell’Iva che conta 12,3 miliardi). Con questa manovra il governo ha deciso volontariamente di fissare il rapporto deficit/pil al 2,4%, anche contro i pareri del proprio Ministro dell’Economia e delle Finanze Tria.

Bocciatura europea: incontro Conte-Juncker e nuovo deficit al 2,04%

Com’era già stato previsto la manovra è stata bocciata dalla Commissione Europea. Il ministro Tria avrebbe infatti voluto tenere il rapporto deificit/pil al massimo al 2%, specialmente per mantenere buoni rapporti con l’Unione Europea, organo con il quale il nuovo governo italiano ha da subito mostrato una posizione di ostilità. Il deficit, nello specifico, è la differenza tra le entrate e le uscite dei bilanci dello Stato e viene espresso nella percentuale indicata dal suo rapporto con il prodotto interno lordo. Le regole per decidere le cifre del deficit sono decise dal Trattato di Maastricht del 1992, per il quale il rapporto non può superare il 3%. Dal 2012, inoltre, con il Patto di Bilancio è stato imposto di portare negli anni successivi il deficit verso lo 0% al fine di raggiungere il Pareggio di Bilancio, inserito anche nella Costituzione. Con la manovra del 2019 l’Italia avrebbe dovuto far diminuire il proprio rapporto deficit/pil di un ulteriore 0,6%. La Commissione Europea ha dunque bocciato la manovra totalmente, obbligando così l’Italia ad inviare un nuovo documento entro le tre settimane successive, queste le parole del vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis: «L’eurozona è costruita su stretti legami di fiducia in cui le regole valgono per tutti. Quando la fiducia viene erosa, tutti gli stati membri vengono danneggiati, la nostra Unione viene danneggiata», aggiungendo poi che l’Italia ha il debito pubblico più alto. Nello specifico l’UE boccia l’abolizione della riforma Fornero, poiché “puntella la sostenibilità del debito” e la pace fiscale può scoraggiare una già precaria adesione alle regole fiscali. Nel caso in cui l’Italia non si adeguasse dunque alle correzioni imposte dall’Unione potrebbe incorrere nella procedura d’infrazione. Due giorni fa a Bruxelles il Presidente del Consiglio ha incontrato Juncker, Dombrovskis e Moscovici presentando una nuova proposta con un nuovo deficit al 2,04%, in cui si risparmiano 3,5 miliardi di euro. Nelle ultime ore però, Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici, ha definito ancora non sufficienti le correzioni apportate alla manovra. Ciò nonostante lo spread non è aumentato ulteriormente, scendendo ulteriormente a quota 268 punti, mentre il rendimento dei Btp si è attestato al 2,9%, non sforando la soglia allarmante del 3%. Non si è ancora giunti quindi ad una soluzione definitiva con cui la Commissione sia d’accordo.

L’elettorato del governo si sente tradito

Nei primi giorni che hanno seguito l’uscita della manovra, in risposta ai legittimi dubbi relativi all’approvazione da parte dell’Unione Europea, i maggiori esponenti del governo hanno intonato toni spavaldi con cui sostanzialmente affermavano di salvaguardare la volontà del popolo italiano, anche se ciò richiedeva lo scontro con l’UE. Salvini, ad esempio, utilizzando un linguaggio per lui tipico, aveva dichiarato con un tweet: «Io voglio che gli italiani tornino a vivere, smontando la legge Fornero e riducendo le tasse. Perché l’Europa me lo vuole impedire???». Tuttavia i risvolti degli ultimi giorni, come i viaggi organizzati in fretta del Presidente Conte verso Bruxelles con l’obiettivo di tranquillizzare i vertici UE riguardo all’economia italiana e le correzioni apportate alla manovra hanno fatto storcere il naso a molti elettori che hanno trasmesso il loro malcontento sui social network. In molti infatti si sono infatti sentiti traditi dal comportamento attuale del governo che è passato da una lotta cruda e pura contro le regole dell’Unione Europea a quello che pare un vero e proprio adeguamento.

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