Chieti: il “Comitato Locale Acqua” lancia l’allarme

Le liberalizzazioni previste dal  Governo Monti mettono a rischio la vittoria dei  referendum

Un appello lanciato dal Comitato locale Acqua e Beni Comuni di Chieti ai circa 25.000 elettori del referendum:
”Bisogna prendere coscienza del fatto che l’eccezionale vittoria democratica del referendum sull’acqua rischia di essere vanificata dalle cosiddette liberalizzazioni programmate dal Governo Monti”.

Il Comitato Locale Acqua di Chieti, per mezzo del suo portavoce Luciano Di Tizio, dichiara agli organi di stampa:
“la gestione dell’acqua è oggi affidata a una legge regionale, assurdamente varata alla vigilia del referendum, senza aspettarne l’esito, e comunque mal costruita. Sulla base di quella legge Chieti, insieme a diversi altri Comuni della sua provincia e ad alcuni Comuni del Teramano, non può esprimere il proprio voto sulla gestione e programmazione del Servizio Idrico Integrato. Nell’assemblea dei sindaci della Provincia di Chieti, il Comune di Chieti non ha potuto votare il Piano d’Ambito che programma gli investimenti sino al 2027 perché la SpA a capitale pubblico che gestisce il servizio nel territorio teatino, la Sasi, non fornisce acqua al capoluogo.
Ma il Comune di Chieti – precisa il Comitato tramite Luciano Di Tizio – non ha voto neppure negli Assi di Pescara, perché è in un’altra provincia, benché sia il gestore del pescarese, l’Aca, a rifornirla. Gestione e investimenti condizionati per quasi trent’anni con un capoluogo di provincia nonché città tra le più popolate d’Abruzzo impossibilitata a far pesare le proprie scelte: ci si aspetterebbe una fiera protesta e invece nelle più recenti assemblee Sasi, a Santa Maria Imbaro per il Chietino e a Pescara, il Comune di Chieti ha brillato per la sua assenza.
A tal proposito del Comune di Chieti il Comitato rammenta che il Wwf in data1 luglio 2010 ha recapitato al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale una petizione firmata da più di mille abitanti di Chieti, chiedendo di inserire nello Statuto Comunale il principio fondamentale:
 «diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico. Una richiesta da allora mai portata all’esame del Consiglio comunale. nel caso dell’acqua liberalizzare significa regalare ai privati un bene comune in regime di monopolio di fatto. In Abruzzo, dice il Comitato, la gestione dell’acqua e’ affidata a una legge regionale, assurdamente varata alla vigilia del referendum”.

Loris Tarli

19 gennaio 2012

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