Processo crollo casa dello studente: udienza preliminare incentrata su super perizia di 1300 pagine

L’Aquila, 5 novembre 2011 “L’intensità del sisma non è stata l’unica causa del crollo…. se l’edificio fosse stato adeguato nel corso degli anni non sarebbe crollato” – questo il succo della super perizia di 1300 pagine predisposta dalla consulente Gabriella Mulas, docente del dipartimento di Ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, chiamata dal tribunale a fornire una risposta in merito all’accertamento delle cause del crollo della Casa dello studente di via XX settembre, l’incidenza del terremoto e, infine, la ricostruzione dell’iter amministrativo dell’immobile dal momento della sua realizzazione fino al 6 aprile 2009.

Oltre 50 le parti civili che si sono costituite nel processo riguardante il crollo della struttura, in cui morirono otto studenti mentre altri riportarono traumi fisici e psicologici. L’udienza preliminare del Processo si è svolta tutta intorno alla perizia, predisposta dal consulente del Gup e realizzata anche grazie alla collaborazione di Polizia e Corpo forestale dello Stato, che hanno fornito un contributo decisivo per l’effettuazione di numerosi sopralluoghi.

Dalla perizia può trarsi un’unica conclusione, ovvero che: ‘”la casa dello studente non sarebbe crollata la notte del 6 aprile del 2009, se l’edificio fosse stato sistemato, adeguato, curato negli anni in relazione alle leggi che si sono succedute’”. Secondo quanto riportato nella perizia, infatti “L’intensità del sisma non è stata l’unica causa del crollo. Il palazzo è stato costruito secondo le regole dell’epoca, ma se fosse stato adeguato nel corso degli anni non sarebbe crollato. L’evento iniziatore del crollo è stato il cedimento dei pilastri dei telai dell’ala Nord”.

Secondo l’ingegnere Mulas: “Le cause del crollo della Casa dello Studente sono da ricercare nell’errore progettuale iniziale che ha visto sia una valutazione errata dei carichi e delle forze che agivano sull’edificio, sia una progettazione errata degli elementi resistenti che dovevano essere posizionati all’interno dell’edificio stesso. Quindi un progetto che non andava bene ha causato il collasso dei pilastri del piano terra che, in cascata, ha causato il collasso della zona che interfaccia tra l’ala crollata ed il resto dell’edificio. Il collasso è stato gravato sia dall’irregolarità della geometria strutturale, sia dall’inserimento in fase di restauro di una parete non strutturale che ha interagito in maniera profonda con gli elementi strutturali e quindi ha gravato sulle conseguenze del crollo della Casa dello Studente. Non ci sono responsabilità sui materiali che erano di qualità scadente e comunque anche se fossero stati di qualità ottima non sarebbero stati sufficienti a colmare il deficit”.

Undici le persone sotto accusa per omicidio colposo, lesioni e disastro colposo: Claudio Botta, l’ingegnere progettista della struttura; Giorgio Gaudiano, il responsabile del collaudo per l’acquisto dello stabile da parte del Consiglio di amministrazione dell’opera universitaria dell’Aquila nel 1977; Walter Navarra, l’ingegnere incaricato del cambio di destinazione d’uso dello stabile; Carlo Giovani, direttore dei lavori per conto della Regione Abruzzo; Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, progettisti e direttori dei lavori di ristrutturazione dello stabile; Massimiliano Andreassi, progettista e direttore dei lavori di restauro incaricato dei controlli; Pietro Sebastiani, responsabile dell’area tecnica dell’Azienda per il diritto allo studio universitario, Presidente della commissione di collaudo dei lavori di ristrutturazione; Luca Valente, direttore dell’Azienda per il diritto agli studi universitari dell’Aquila e Luca D’Innocenzo, presidente dimissionario dell’Adsu.

 

di Patrizia Tarli

5 novembre 2011

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