La Regione Abruzzo non ricorre al Tar ed è rischio nuove trivelle

di Loris Tarli

Per il Comitato Emergenza Ambiente Abruzzo il rischio di avere nuove trivelle in Adriatico si fa più vicino e concreto – i membri del Comitato hanno, infatti, dichiarato che: “Chiodi e la sua maggioranza hanno definitivamente buttato giù la maschera e si sono rivelati per quello che sono: alle parole a favore della tutela dell’ambiente pronunciate dagli organi di partito non hanno fatto seguire un bel niente sul piano amministrativo”. Si tratta di una decisione grave anche se non inaspettata – considerando che la Regione Abruzzo, sebbene invitata in due occasioni –  rispettivamente il 27/4/2010 ed il 19/5/2010 – ad esprimersi sui contenuti del discusso decreto del Ministero dell’Ambiente, non ha espresso alcun parere.

Il Comitato ci ha spiegato che le rivelazioni sismiche verranno fatte molto probabilmente con l’ausilio di piccole esplosioni nel sottosuolo col fine di accertare elementi sulla presenza di petrolio. L’attività di ricerca collegata all’Istanza di Permesso di Ricerca per Idrocarburi interesserà circa 730 chilometri quadrati, situati a circa 40 chilometri dalla costa abruzzese.

Emergenza Ambiente alza la polemica: “grave ed incomprensibile ma ce lo aspettavamo” – questo è stato il commento rassegnato dell’associazione in merito alla decisione della Regione Abruzzo di non ricorrere entro i termini stabiliti per legge al Tar contro il decreto del 29 marzo scorso – con il quale il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha espresso giudizio positivo in merito alla compatibilità ambientale di un programma di lavori per la ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico, al largo delle coste della Regione Abruzzo, da parte della società Petroceltic.

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