Terzo Tempo, quando il “noi” sposta la solitudine più in là
Se siete boomer, non potete perdervi un gradevolissimo, ironico e divertente spettacolo al Teatro Franco Parenti di Milano sino al 7 giugno 2026: Terzo Tempo, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Lidia Ravera che firma la drammaturgia. Regia e luci sono di Emanuela Giordano.
In scena una a tratti fanciullesca Lucia Vasini con lo scanzonato Paolo Hendel e i vitali Viola Lucio e Marco Mavaracchio.
Il titolo rimanda al linguaggio sportivo. Il terzo tempo nel rugby, è dedicato alla riconciliazione tra le due squadre per annullare la tensione dello scontro e ritrovarsi con la propria finitezza umana attorno ad una tavola imbandita.
Metaforicamente dunque, questo Terzo Tempo potrebbe essere il tempo della riconciliazione di una vecchia coppia, che ha visto la barca dell’amore infrangersi contro la grigia quotidianità degli anni passati insieme.
Il lavoro può essere anche letto in negativo rispetto a Coppia aperta, quasi spalancata, di Franca Rame e Fo del 1983.
Lo ricordate? Era una critica feroce al marito borghese che per giustificare le sue infedeltà, travisava il percorso di consapevolezza intrapreso dalla donna nei mitici anni 70, proponendo alla moglie ancora impigliata nei lacci di morale e religione, la coppia aperta. Quando la moglie dapprima restia, evolve, si emancipa, e arriva anche ad avere un compagno, lui impazzisce.
In Terzo Tempo sembra capovolgersi la situazione. Ma non c’è cinismo, né giudizio, anzi. Uno sguardo ironico e indulgente ci avvolge. Anche se, tra una risata e l’altra, si insinua una nota agrodolce: dove sono finiti l’utopia di pacifica rivoluzione sociale di fine anni ’60 inizi ’70 e gli ideali di una generazione che cercava insieme alternative culturali e spirituali?
Ora che abbiamo raggiunto una libertà sessuale paritaria, davvero fatichiamo ancora ad ammettere che da soli non ci bastiamo, che abbiamo bisogno dello sguardo, dell’abbraccio, dell’amore del partner?
La storia, su una scena austera di Stefano Zullo che resta praticamente invariata, è quella di Costanza e Domenico. Regalano al pubblico una divertente recitazione metateatrale, uscendo ogni tanto dal personaggio.
Sono separati di fatto ma continuano a vedersi con regolarità. Lei ha voluto la separazione per timore di doversi specchiare nel declino fisico e mentale del marito. Ha infatti paura di invecchiare.
Lui la trova sicuramente egocentrica, egoista, con un arsenale pieno di trucchetti per falsare la realtà. Ma in fondo la ama da sempre e le dà sempre ragione. Non per pigrizia mentale, come dice il figlio.
Ma perché sa, che lui con lei fanno insieme quel “noi” capace di spostare la solitudine più in là.
E che anche questo Terzo Tempo se vissuto con intelligenza e sentimento, può offrire un tempo fantastico.
Lei però non vuole ammettere di aver bisogno di lui. In un rigurgito sessantottino pensa di ricreare una sorta di “comune geriatrica”, stile Woodstock, con vecchi compagni universitari per leggere, discutere, alimentare il senso civico ormai relegato solo a fare la differenziata. E anche l’amore libero, perché no!
Quando però lei scopre che lui ha trovato “uno strumento” per affrontare “la detestata soglia di vecchiezza”, il suo mondo si frantuma. Per poi però ricomporsi nel migliore dei modi.
20 maggio – 7 giugno 2026 | Sala Grande
Terzo Tempo
di Lidia Ravera
liberamente ispirato all’omonimo romanzo Ed. Bompiani
drammaturgia Lidia Ravera e Emanuela Giordano
regia e luci Emanuela Giordano
con Lucia Vasini, Paolo Hendel, Viola Lucio, Marco Mavaracchio
scene Stefano Zullo
costumi realizzati da Simona Dondoni – sartoria del Teatro Franco Parenti
produzione Teatro Franco Parenti in coproduzione con Agidi
Rassegna La Grande Età, insieme grazie a Fondazione Ravasi Garzanti
durata 1h30 minuti
Teatro Franco Parenti,
Info e Biglietteria: Via Pier Lombardo 14 – 02 59995206 biglietteria@teatrofrancoparenti.it http://www.teatrofrancoparenti.it




