Breve enciclopedia delle porte: la vulnerabilità in sala d’aspetto

A giugno 2026 i Gordi, dopo aver attraversato tanti confini geografici tornano al Teatro Parenti di Milano.
Sono infatti stati al Coronet Theatre di Londra, in Turchia, al Black Sea International Theatre Festival di Trabzon, ed invitati al Puppet Festival a New York con i loro lavori che affidano al gesto, più che alla parola, la loro poetica teatrale.
Dal 16 al 21 giugno 2026 hanno portato al Parenti Breve enciclopedia delle porte, uno spettacolo che fotografa la porta come passaggio, soglia, confine.
Il lavoro nasce da una residenza per Go!25, evento culturale e laboratorio di futuro molto importante, organizzato da Gorizia e Nuova Gorica, divenute congiuntamente nel 2025, Capitale Europea della Cultura trasfrontaliera.
Il territorio di Gorizia è stato storicamente segnato da sconvolgimenti politici e territoriali. Per secoli sotto l’Impero Asburgico, venne annessa all’Italia dopo la prima guerra mondiale. L’italianizzazione forzata imposta dai fascisti, ne amputò la multiculturalità linguistica, sociale e di tradizioni.
Dopo la seconda guerra mondiale Gorizia e il territorio circostante fu poi diviso in due da un confine tracciato a tavolino da un trattato di “pace” che intendeva separare il mondo capitalista da quello dell’est.
Furono così divisi in due, giardini, proprietà, perfino il piazzale della stazione.
Col trattato di Parigi del 1947 infatti, la vecchia città storica di Gorizia rimase all’Italia, mentre sui territori circostanti il maresciallo Tito fondò una nuova città, divisa da filo spinato sul confine, diventato presto simbolo di separazione ideologica e guerra fredda. Senza contare l’ombra delle foibe tra i calanchi di questa terra di mezzo.
Colpisce quindi la grande umiltà di questo collettivo che non si è lasciato suggestionare da temi roboanti, maestosi o retorici sul confine.
Non ha infatti cercato la grandiosità attraverso avvenimenti storici o mitologici, non ha voluto caricarsi di un dolore che non era il suo.
Consapevole che il proprio sguardo non possiede verità assoluta, ha voluto fotografare con grande compassione, momenti della nostra umanità sempre in movimento che cambia a seconda di dove si colloca.
Proprio come in una tela impressionista il soggetto ( pensate al ponte di Giverny o alle ninfee) diventa quasi un pretesto per catturare la luce, i suoi riflessi e l’atmosfera che crea, il regista fotografa con tante istantanee la varietà umana che cambia a seconda che stia da una parte o l’altra della soglia della porta.
In scena i bravissimi Cecilia Campanini, Claudia Caldarano, Giovanni Longhin, Andrea Panicati, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza.
Gli attori si muovono in una grande sala d’aspetto, passano, corrono, leggono, si siedono.
Un lungo corridoio li separa dalle porte che devono varcare per entrare in studi medici o veterinari.
La tecnologia, sino a quando funziona, stabilisce l’ordine attraverso i numeri di accesso. Poi sembra beffarsi di tutti e, anarchicamente e senza logica, manda immagini di tutti i tipi, da scene di calcio a buffi pinguini.
C’è anche l’escluso. A lui è preclusa qualsiasi possibilità di varcare una soglia.
Ha perso la memoria e forse per questo è l’unico a prodigarsi nell’aiutare gli altri. Anche nel suo caso però, non c’è giudizio, denuncia o accusa verso una società “degli scarti”.
I protagonisti si incrociano spaesati, distratti, portando, tra tragicità e comicità, paure, destini, speranze, nevrosi. Tutta la fatica del loro quotidiano è amplificata dalla tensione dell’attesa della risposta che riceveranno una volta passata la soglia del medico, o del veterinario.
Ma neanche chi sta dall’altra parte è esente da “il mestiere di vivere”, amplificato dal sentirsi in balia di una macchina tecnologica che avanza a nostra insaputa, che ci spinge all’azione, alla performance, alla velocità. Che ha bisogno di nutrirsi di profitti e non ha sentimenti umani.
Se in Furore (Steinbeck), la banca aveva ancora un braccio concreto e visibile, il trattore e eventualmente, almeno in teoria, persone fisiche su cui poteva ricadere la responsabilità, oggi che si parla di dare personalità giuridica a società interamente gestite da agenti di intelligenza artificiale, la macchina ci fa sentire sgomenti, privi di controllo democratico, normativo, sociale.
Ricordiamo che dal 7 al 12 luglio i Gordi sono al Teatro Parenti con Pandora spettacolo sull’umanità che si muove tra bagni pubblici con il suo carico di comicità e tragedia





