PEPPERED – Meglio l’immortalità o un lavoro stabile?
Siete ad un colloquio di lavoro. L’ennesimo posto da stagista sottopagato il cui compito medio è quello di portare il caffè giusto alla persona giusta.
D’un tratto, le TV all’interno dell’ufficio proclamano con urgenza: l’eroe che ha confinato il Dio della Morte nella sua prigione per 99 anni, conferendo l’immortalità a tutto il mondo, non si è presentato all’annuale rito per rinnovare la prigionia della divinità.
Questo significa, a tutti gli effetti, che il Dio della Morte sta per tornare… E nessuno sembra intenzionato a fare nulla per evitarlo?
Questo è l’incipit di PEPPERED, un “Platformer Esistenziale” (così lo definiscono gli sviluppatori) sviluppato da sole quattro persone ed uscito lo scorso 7 Aprile su Steam.
Fra Risate e Pensieri
Come il titolo potrebbe suggerire, l’obiettivo di PEPPERED è quello di portare il giocatore a ragionare su un piano un po’ più profondo rispetto alla norma: dietro una non troppo velata critica al capitalismo e ai regimi totalitari si celano dei ragionamenti peculiari ed esistenzialisti, che portano al giocatore a ponderare argomenti quali la crescita in ambienti familiari tossici, l’indottrinamento dei mass media e il senso stesso della vita, dell’immortalità e della natura dell’uomo.

Attenzione però! Per quanto gli argomenti trattati siano seri, PEPPERED dimostra uno straordinario talento nel farlo con ironia: la qualità migliore qualità del gioco è proprio la capacità di prendere in giro e prendersi in giro. Buffo, irriverente e non-sense sono solo alcuni degli aggettivi perfetti per descrivere i dialoghi, i personaggi e gli eventi di questo titolo che, come senso dell’umorismo, mi ha ricordato opere come Undertale o il nostrano tERRORbane. Assolutamente valido anche per chi è semplicemente alla ricerca di una risata facile.
Questo Platform ha un po’ troppo… Golf?
Per quanto il gameplay di PEPPERED possa rivelarsi a tratti divertente e stimolante, temo che sia inevitabile descriverla come una di quelle opere che è più affascinante da seguire, piuttosto che da giocare.
La maggior parte del gioco, nella parte iniziale, è costituita da un platforming abbastanza di vecchio stampo: salta, schiva, scivola ed evita ostacoli, proiettili e nemici per raggiungere la zona successiva. Spesso queste aree sono piuttosto grezze e si nota una certa necessità di trial and error per poter completare ogni quadro.

L’avventura, nel suo complesso, può variare parecchio in base alle scelte prese dal giocatore, ma generalmente non richiede più di 3 o 4 ore di gioco. Come spiegano anche i trailer, ogni run ha una sola possibilità: prendere una scelta piuttosto che un’altra, perdere contro un boss, fallire nel convincere una persona… Ognuna di queste opzioni reindirizza il giocatore verso uno dei diversi finali (all’incirca una decina), e non sarà possibile tornare indietro in alcun modo, se non ricominciando da capo il gioco.
Seguendo la route più importante, ovvero quella che racconta con precisione ciò che ne è stato dell’eroe che ha fermato il Dio della Morte e del perché abbia fatto ciò che ha fatto, richiede di passare all’incirca metà del tempo a giocare a golf.
Non voglio aggiungere altro, cercando di evitare spoiler, ma devo dire con tutta onestà che ho anche trovato particolarmente tedioso il dover proseguire per svariate decine di livelli di questo genere prima di completare la run. Davvero non necessario, e a parer mio persino meno divertente della parte platform (che già di suo non brillava particolarmente).

Rimane comunque un’opera valida?
Per quanto i selling point di PEPPERED risiedano sicuramente più nella trama e nella sua grafica pixel-art variopinta e affascinante, piuttosto che nel suo gameplay, il titolo di Mostly Games rimane comunque un affascinante e particolare tentativo di raccontare qualcosa di interessante con un approccio decisamente nuovo.
Vale la pena stringere i denti durante le fasi di platform e sì, addirittura durante le numerose buche da golf, pur di scoprire quello che l’opera del team tedesco ha da offrire in ognuna delle sue sfaccettature.




