Agosto a Osage County: risate da apocalisse
Con Agosto a Osage County, che dal 16 al 21 Gennaio 2024 al Teatro Franco Parenti di Milano ha fatto il tutto esaurito, Filippo Dini ci fa fare un tuffo crudele nell’America più profonda, che pare aver perso, oltre a qualsiasi punto di riferimento, anche “il diritto alla ricerca della felicità”.
La pièce caustica, ma sorprendentemente brillante firmata dal drammaturgo americano nativo della regione Tracy Letts, gli è valsa nel 2008 il premio Pulitzer.
Siamo in estate, tra le piane aride e sconfinate dell’Oklahoma, terra della tribù indiana degli Osage. Il caldo è insopportabile, ci muoiono anche i pappagallini tropicali. É la terra morta dei cactus, dove si gira attorno al fico d’India alle 5 di mattina dice Beverly, Fabrizio Contri, patriarca della famiglia Weston, riportando i versi di Uomini Vuoti di Eliot.
Lo dice a Johnna, Valentina Spalletta Tavella, la ragazza nativa americana appena assunta per portare avanti faccende e incombenze domestiche. Né lui, ormai alcolista nonostante un passato di successo, né la moglie, ora dipendente da droghe e con un cancro alla bocca, ne sono infatti capaci.
Quando lui qualche giorno dopo scompare misteriosamente, le tre figlie adulte, dalle vite non riuscite, tornano dopo tanti anni di assenza nella vecchia casa di famiglia per stare vicino alla madre Violet, Anna Bonaiuto.
Sono: Barbara (Manuela Mandracchia), con marito (Dini stesso) e figlia adolescente, Karen (Valeria Angelozzi) col futuro marito (Fulvio Pepe) ed Ivy (Stefania Medri). Arriva anche la petulante sorella di Violet, (Orietta Notari) con marito (Andrea di Casa) e figlio quasi quarantenne (Edoardo Sogente) che regalerà un momento di canto e ballo liberatorio.
I tanti personaggi e i loro destini si incrociano quindi nel punto geografico e temporale indicato già nel titolo. Ma le loro posizioni personali ed emotive non sono precise come le menzionate coordinate.
Poco a poco, tra gli intrecci dei presenti, si svela infatti la trama di una famiglia disfunzionale tenuta insieme da tensioni, violenza, silenzi, gelosie.
Centro propulsore è la distruttività della madre tirannica, che si irradia come un vento mortifero sulle tre generazioni del clan familiare.
É lei con le sue antiche ferite mai curate, a spingere su un terreno minato le figlie.
La deflagrazione feroce di verità nascoste, rabbia per vite rubate, segreti, scoppia a tavola dopo il funerale, mostrando un dramma familiare collettivo.
Ricorda Festen, o le Tre Sorelle russe. Tutti ostaggi di un passato opprimente con la voglia di scappare lontano.
Ci si stupisce però, perché ne risulta uno spettacolo brillante, effervescente, caleidoscopico, godibilissimo, malgrado sia un dramma psicologico intenso di quasi tre ore.
Filippo Dini, anche attore in scena e Carlo Orlando, lo orchestrano a meraviglia, con tempi serrati, ritratti in movimento e movimenti delle belle scene ( Gregorio Zurla) che ruotano come “intorno ai cactus” e a tratti sembrano inghiottire i bravissimi attori.
Si ride per un umorismo diffuso e anche là dove il grottesco e il dramma emergono dirompenti, incomprensibilmente resta sempre spazio per una sorta di risata da apocalisse.
Che arriva, “non con uno schianto, ma con un lamento”. E porta con sé un alito di pietà.
Lo spettacolo continuerà a Napoli, al Teatro Bellini, la sua fortunata tournée.
Teatro Franco Parenti,
Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Agosto a Osage County
di Tracy Letts
traduzione Monica Capuani
regia Filippo Dini
con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Filippo Dini, Fabrizio Contri, Orietta Notari, Andrea Di Casa, Fulvio Pepe, Stefania Medri, Valeria Angelozzi, Edoardo Sorgente, Caterina Tieghi, Valentina Spaletta Tavella
dramaturg e aiuto regia Carlo Orlando
scene Gregorio Zurla
costumi Alessio Rosati
luci Pasquale Mari
musiche Aleph Viola
suono Claudio Tortorici
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
durata 2 h 45’




