BlackTail – Folklore Slavo raccontato… male
Quando è stato mostrato alla Gamescom 2022, BlackTail ha lasciato un’impressione piuttosto profonda su molti videogiocatori. Colori vivaci e personaggi fiabeschi contrapposti a una soundtrack ansiogena e una trama cupa e grottesca, più che abbastanza per stuzzicare i palati più raffinati dei giocatori indie.
A distanza di alcuni mesi il gioco sviluppato da Parasight e pubblicato da Focus Entertainment è finalmente uscito per Xbox Series X|S, PS5 e PC, e noi abbiamo avuto la possibilità di provarlo in anteprima.
Esplorare il folklore slavo
BlackTail ripercorre la storia di Baba Jaga, un personaggio della mitologia est-europea peculiare e ambivalente: in alcune storie viene considerata una strega cattiva che intenzionalmente rimuove i sentieri nei boschi e rapisce bambini per mangiarli, in altre è una sorta di consigliera che aiuta l’eroe.
Questa peculiarità viene riproposta all’interno del gioco, consentendo al giocatore di decidere tramite le sue azioni e un sistema di karma positivo o negativo se essere una strega buona o una strega cattiva. Questo si traduce, a livello di gameplay, in uno skill tree con alcune differenze fra una versione e l’altra, oltre che opzioni di dialogo diversificate in base alle scelte compiute in precedenza.
Se questo è un lato positivo del gioco e favorisce run aggiuntive, altrettanto non si può purtroppo dire della trama vera e propria: il comportamento dei personaggi non è ben strutturato e gli avvenimenti sono talvolta addirittura incomprensibili, fra ricordi mistificati come eventi onirici in cui non si riesce a scindere la realtà dalla fantasia (il che di certo non sprona il giocatore a proseguire). BlackTail risulta infatti, per buona parte, criptico per il puro gusto di esserlo, andando a minare l’esperienza di gioco più di quanto ne vada a giovare.
Anche per quanto riguarda i personaggi secondari forse sarebbe stato più apprezzabile qualche spiegazione in più, in quanto ho avuto l’impressione che il gioco desse per scontata la conoscenza pregressa della maggior parte dei personaggi che, presumo, appartengano in qualche modo al folklore slavo.
Nonostante questo, un plauso va comunque fatto alle doppiatrici della protagonista e della voce che la segue, le cui performance sono sicuramente uno dei punti forti del gioco.

Frecce, magie e nemici scomodi
Se la parte narrativa meriterebbe di essere curato un po’ meglio, il lato gameplay è purtroppo completamente da rivedere.
Il sistema di combattimento si basa su arco e frecce, con l’aggiunta di piccole (seppur utili) magie poco dopo l’inizio del gioco. La tipologia di frecce e magie aumenta man mano che il giocatore prosegue, ma purtroppo il gameplay rimane ripetitivo e legnoso pure in fasi più avanzate del gioco.
Anche i nemici non sono da meno: i loro comportamenti sono basilari, limitandosi per la maggior parte ad aggredire la protagonista gettandosi contro di essa o lanciando oggetti dalla distanza senza ragionare più di tanto; il loro bilanciamento è altrettanto da rivedere, considerando che alcuni nemici arriveranno a rimuovere il 60/70% della barra degli HP con un solo attacco se il giocatore non fosse interessato ad esplorare più di tanto il mondo di gioco e, di conseguenza, non trovasse potenziamenti. Come se non bastasse, i nemici sconfitti non conferiranno esperienza e quel poco di loot che otterremo da loro sarà irrisorio, il che contribuirà a rendere gli scontri nient’altro che fastidiose interruzioni.
Il combattimento non è, purtroppo, l’unico problema, in quanto la comprensibilità a tutto tondo risulta carente: ad un certo punto il giocatore si imbatterà, ad esempio, in un puzzle che richiede la risoluzione dei semplici indovinelli, ma senza spiegare al giocatore IN CHE MODO dare la risposta. Allo stesso modo la UI non spiega che basta premere un tasto per riempire la faretra di frecce, proprio come all’inizio non è facile capire che il cammino indicato dal gioco non è precisamente quello da seguire e capiterà invece spesso di doversi allontanare di centinaia di metri.
Altrettanto difficile risulta, infine, riuscire a localizzare i gufetti presenti all’interno della mappa e necessari per i power-up che, dopo essere stati colpiti, rotolano via e spariscono ogni tanto fra la vegetazione. Apprezzabile, tuttavia, il fatto che le anime dei gufetti indicano al giocatore qual è l’obiettivo attuale una volta abbattuti tramite alcune semplici linee di dialogo, rendendo più facile capire come proseguire.

Mancanza di qualità
Il comparto tecnico risulta a sua volta migliorabile, principalmente sul punto di vista artistico (anche se è comprensibile, considerando la natura indie del titolo): il caricamento iniziale si aggira attorno agli 8 secondi su PS5 e il framerate rimane stabile sia durante l’esplorazione che durante i combattimenti, anche quelli con nemici enormi o in gruppi numerosi, mentre c’è ancora del lavoro da fare in merito alla qualità dei modelli e delle texture, nonostante la palette cromatica satura e variegata aiuta ad avere una buona impressione a colpo d’occhio.
Tirando le somme: per quanto le basi a livello narrativo e artistico siano interessanti, BlackTail non è all’altezza delle aspettative. Al netto di alcune idee carine, come la possibilità di muoversi a grandi distanze tramite i portali da colpire con le frecce e un voice acting notevole, il gioco è criptico e complesso senza una buona ragione e spesso non segue le più basiche regole del game design, offrendo un’esperienza non soddisfacente, se non addirittura frustrante.
La prima opera di Parasight risulta quindi carente sotto numerosi punti di vista, troppi per considerarlo un titolo divertente e apprezzabile. Speriamo quindi che questa avventura sia servita al team per ottenere l’esperienza necessaria per poter sviluppare, in futuro, un nuovo titolo degno di nota.




