Com’è davvero Dante’s Inferno?
Nonostante il cambio di stile avvenuto nel 2018, la serie di God of War viene ricordata ancora per quanto di buono fatto dal vecchio stile Hack ‘n’ Slash.
L’epoca in cui Kratos era un furioso sterminatore degli dei dell’Olimpo e di altre creature della mitologia greca, enfatizzata definitivamente da God of War III.
Il terzo capitolo della “trilogia classica” potrebbe essere considerato come il titolo che ha impresso Kratos nella cultura pop, e in quello stesso periodo arrivava sul mercato un videogioco dello stesso genere che ancora oggi viene ricordato con piacere.
Si tratta di Dante’s Inferno, prodotto da Electronic Arts e sviluppato dalla compianta Visceral Games.
Per anni si è atteso un sequel ma la speranza è andata sempre più ad affievolirsi, fino a sparire del tutto (o forse no?) con la chiusura di Visceral Games nel 2017.
God of War III ha contribuito fortemente a cambiare la percezione della serie di God of War nella cultura di massa: potrebbero i dodici anni trascorsi aver fatto lo stesso con Dante’s Inferno?
La Selva Oscura
Il Dante di questa storia è anch’esso un fiorentino ma non un poeta, bensì un crociato, talmente devoto da cucirsi una croce di stoffa direttamente sul torso.
Nonostante la sua abilità in battaglia, Dante riceve una pugnalata mortale alle spalle durante un conflitto nella città di Acri, ritrovandosi così dinanzi alla morte in persona.
Incredibilmente, Dante rifiuta la sua sorte e riesce a sconfiggere la morte in combattimento, riuscendo persino a rubarne la falce.

Deluso dalla crociata, Dante decide di tornare a Firenze dalla sua amata moglie. Gemma Donati? Ma no! Si lasci almeno in quest’opera di fantasia la possibilità a Dante di coronare il suo sogno d’amore con Beatrice, anche perché sarà proprio questo il movente della storia.
Rientrato in patria, Dante si ritrova dinanzi un terribile scenario: suo padre Alighiero morto assassinato in casa sua, così come la sua amata Beatrice, e il peggio deve ancora arrivare…
Assistendo all’anima di Beatrice che si leva dal suo corpo, Dante resta inorridito dinanzi alla vista di questa che viene rapita nientemeno che dal Demonio in persona.
Inizia così anche per il crociato Dante la discesa all’Inferno, al fine di salvare l’anima di Beatrice che scoprirà essere in pericolo proprio a causa sua.
Guidato anch’esso dal poeta Virgilio, ma facendosi strada a colpi di falce della morte e del crocifisso benedetto della sua beneamata, in quello che è comunque un viaggio di redenzione.

Per me si va nella città dolente…
Non dovrebbe essere difficile creare un’ambientazione videoludica ispirandosi all’Inferno dantesco, ma non è semplice nemmeno realizzarla in maniera particolarmente diversa per un’opera di tutt’altro stile rispetto alla Divina Commedia.
Visceral Games si è presa le sue libertà creative anche nella direzione artistica, senza tuttavia sfigurare di fronte all’impresa che hanno voluto tentare. Riscrivere esteticamente personaggi come Caronte, Minosse, Cerbero, Flegiàs, o interi gironi infernali, eppure riuscire a creare un’ambientazione considerabile fedele ma allo stesso tempo diversa da quanto scritto dal Sommo Poeta.
Un viaggio che dà l’idea di star ad attraversare l’Inferno di Dante, per via delle molte similitudini, nonostante situazioni che strizzano l’occhio proprio a God of War.
Quest’ultimo paragone lo si trova nell’aspetto grottesco di molti nemici, per i quali Visceral Games si è spinta oltre ogni limite di somaestetica nella loro realizzazione, e dei metodi per ucciderli.
Peccato che il loro numero, pur essendo ampio, non sia abbastanza per impedire ad alcuni di essi di essere riproposti in alcuni gironi infernali dove non c’azzeccano nulla.

Nonostante la similitudine di genere e nello stile artistico, Dante’s Inferno prende una propria strada rispetto ai God of War classici.
Da un punto di vista del gameplay risulta essere più accessibile ma allo stesso tempo appagante, tramite una migliore sensazione quando vengono sferrati i colpi, una telecamera fissa dalle inquadrature più chiare (avrebbe addirittura giovato un sistema di puntamento automatico del nemico), combo più agevoli da concatenare, e abilità sbloccabili più semplici da ricordare per essere utilizzate.
Anche le sessioni platform sono decisamente più agevoli, ma anche a difficoltà normale le morti non mancano, soprattutto in queste fasi. Per i palati più fini, entra in aiuto la selezione della difficoltà.
Non ti curar di loro ma guarda e passa
Se Dante’s Inferno ha così tanti pregi, cosa c’è che non va? Perché non ha avuto alcun seguito ambientato in Purgatorio del quale si vociferava?
I discorsi su vendite, sequel e addirittura la chiusura di Visceral Games vanno probabilmente oltre la qualità del titolo in questione, ma l’aver lanciato sul mercato Dante’s Inferno appena un mese prima di God of War III sicuramente non è stata una grande mossa.
Il paragone con il terzo capitolo di God of War è stato sicuramente inevitabile, soprattutto dal punto di vista grafico dove il titolo di Santa Monica Studio stravince il confronto anche nell’originale versione per PS3.
Per il resto, da un punto di vista tecnico si potrebbe obiettare alcuni checkpoint pensati male, dove una sconfitta porta il giocatore a ripetere sessioni troppo lunghe e addirittura a dover nuovamente interagire con fontane di salute, mana e punti esperienza e addirittura con PNG dannati da scegliere se condannare o assolvere (in caso di assoluzione, si è costretti a ripetere ogni volta il minigioco della croce).

Ma a far perdere a Dante il confronto con Kratos è il contesto dei due titoli. God of War è una storia originale ambientata nell’antica grecia raccontata nella mitologia, almeno fino al restyling del 2018 che ha visto Kratos passare alla mitologia norrena e ad un altro stile narrativo.
Come disse il content creator Sabaku in termini spicci, la serie di God of War antecedente il passaggio su PS4 si potrebbe definire come “una cafonata sceneggiata bene”.
Uno stile che ci può stare per quel tipo di videogioco e di storia, dato che le varie mitologie raccontano storie epiche dalla morale semplice, spesso caratterizzate da eventi impensabili per un racconto moderno che vuole prendersi sul serio.
Quant’è tollerabile, invece, l’idea di rendere cafona la Divina Commedia? Se da un lato questo aspetto riguarda il gusto personale, dall’altro sono presenti elementi che stonano molto di più.
Il riferimento è alla caratterizzazione dei personaggi. Dante’s Inferno presenta una storia che sa motivare il viaggio e che mette anche un po’ di curiosità, con una buona caratterizzazione del protagonista e della sua guida, anche se avrebbero potuto fare qualcosina in più, ma che dire dei numerosi dannati che s’incontrano nella discesa dei cerchi infernali?
Paolo e Francesca, Filippo Argenti, Farinata degli Uberti, ecc. Trattati tutti come dei PNG anonimi utili semplicemente a decidere se ottenere punti Empietà per potenziare la falce della morte, o punti Santità per la croce di Beatrice.
Perché non dare più spazio a personaggi enfatizzati da Dante Alighieri nella sua opera, affiancandoli ai nemici affrontati dal Dante crociato? Perché non utilizzarli per creare storie con loro come è sempre avvenuto persino in God of War?




