Objection! Rainbow Six Extraction e l’importanza del contesto
Lo scorso 10 dicembre, la pagina Deeplay ha pubblicato una riflessione sullo stile dei trailer videoludici mostrati a The Game Awards 2021.
Si tratta di una critica rivolta ai giochi definiti “parzialmente narrativi”, sostenendo che non possono ricevere questa definizione se la componente narrativa ha il solo scopo di giustificare l’azione frenetica del gameplay.
Secondo Deeplay, questo tipo di narrazione ha il solo scopo di spacciare come maturo un prodotto che, in realtà, punta su un’esperienza prettamente adolescenziale, ed è proprio su questo punto che vuole parzialmente controbattere il nuovo numero della rubrica “Objection!”
Spesso l’esperienza adolescenziale non basta a vendere un videogioco a un adulto, a volte nemmeno un videogioco multiplayer online, come il recente Tom Clancy’s Rainbow Six Extraction.
Oltre a non sembrare di avere qualcosa di maturo, l’ultima opera di Ubisoft Montreal è stata tacciata di essere un lavoro piuttosto semplice, soprattutto dal punto di vista del comparto tecnico, com’è tipico fare della nota software house francese.
Eppure, al di là del voler competere con altri giocatori online, c’è più di un motivo per voler giocare al nuovo capitolo di Rainbow Six. Motivi che vanno oltre “l’esperienza adolescenziale”, perché la narrazione non deve per forza essere profonda, e perché troppo spesso ci si dimentica che il medium videoludico racconta la storia in maniera diversa da altri media.
Rainbow Six Extraction – Perché può piacere?
Molti al giorno d’oggi sottovalutano l’importanza della varietà nel mondo videoludico, temendo erroneamente che questa non ci sia a causa della sola presenza di troppi titoli di un genere che, soggettivamente, può non piacere.
Ad esempio, può capitare a chiunque che, dopo un lungo periodo nel quale si è ignorato sia PlayStation Network che Xbox Live, arrivi la voglia di cimentarsi nuovamente in un videogioco multiplayer online.
Perché proprio Rainbow Six Extraction? Trattasi di uno spin-off del celebre Rainbow Six Siege, una sorta di espansione stand-alone. La storia di Rainbow Six Extraction è, appunto, il seguito dell’Operazione Chimera dell’Anno 3 di Rainbow Six Siege, la quale vedeva gli operatori in azione con il compito di contenere il parassita denominato Chimera, apparso in New Mexico dopo lo schianto di una capsula spaziale.
Ora il parassita Chimera è tornato, apparso improvvisamente in tutti gli Stati Uniti. A fermare la nuova minaccia toccherà al REACT, una squadra creata dagli operatori d’elite di Rainbow Six con il compito di confinare il parassita e studiarlo per svelarne i segreti.

Rainbow Six Extraction è uno sparatutto in prima persona, tattico e cooperativo. Giocabile solamente online, ma si può giocare sia da soli che formando un team composto da un massimo di tre giocatori, i quali possono essere casuali o selezionabili dalla lista degli amici. E’ abilitabile il cross-play, potendo così incontrare giocatori PC e di qualsiasi altra console.
Sebbene il “fratello maggiore” Rainbow Six Siege sia uno dei multiplayer online più giocati al mondo, sostenuto da Ubisoft anche come eSport, gli sparatutto tattici non sono esattamente il tipo di multiplayer più diffuso al giorno d’oggi. Tuttavia, questo potrebbe essere uno dei motivi per scegliere proprio Rainbow Six Extraction.
Si tratta di un gioco impegnativo (soprattutto se giocato da soli) ma che lascia al giocatore il tempo necessario per apprendere le basi, con tanto di tutorial sempre a disposizione. Un approccio ben diverso da altri titoli multiplayer dove si entra in una partita e inizia a esplodere tutto, lasciando un novizio abbastanza disorientato.
Rainbow Six Extraction è un gioco che richiede pazienza, che predilige il giocare stealth. Le creature del parassita, chiamate archei, sono abbastanza aggressive e piuttosto dannose, in grado di mandare al tappeto un operatore con pochissimi colpi.
Esistono diversi tipi di archei, ma hanno tutti in comune una grande sensibilità al rumore. Pertanto, è probabile che ci si ritrovi a muoversi accovacciati per la maggior parte della missione, oltre a essere fortemente consigliato (potremmo anche dire necessario) equipaggiare un silenziatore ad almeno una delle due armi a disposizione.
Inoltre, nelle mappe di gioco è probabile incontrare diverse zone ricoperte di archeloma, una melma che rallenta gli operatori e potenzia gli archei, la quale può essere rimossa dai proiettili (anche con il corpo a corpo, ma è più scomodo), quindi sarà necessario sparare più di quanto si possa pensare.

Rainbow Six Extraction può piacere perché richiede gioco di squadra: lanciarsi a testa bassa contro gli archei è un suicidio, e perdere la partita può significare davvero perdere un operatore.
Difatti, se un operatore finisce a terra per la seconda volta viene ricoperto dalla schiuma di stasi e non sarà più selezionabile finché non verrà recuperato in un’apposita missione successiva, a meno che venga riposto dai compagni nella capsula di estrazione.
I compagni caduti non possono essere lasciati indietro, ma si può sempre richiedere l’estrazione per concludere la missione in caso di difficoltà (salvare i compagni premia sempre, ma quando c’è il serio rischio di fare la stessa fine…)
Grazie a queste caratteristiche, Rainbow Six Extraction permette al giocatore di crescere senza avere fretta di diventare più bravo degli altri, dai quali può invece imparare per giocare sempre meglio e avere più possibilità di portare a termine tutte le missioni.
Sentirsi parte dell’esperienza
Perché proprio Rainbow Six Extraction? Perché proprio tutta questa voglia di competere in un videogioco multiplayer online dove si affronta un parassita alieno?
Giulia Mancuso in un suo articolo ha illustrato l’importanza del paesaggio nei videogiochi multiplayer. Questo studio potrebbe essere esteso all’intero mondo di gioco, perché la scelta di un’opera multiplayer non è solo una questione di gameplay: un giocatore potrebbe, per esempio, non essere per niente attratto dall’ambientazione della seconda guerra mondiale di Call of Duty: Vanguard.
L’esempio più recente è il numero di giocatori che si sono avvicinati a League of Legends dopo aver visto la serie animata Arcane. Questo avviene perché si cercherà pure una scusa per fare qualcosa di più adolescenziale, ma il giocatore adulto vuole un motivo per farla, altrimenti potrebbe trovarla ripetitiva e annoiarsi.
E’ il motivo per il quale da ragazzi piace a tutti giocare a Grand Theft Auto anche solo per creare il caos liberamente, ma da adulti non si è più attratti da questo. E’ anche il segreto dell’enorme successo di GTA Online, il quale vorrebbe dare un senso a quel caos semplicemente rendendolo competitivo.
La narrazione, per esistere, non deve per forza essere profonda; deve semplicemente essere ben realizzata e integrata nel modo giusto. Quest’ultimo punto è fondamentale in un videogioco, in quanto non va mai dimenticato che tra lo spettacolo e lo spettatore c’è sempre l’interazione.

Un videogioco multiplayer, in genere, non si presta esattamente per una narrazione classica, ma ciò non significa che non possieda elementi per far sentire il giocatore come parte dell’esperienza.
I paesaggi di Rainbow Six Extraction non hanno molto da raccontare, a meno che non si conoscano bene i luoghi in cui è ambientato il gioco, ma sono sicuramente in grado di trasmettere al giocatore le sensazioni che proverebbe un operatore sul campo.
Come detto in precedenza, gli archei sono molto pericolosi e sensibili al rumore, pertanto conviene attaccarli di soppiatto. Lo stile di gioco è in grado di trasmettere al giocatore uno stato di tensione, aiutato dalle atmosfere rese quasi spettrali dal parassita, specialmente quando si gioca da soli.
L’idea che, pur muovendosi silenziosamente, un archeo o un nido di questi possa spuntare da dietro l’angolo fa si che il solo guardare in una direzione completamente libera potrebbe essere comunque motivo di apprensione, al punto da chiudere le porte alle proprie spalle per sicurezza, o rinchiudersi in una stanza prima di lanciare un drone in ricognizione (non è bello ritrovarsi un archeo addosso mentre si ha la visuale in prima persona sul drone).
L’altra sensazione che il gioco tenta di trasmettere, meno tagliente ma sicuramente più evidente, è dovuta al motivo per il quale il REACT entra azione: non solo combattere il parassita Chimera, ma anche studiarlo per capire la provenienza, la natura, il modo in cui agisce.
Alcune missioni pongono l’obiettivo di raccogliere informazioni quali il tracciamento di nidi, l’attivazione dei segnalatori sismici, e addirittura la cattura di un esemplare vivo. A queste si aggiungono gli studi: tre obiettivi per il singolo giocatore che danno punti esperienza e sbloccano informazioni, oltre al passaggio per i tre studi successivi.
Ma a farla da padrone in tutto ciò è l’ampio database, contenente informazioni dettagliate sul REACT, sugli operatori, sull’Operazione Outbreak e sul nuovo attacco del parassita, sulle strutture REACT, sugli archei e sul parassita.
Il database viene aggiornato man a mano che vengono raggiunti diversi obiettivi in gioco che possono riguardare l’affrontare determinati nemici, raggiungere la Tappa successiva, completare obiettivi delle missioni, ecc.

Valutare secondo il contesto
Se è vero che il gameplay non basta per scegliere un videogioco, e che la narrazione può assumere diverse forme, è anche vero che un’opera non deve per forza essere un capolavoro, soprattutto date le premesse.
Molti giocatori si sono sentiti quasi offesi per l’ennesimo lavoro da “catena di montaggio” di Ubisoft, anche ben realizzato ma poco ispirato, se non fosse che stavolta erano stati abbastanza chiari.
Rainbow Six Extraction, come già detto, è uno spin-off che va ad affiancare il ben più popolare Rainbow Six Siege; una sorta di espansione stand-alone da sostenere negli anni assieme allo storico titolo del ciclo di Tom Clancy che sta per rilasciare le novità del suo settimo anno. Come si potrebbe pensare a qualcosa di straordinario da una premessa del genere?
Può non essere privo di difetti, potrebbe capitare qualche problema con i server, o esserci qualche altro problema di bilanciamento, ma Rainbow Six Extraction sembrerebbe avere anch’esso una manutenzione e un supporto costante. Proprio per la giornata di oggi Ubisoft ha annunciato già un nuovo evento per il gioco, dopo nemmeno un mese dal lancio sul mercato.

La comunicazione di Ubisoft poteva essere notata già nel metodo con il quale ha immesso in commercio questo videogioco: l’edizione standard di Rainbow Six Extraction viene venduta a prezzo pieno per circa 50 euro, ed è disponibile fin dal giorno di lancio anche su Xbox Game Pass e PC Game Pass. Inoltre, il gioco mette a disposizione anche il Buddy Pass che permette di invitare a giocare temporaneamente un amico che ancora non possiede il titolo.
Come si può pensare che un titolo proposto in questa maniera possa essere stato sviluppato come una grande opera? Ogni sviluppo ha un costo, tale costo va ripagato e bisogna anche guadagnarci qualcosa dalle vendite. Impossibile credere che un’opera piazzata sul mercato in questa maniera possa aver ricevuto un grosso investimento dalla produzione.
La struttura di Ubisoft dell’ultimo decennio viene spesso criticata, ma tenendo conto che la piattaforma Ubisoft+ sta per approdare anche su Xbox, difficilmente vedremo un cambiamento a breve: la “catena di montaggio” di Ubisoft è perfetta per sostenere una piattaforma gaming.
Con questa ultima riflessione vi saluto, lasciando anche il link ai precedenti numeri della rubrica. Appuntamento al prossimo articolo di “Objection!”




