White Shadows – Il Little Nightmares di Monokel?
“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. La nota citazione de “La fattoria degli animali”, il celebre romanzo di George Orwell pubblicato negli anni ‘40, è stata chiaramente una fonte di ispirazione per realizzare White Shadows.
Il primo titolo sviluppato da Monokel, team tedesco composto attualmente solo da otto persone, pubblicato da Headcup Games e Thunderful Publishing. Un gioco che fin dall’inizio cita l’opera di Orwell per creare una storia diversa, ambientata in un futuro distopico con protagonisti gli animali.
Qui i maiali non comandano, ma restano comunque superiori alla Ravengirl protagonista del gioco e facente parte della classe sociale più infima e sfruttata di questa “catena alimentare”: gli uccelli.
Una storia destinata a concludersi come le distopie orwelliane? Oppure c’è qualcosa in più in questo platform che ricorda molto il celebre Little Nightmares?
White Shadows – “La fattoria degli animali” secondo Monokel
Raccontare la storia di White Shadows sarebbe controproducente, in quanto vorrebbe dire raccontare quasi tutto di un gioco che può essere completato tranquillamente in meno di tre ore.
Ambientato in un futuro distopico dove, in un mondo in bianco e nero viene data importanza alla luce, principale bene primario. In questa società popolata da animali comandano i lupi, con i topi come loro servitori e i maiali che compongono la plebe. Sul gradino più basso di queste classi sociali si trovano gli uccelli: discriminati, ridotti in schiavitù, e addirittura uccisi per produrre la luce.
Il giocatore capirà in breve tempo il perché della difficoltà nell’affrontare questo mondo nei panni della Ravengirl, corvo dalle sembianze femminili con tanto di abito. La protagonista si distingue dalla sua razza per il semplice tentare di fuggire dal ceto sociale al quale è stata relegata, ma dove la condurrà questa fuga? Riuscirà a salvarsi, cadrà in una nuova trappola, o potrebbe addirittura ottenere qualcosa di inimmaginabile?

La citazione a “La fattoria degli animali” si evince fin dal cartellone pubblicitario mostrato in apertura del gioco, così come dagli animali che simboleggiano i vari aspetti negativi dell’uomo: il lupo forte, prepotente e famelico; il ratto viscido che serve il più forte, il maiale che si crogiola in ciò che gli viene offerto, e gli uccelli ai quali sono state tarpate le ali. A parte questo, il gioco prende una strada tutta sua rispetto alle vicende raccontate nel romanzo di Orwell.
Con White Shadows sembrerebbe che Monokel volesse raccontare una sorta di “seguito” de “La fattoria degli animali”, con il mondo distopico paragonabile a ciò che diviene la fattoria alla fine della storia nel quale gli animali oppressi puntano alla fuga o alla ribellione.
Il gioco potrebbe fare riferimento anche al nazismo. Sebbene ogni forma di razzismo abbia molti elementi in comune, compreso il metodo con il quale viene proclamato, il trattamento riservato agli uccelli non può che far tornare alla mente ciò che accadde nei campi di concentramento tra discriminazione, sfruttamento, derisione e morti atroci.
Sicuramente la scelta di realizzare l’intero gioco in bianco e nero fa molto anni ‘40, con l’ambientazione prevalentemente industriale ad appesantire l’atmosfera. La luce gioca un ruolo importante sia da un punto di vista pratico che narrativo.
Un plauso anche alla colonna sonora, per la quale gli sviluppatori sono andati sul sicuro inserendo grandi classici della musica ma inseriti in maniera giusta. Ad esempio, risulta emblematico l’uso de La Cavalcata Delle Valchirie, a voler ricordare quello che effettivamente è l’avventura della Ravengirl: un viaggio dell’eroe.

White Shadows è il “Little Nightmares” di Monokel?
I colori nero e grigio illuminati solo dalle luci di questo mondo distopico potrebbero far pensare diversamente, ma un occhio attento non può che notare la somiglianza tra White Shadows e Little Nightmares persino nel comparto poligonale.
Storia e stili completamente diversi, ma la prima opera di Monokel presenta chiaramente degli elementi in comune con la piccola perla sviluppata da Tarsier Studios che proprio nei primi mesi di quest’anno ne ha rilasciato il sequel.
Six, Mono e Ravengirl: tre protagonisti inermi di fronte al mondo dal quale cercano di fuggire, con poche possibilità d’azione e in cerca della sopravvivenza anche a costo di atti terribili.
White Shadows presenta anche alcune features pressoché identiche a Little Nightmares, quali la telecamera, il sistema di respawn e persino alcune sessioni di gioco, come le torrette dei ratti che ricordano l’occhio guardiano in Little Nightmares, oppure i piccoli corvi della città sotterranea che ricordano i bambini della scuola in Little Nightmares II.
A questo punto la domanda sorge spontanea: quali sono i pregi e i difetti di White Shadows nei confronti di Little Nightmares?
Un piccolo pregio potrebbe essere l’impossibilità della Ravengirl di muoversi nelle tre dimensioni, così facendo il giocatore non avrà problemi con eventuali cadute per un’inclinazione sbagliata durante un movimento delicato, ad esempio quando la telecamera allarga il campo.
Un difetto potrebbe essere il fatto che queste sessioni particolarmente complicate non sono poi così presenti in White Shadows.

Tramite questo confronto si arriva al dunque sul primo videogioco di Monokel, un’opera prevalentemente narrativa e un platform non particolarmente difficile per chi ha una buona abitudine con il genere.
Alcune sequenze narrative e di gameplay sanno essere toccanti quanto altre viste nei due Little Nightmares, così come il messaggio che l’opera vuole trasmettere arriva in maniera abbastanza diretta al giocatore, ma il team tedesco avrebbe dovuto inserire qualche sessione di gameplay in più per riuscire a trasmettere l’orrore come ha saputo fare Tarsier Studios.




