Diablo II: Resurrected Beta – Ventun anni dopo…
Sono trascorsi ventun anni da quando Blizzard Entertainment lanciò sul mercato Diablo II, gettando nuove basi per il genere action RPG con visuale isometrica.
Complice l’apprezzamento minore della fanbase per Diablo III (soprattutto a causa di una gestione travagliata da parte degli sviluppatori) e un Diablo IV in via di sviluppo, Blizzard ha deciso di riproporre il capolavoro che è stato il secondo capitolo della saga tramite Diablo II: Resurrected.
Una remastered fedelissima all’originale ma con una grafica ammodernata, e con un’edizione per tutte le console da affiancare alla classica per PC.
La scorsa settimana è stato possibile testare la beta del gioco (in arrivo il prossimo 23 settembre) nella quale erano disponibili completamente l’Atto I e l’Atto II, compresi di filmati, e ben quattro classi selezionabili su sette.
Ma com’è realmente Diablo II ventun anni dopo? E quale esperienza potrebbe realmente offrire questa remastered?
Il male è sopravvissuto e rimasterizzato
Se si ricorda il comparto tecnico di Diablo II come fosse ancora attuale, significa essere vittima dell’effetto nostalgia, perché non è assolutamente così.
Questa affermazione può essere provata tramite un comando di Diablo II: Resurrected, che permette di passare dalla grafica rimasterizzata a quella originale ogni volta che si vuole.

La grafica di Diablo II: Resurrected rende davvero l’idea di qualcosa di vecchio che è ancora attuale.
Si tratta chiaramente di una grafica moderna per un videogioco con visuale isometrica, ma chi conosce bene l’opera originale avrà come l’impressione che sia sempre stata questa la grafica di Diablo II, grazie a un lavoro di restyling in grado di mantenere comunque lo stesso stile artistico dell’epoca.
Questa direzione artistica rende attualmente la grafica Diablo II: Resurrected superiore persino a quanto si è visto fino ad ora di Diablo IV, il quale promette di volersi avvicinare allo stile del secondo capitolo, seppur con la componente fantasy che si nota abbastanza in mezzo al principale stile dark.
Al contrario, Diablo e Diablo II, così come Diablo II: Resurrected, presentano uno stile dark fantasy che è quasi horror, ed è questo che ha fatto innamorare i fan della saga, al di là delle bellissime storie che ne sono seguite con i romanzi dai quali ha tratto ispirazione anche Diablo III.

Un piccolo dettaglio molto apprezzabile in questa nuova veste grafica, è la selezione del nemico priva del fastidiosissimo contorno rosso visto in Diablo III e, purtroppo, anche in Diablo IV (ma anche in altri giochi come Path of Exile), lasciando semplicemente in alto il nome del bersaglio selezionato con la sua barra della saluta.
Anche nella versione console, dove non è presente il puntatore del mouse, questo problema non permane, essendo stato risolto spostando nome e vita del nemico selezionato sopra di esso.
Giocare Diablo II con il joypad
A differenza di Diablo III che approdò anche su console appena un anno dopo il lancio su PC, con una nuova struttura progettata appositamente per essere giocata pad alla mano (qualcuno sostiene, non a torto, che anche la struttura della versione PC fu progettata per favorire il porting su console), Diablo II è sempre stato un’esclusiva PC.
Essendo Diablo II: Resurrected fedelissimo all’opera originale, il porting su console potrebbe causare qualche problemino.
Le due strutture restano pressoché identiche; su console vengono abbinate le abilità ai pulsanti del joypad (esattamente come in Diablo III) con l’aggiunta del tasto dorsale per scambiare le abilità assegnate in mostra con altrettante abilità assegnabili, in modo tale da poter utilizzare tranquillamente un numero maggiore di abilità esattamente come nel gioco originale, il quale non hai mai avuto problemi grazie all’uso di mouse e tastiera.
In maniera simile, le pozioni equipaggiate nella cintura sono assegnate ai tasti direzionali, con la differenza che non è possibile aprire tutti gli slot aggiuntivi della cintura come avviene per le abilità. Sebbene ogni pozione consumata venga immediatamente sostituita da un’altra presente nella cintura, questo potrebbe comportare un piccolo problema nel caso si volessero inserire tipi diversi di pozioni negli slot aggiuntivi.

Per muoversi nei menù, invece, anche su console è presente un cursore, da muovere con la levetta analogica, con l’aggiunta di alcuni comandi rapidi e un altro piccolo dettaglio molto apprezzabile: il dover tenere premuto il tasto per assegnare punti abilità nell’apposito menù. Un ottimo sistema di sicurezza per un videogioco dove resettare le abilità non è propriamente agevole (nel gioco originale è stato addirittura impossibile farlo per ben dodici anni, prima della patch 1.13)
Anche qui ci sarebbe una differenza con la versione PC che potrebbe comportare qualche piccolo problema, ovvero il fatto che l’inventario aperto occupa tutto lo schermo e non solo metà, non essendoci cursori fuori dai menù su console.
Questo impedisce la possibilità di agire sul gioco e sull’inventario contemporaneamente in caso di necessità, come nel caso in cui si voglia usare una pozione quando sono finite quelle presenti nella cintura, o essere più comodi nel sostituire un oggetto con uno da raccogliere quando l’inventario è pieno.
Ma la differenza più grande nel giocare con il joypad è che Diablo II, rispetto al terzo capitolo, per quanto non disdegni affatto gli attacchi ad area, è molto più basato sul colpo singolo, soprattutto nei primi venti o venticinque livelli di esperienza per qualsiasi classe, il che potrebbe causare problemi nel caso di voler selezionare un bersaglio più importante presente nelle retrovie di un’orda di nemici.
Inoltre, i comandi per raccogliere gli oggetti caduti da forzieri e nemici sono rimasti invariati dalla versione PC, se non per la semplice sostituzione del click del mouse con il tasto d’azione, rendendo il feedback decisamente fastidioso soprattutto per lo spazio limitato dell’inventario.
Ottima invece l’aggiunta della raccolta automatica dell’oro in maniera simile alla meccanica presente in Diablo III.

Tenendo conto che le console supportano anche l’uso di mouse e tastiera, è un peccato che per Diablo II: Resurrected non sia prevista la possibilità di abilitare questa funzione. Tuttavia Diablo II prevede anche la possibilità di un multiplayer competitivo (fortunatamente, a differenza di Diablo III) e abilitare l’uso di una funzione non molto diffusa su console, potrebbe andare a svantaggio di molti quando si compete con altri giocatori.
Diablo II è invecchiato?
Diablo II: Resurrected è chiaramente una mossa di marketing simile a quella di molti remake degli ultimi anni: un fanservice, ben realizzato, da abbinare a nuovi prodotti in sviluppo, in modo tale da accontentare anche chi non ha fiducia o non è interessato ai prodotti futuri.
Avendo Diablo anche una struttura da videogioco live service, questa remastered potrebbe servire anche a sondare il terreno per lo sviluppo di Diablo IV, cercando di capire quanto i nuovi (ma anche i vecchi) giocatori possano apprezzare delle meccaniche di gioco di ventun anni fa.
Oggettivamente, per quanto Diablo II mantenga tuttora grossi vantaggi su Diablo III, possiede anche diverse meccaniche che risultano invecchiate o, semplicemente, grossolane.
Parlando di queste ultime si potrebbe citare il Vigore: molto utilizzato negli action dell’ultimo decennio, ma non addirittura per una semplice corsa blanda attraverso il mondo di gioco.
Il già citato inventario limitato che si riempie anche solo raccogliendo il bottino rilasciato da pochi gruppi di mostri. Non serve alcuna abilità per scegliere cosa raccogliere, è solo una seccatura evitabile, anche perché la maggior parte del bottino in Diablo II sono “cianfrusaglie” da rivendere per un’oro poco utile.
Se è vero che, rispetto a Diablo III, è molto più difficile trovare un oggetto raro, unico, o di un set, si potrebbe almeno prendere ad esempio l’evitare di far rilasciare qualsiasi cosa inutile da qualsiasi nemico.

Il problema della community di Diablo è il pensare principalmente all’endgame, motivo per il quale alcuni difetti come quello dell’inventario potrebbero essere ignorati, ma si finisce a dimenticare che questa saga ha fatto innamorare per molte altre qualità che non tutti sono disposti a immolare sull’altare del “livello 99”.
Dopotutto anche l’endgame di Diablo II potrebbe risultare invecchiato: fare “Baal Run” e Pandemonium Event” potrà anche essere più soddisfacente dei Varchi Nephilim, per via del gioco “più ragionato” e meno caotico e della difficoltà maggiore nel trovare oggetti rari (e di recuperarli dalle grinfie di altri giocatori), ma come si potrebbe non definire anche questo un endgame ripetitivo? Considerando anche il fatto che il metagame attuale di Diablo II è lo stesso da un decennio, per via dell’assenza di nuove patch che vanno ad arricchire l’esperienza e che, vista la fedeltà di Diablo II: Resurrected all’opera originale, difficilmente si vedranno ancora.
Diablo II: Resurrected promette di essere una remastered eccellente dal punto di vista del comparto tecnico, ma Blizzard avrebbe dovuto avere il coraggio di aggiungere qualcosa di nuovo per svecchiare determinate meccaniche di gioco. Sarebbe stata un’ottima soluzione anche mettere a disposizione tutto questo in maniera opzionale, dato che sarà presente addirittura una funzione che permetterà di giocare l’esperienza originale di Diablo II senza le aggiunte dell’espansione Lord of Destruction.
La saga di Diablo è sempre sembrata essere abbastanza fanservice, dove ogni sequel del primo capitolo ha sempre citazioni ai capitoli precedenti, tra personaggi che ritornano e il visitare nuovamente luoghi già visitati in passato. Il problema è che così facendo Blizzard sembrerebbe dimenticare che ha sempre saputo dare un tocco autoriale alla sua opera.




