Spirittea – “Coccolare” gli spiriti per…guadagnare soldi?

Una delle uscite di novembre che ci ha colpiti maggiormente quest’anno è stato Spirittea, un videogioco nato dall’idea del team di Cheesemaster Games e pubblicato da No More Robots, che accompagna il videogiocatore in un mondo in pixel art pieno di segreti ed enigmi da risolvere, tra fantasmi e scetticismo generale.
Come avrete capito, questo genere di giochi mi sta molto a cuore. Qualche settimana fa vi ho accompagnati nella desertica Sandrock per potervi mostrare l’enorme e vasto mondo di My time at Sandrock, mentre oggi vestiremo panni totalmente diversi e andremo a rimboccarci le maniche per gestire uno stabilimento termale..per spiriti.
Spirittea sembra prendere infatti molta ispirazione dal famoso lungometraggio dello Studio Ghibli “La Città Incantata”, trasformando il giocatore in un oste pronto a lavare asciugamani, tagliare legna per scaldare l’acqua e far accomodare i vari spiriti e fantasmi all’interno dello stabilimento termale.
Ma fidatevi, c’è molto di più di questo.
Spirittea, tra libro e tisane
L’incipit questa volta è molto diverso dal solito. Il nostro protagonista è uno scrittore in erba che cerca l’ispirazione necessaria per poter proseguire con il suo libro e per fare ciò decide di trasferirsi in una lontana cittadina, dove si narrano diverse storie bizzarre di apparizioni e strani fenomeni.
Ad accoglierlo un gruppo di abitanti a dir poco variopinti che, incuriositi da questa strana apparizione in città, decidono di mettere a suo agio il nostro protagonista e a lasciargli in affitto una delle loro case, con tutti gli spazi necessari per coltivare questo suo sogno.
Dopo qualche giorno di vita all’interno della popolazione però, tra gite turistiche e chiacchiere occasionali con i giovani locali, le pagine del libro sono ancora tutte bianche e senza una riga scritta sopra, fino a quando, dopo aver bevuto una buona tazza del the locale, un oggetto nella nostra stanza non inizia a fluttuare.
Inizia cosi il nostro viaggio all’interno del mondo di Spirittea, con l’incontro che ci cambierà letteralmente la vita. A sollevare l’oggetto è infatti Wonyan, un simpatico gatto fluttuante con poca simpatia per gli umani e con un unico desiderio, rimettere in sesto lo stabilimento termale della città.
Anzi, a dire il vero questo sarebbe il secondo desiderio, il primo è quello di guadagnare tanti soldi, ma questa è un altra storia (…forse).
Comincia così la nostra avventura nel villaggio, con lo scopo di risolvere gli enigmi sollevati dai residenti nella speranza di trovare, come colpevole, un nuovo spirito da convincere a venire a rilassarsi al nostro stabilimento, migliorando la vita della popolazione locale, migliorando l’umore dello spirito e gonfiando il nostro portafoglio.

Tra spiriti ed enigmi
Chiaramente, in termini di gameplay, Spirittea è un gestionale life sim, dove lo scorrere del tempo, il passare delle giornate ed il ciclo giorno notte, saranno i fattori chiave per riuscire a risolvere gli enigmi dei quali verremo a conoscenza da parte degli abitanti.
Il giocatore si troverà quindi a passare le sue giornate tra una chiacchiera con il vicino, una battuta di pesca, una caccia all’insetto e qualche ora nello stabilimento, sempre con un occhio di riguardo ai dettagli per scovare qualche nuovo indizio per risolvere un enigma e poter portare un altro spirito nello stabilimento.
La gestione della giornata, cosi come dell’intero ciclo di gioco è accompagnata ma non troppo. Per alcune missioni principali Wonyan ci suggerirà di fare qualcosa di specifico per riuscire a progredire nel gioco, ma spesso saremo padroni del tempo e dovremo scoprire da soli come scovare gli spiriti e risolvere alcune parti di gioco.
Una scelta che non sempre è stata gestita in modo ottimale dagli sviluppatori, in quanto alcune sfaccettature del gioco stesso non sono troppo specificate e non vengono spiegate nel dettaglio.
Per fare un esempio pratico, gestendo la nostra attività nel bagno termale salirà anche la nostra spiritualità, ovvero la capacità di vedere più spiriti durante il nostro pellegrinare tra la città, ma non esiste nessun indicatore nel gioco che ci faccia capire a che “livello” di spiritualità siamo o se la missione che stiamo tentando di portare a termine si può completare con quel livello.
Questo fa sì che, talvolta, si investa tempo in alcune missioni particolari (come alcune apparizioni notturne) che tolgono energia per guadagnare risorse durante la giornata. Dato che, ovviamente, se si passa la notte a cercare un fantasma la giornata dopo non si sarà per niente riposati.

Minigiochi, completismo e legami.
Un lato invece molto interessante del gioco è il rapporto con gli altri abitanti del villaggio. Chiacchierando e passando del tempo con loro si rafforzerà il legame con essi e questo, a differenza di molti altri giochi del genere, porterà enormi benefici all’interno della nostra routine da imprenditori.
Una volta consolidato il rapporto con una persona del villaggio, le si potrà raccontare la verità su quello stabilimento abbandonato in cima alla collina. Una verità scomoda, che non tutti saranno disposti ad accettare ma che, data l’enorme fiducia con il giocatore, metteranno in dubbio e decideranno di mettersi in gioco per aiutare nella gestione.
Grazie a questo piccolo stratagemma il gioco dà un’incredibile spinta in avanti alle finanze del giocatore. Ovviamente i vari npc non saranno scattanti o eccessivamente versatili nelle commissioni durante i turni allo stabilimento termale, ma toglieranno diversi compiti noiosi e che consumano energia, aiutando a mantenere viva e attiva più a lungo l’attività e a guadagnare più soldi.
Ma come si fa ad aumentare il rapporto con i cittadini?
Presto detto: Minigiochi. Ed è proprio su alcune di queste attività che Spirittea lascia un pochino a desiderare. Alcuni espedienti sono molto semplici ed intuitivi, come ad esempio invitare il personaggio a pescare o a cacciare insetti, altri invece saranno minigiochi talvolta fin troppo difficili o particolari. Il karaoke, per fare un esempio, accelera di molto l’amicizia, ma è stato pensato in maniera davvero strana e di difficile comprensione e talvolta rischia di sembrare frustrante o poco divertente.
Un ultimo aspetto di Spirittea che mi sento di voler sottolineare per la sua stranezza è il suo completismo, ben segnato sulla brochure del paese, quasi volesse spingere il giocatore a scoprire ogni segreto, acchiappare ogni insetto o pescare ogni pesce. Peccato poi che alcune attività (come la caccia al tesoro) non vengano spiegate e starà al giocatore capire come fare a trovare i vari reperti sparsi nel villaggio.

Spirittea una piccola perla indie
Inutile negare quanto il tempo passato su Spirittea mi sia piaciuto e mi abbia divertito, ma è anche inutile negare le difficoltà nell’apprezzare ogni sfaccettatura di questo titolo indie legate principalmente ad alcuni bug o ad alcune stranezze talvolta quasi eccessive del titolo.
Nulla che influisca in modo eccessivo sulla buona riuscita dell’esperienza nel complesso ma ammetto di aver scelto, quando possibile, strade alternative ad alcuni stratagemmi del gioco per non incappare in troppi minigiochi o per non sprecare risorse. Basti pensare che la possibilità di vedere gli spiriti è legata alla barra della spiritualità e che quest’ultima si ricarica dormendo o bevendo lo speciale thé del gioco, una pratica che, soprattutto in fase di ricerca di alcuni spiriti, farà utilizzare diverse risorse se non gestita a dovere.
Tuttavia se state cercando un gestionale atipico con un’atmosfera sognante e una grafica in pixel art dolce e ben curata, Spirittea è sicuramente il gioco che fa per voi. Il consiglio che voglio darvi è quello di non lasciarvi frenare da alcuni bug o da qualche piccolo passo falso dei ragazzi di Cheesemaster Games e di tuffarvi in questa avventura tra enigmi e gestione, perchè se amate questo genere di videogiochi sicuramente non potete lasciarvi sfuggire questa produzione.




