STRADE VICENTINE. SACRE E PROFANE

di Cinzia Albertoni

L’innamoramento è uno stato del cuore molto democratico. Senza distinzioni di ceto, censo, sesso ed età, rincitrullisce tutti. Un tale che ha voluto fare l’originale a tutti i costi, ha portato la ragazza che desiderava conquistare a passeggio in Via dell’Industria, saccentemente alla ricerca di un’atmosfera metafisica alla De Chirico. Tra brutti parallelepipedi di fabbriche, magazzini e concessionarie, il volpone intellettuale si è esibito in una litania di spropositi e sproloqui sull’arte contemporanea nel tentativo di esaltare l’architettura minimalista dei capannoni. Ovvio l’effetto sortito: la fanciulla è fuggita. Attenzione quindi alla scelta delle location, meglio affidarsi alla tradizione perché i luoghi romantici di lunga memoria non hanno mai tradito nessuno.

La via più romantica di Vicenza? Quella che con il sole e con la pioggia, in primavera o in autunno, di riffa o di raffa, trapana anche i cuori più granitici ? Quella che da secoli origlia promesse, spia baci, intravede lacrime, favorisce gli inciuci?  Sarà per la leggenda dell’infelice principessa , sarà per il corteo di  nani pietrificati, sarà per la complice luce dei lampioni, sarà per gli scorci sulla “Valletta del silenzio”, sarà che ci piace perché è semplicemente idilliaca, ma il primato di via dell’amore spetta alla stradella San Bastian. E’ questa la via degli amori nascituri, delle giovanili palpitazioni dell’animo, dei nomi incisi sulla pietra con l’ingenua certezza del sarà per sempre. Qui gli abbracci, i baci, i gesti affettuosi sono permessi, non da una licenza comunale ma da un tacito accordo popolare di lunga data. Poco lontano da questa, si trova invece la strada degli amori proibiti, dei perseguitati da Cupido che ha sbagliato la mira nello scagliare le sue frecce concupiscenti.

Dal 13 luglio 1914 si chiama Via Alessandro Avogadro Casanova ma per i vicentini rimane “la strada del diavolo”. L’appellativo deriva dal fatto che questo viottolo buio, poco frequentato, impedito agli sguardi da alti muraglioni è stato testimone di tanti amori clandestini vissuti a pochi passi dal Santuario di Monte Berico. Il destino di questa viuzza non è però sempre stato così demoniaco, in tempi molto arretrati ben diverso era il suo compiaciuto epiteto. Poiché vi si staccava una laterale che portava ad un soave poggio, meta scelta e preferita da studiosi dediti alla poesia, alla musica, all’arte, nel passato era detta “Via del Parnaso”.

Oh, caspita! La storica scoperta ci rivela l’inglorioso destino di questo appartato vialetto precipitato dal paradiso all’inferno.

 

Cinzia Albertoni

www.cinziaalbertoni.it

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