L’Ue denuncia l’Argentina al Wto per restrizioni import

L’Unione europea punta il dito contro le misure protezionistiche adottate dall’Argentina. Le restrizioni alle importazioni applicate dal paese sudamericano, considerate contrarie al libero scambio, sono state oggetto di un ricorso presentato questa mattina presso l’Organizzazione mondiale del commercio di Ginevra. È la prima iniziativa intrapresa dall’Ue dopo la disputa per il caso Repsol-Ypf, in cui le autorità argentine avevano deciso unilateralmente di nazionalizzare la società petrolifera spagnola, creando un clima di tensione e dissapore sui mercati e tra gli Stati coinvolti, e scatenando la dura presa di posizione comunitaria, solo ora tradotta in atti concreti.

Da Bruxelles, tuttavia, precisano che il ricorso oggi proposto “non è direttamente collegato al caso Repsol”, riguardo al quale la Commissione sta ancora esaminando le possibili strade da percorrere. Secondo la Commissione, il caso Repsol, al pari delle misure oggetto dell’attuale ricorso, fa parte della medesima preoccupante politica argentina, considerata “discriminatoria” dall’Unione europea.

In particolare, le istituzioni comunitarie accusano l’Argentina di violare i principi di libero scambio e trasparenza sanciti dal Wto, attraverso procedure discriminatorie per l’ottenimento di permessi d’importazione, necessari per l’ingresso nel territorio argentino di qualsiasi prodotto straniero. Come sottolinea la Commissione europea, “le importazioni vengono sistematicamente non ammesse o cancellate per via del regime procedurale decretato dalle autorità argentine”. Inoltre, si contesta “la pratica non scritta, non trasparente, ma sistematica” di obbligare gli importatori a compensare gli acquisti con le vendite all’estero di merce argentina.

In realtà, a causa di questa politica protezionistica, le importazioni del paese sudamericano sono diminuite ad aprile del 14% rispetto all’anno scorso, e del 4% se si considerano solo i beni provenienti dall’Europa, colpiti, questi ultimi, per un valore pari a 8,3 miliardi di euro.

Giuseppe Ferrara

25 maggio 2012

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