Draghi non convince, le Borse europee crollano

Draghi non convince, le Borse europee crollano

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Giornata nera quella di ieri per le Borse europee, in picchiata dopo le dichiarazioni di Mario Draghi, Presidente della BCE (Banca centrale europea). Milano in testa con un FTSE Mib -3,9% (sotto i 20.000 punti con lo spread in risalita a 142), con a seguire Lisbona(-3,3%), Madrid (-3,12%), Amsterdam (-2,54%), Parigi (-2,81%), Francoforte (-1,99%) e Londra (-1,69%). L’indice azionario STOXX 600 ha ceduto il 2,4%, che equivale a mandar in fumo 222 miliardi di euro di capitalizzazione in una sola seduta, l’indice FTSE All-Share ne perde 19 di miliardi con un calo del 3,7%, mentre il FTSE MIB va sotto 20mila punti con -3,92%, il FTSE-100 va a meno 1,69% e l’indice CAC 40 a -2,81%.

Cerchiamo di capire cosa rappresentano tutti questi indici: l’indice STOXX 600 misura l’andamento dei principali titoli dei listini continentali; l’indice azionario FTSE All-Share ha un paniere rappresentativo dell’intero mercato; il FTSE MIB è l’indice azionario più significativo per il nostro mercato perché è il paniere che racchiude le azioni delle quaranta società italiane ed estere maggiormente capitalizzate sui mercati gestiti dalla Borsa Italiana; il FTSE 100 è l’indice azionario delle cento società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange; il CAC 40 è l’indice che comprende i quaranta titoli francesi o esteri a maggior capitalizzazione quotati presso la sede parigina di Euronext. Indici che rappresentano l’evoluzione e l’andamento di un mercato sul quale ha pesato non solo la delusione per l’attesa di toni più risoluti da parte di Draghi, ma anche l’incertezza economica generale e la speculazione.

Queste le misure che la BCE metterà in campo per far ripartire una economia schiacciata dall’inflazione e dalla mancanza di offerta di credito: acquisti di Covered bond da metà ottobre e di ABS nel quarto trimestre. Le Covered bond (letteralmente obbligazioni garantite) sono obbligazioni bancarie caratterizzate da un profilo di rischio molto basso e da un’elevata liquidità. Si differenziano da quelle ordinarie perché, in caso di fallimento della banca emittente, il loro rimborso è assicurato dalla possibilità di rivalersi su attività di elevata qualità (ad es. crediti fondiari garantiti dalle Pubbliche Amministrazioni). Praticamente la restituzione del capitale e degli interessi sono garantite dal vincolo di una fetta dell’attivo patrimoniale della banca, destinato esclusivamente alla remunerazione e al rimborso del bond. Le Asset backed securities (ABS) sono invece titoli «cartolarizzati». Cos’è il processo di cartolarizzazione? Praticamente è una sorta di prestidigitazione finanziaria che trasforma un’attività finanziaria indivisa, come può esserlo un credito, in un’attività divisa e vendibile, cioè in titoli («carta») che, come le normali obbligazioni, hanno una scadenza e un tasso di interesse. Una volta creati, vendono «impacchettati» adeguatamente e immessi sul mercato, generando nuovi flussi finanziari e nuova liquidità. Per esempio, una banca che ha un certo numero di prestiti immobiliari può decidere di «cartolizzarli» emettendo titoli che come garanzia abbiano appunto quei mutui, di modo che, vendendoli poi ad investitori privati o istituzionali, possa rientrare dei soldi prestati ai mutuatari e poter così usare quei fondi ottenuti per espandere la propria attività. In questo modo la banca potrà avere il doppio vantaggio di mobilizzare attività poco liquide e di passare il rischio legato ai mutui ai nuovi investitori. Questi acquisti dovrebbero rinforzare i tassi d’interesse attraverso un’operazione il cui potenziale massimo sarà di 1.000 miliardi di euro.

Le banche per ora non hanno partecipato in modo massiccio alla prima maxi asta di liquidità riservata a loro dalla BCE, la TLTRO. Una operazione per ora deludente che ha l’obiettivo di riattivare il credito all’economia reale della zona euro. Giovedì mattina si è conclusa la prima tornata (il secondo round si terrà l’11 dicembre e Draghi invita ad aspettare l’esito delle due aste) con l’assegnazione di solamente 82,6 miliardi di prestiti quadriennali a 255 banche al tasso dello 0,15%, contro i 400 miliardi a disposizione di 382 istituzioni ammesse. Per il momento l’effetto sperato di far confluire i soldi dalle banche all’economia reale non è stato raggiunto perché le banche hanno utilizzato questi soldi per acquistare titoli di Stato.

Un piano quello della BCE che durerà almeno due anni anche se Draghi si è detto comunque «pronto a nuove misure non convenzionali nel caso in cui il quadro dell’inflazione dovesse peggiorare nei prossimi mesi, non anni». Queste le sue parole: «Abbiamo portato i tassi a zero, ora è necessario che le banche trasferiscano queste condizioni alle imprese e alle famiglie. (…) Vogliamo essere più incisivi possibili, ma con cautela» aggiungendo, in merito alla possibilità di includere negli acquisti di ABS anche titoli di Paesi come Grecia e Cipro, che «ci sono una serie di misure che attenuano rischi per gli acquisti in questi Paesi» per fare in modo che il rischio sia equivalente a quello degli altri.

Il tracollo delle Borse è quindi un segnale, oltre all’entrata in azione di fondi speculativi (hedge fund) che hanno forzato il listino al ribasso, di quanto gli operatori attendessero non solo toni più decisi sui titoli ABS, ma anche un programma di quantitative easing, per ora solo allo studio e da alcuni considerata un’ulteriore arma di riserva da tenere in serbo in caso le attuali misure non producano gli effetti desiderati. Il quantitative easing (alleggerimento quantitativo) prevede l’acquisto massiccio di azioni o titoli di Stato e di altre attività finanziarie con nuovo denaro creato per incentivare l’economia. Denaro che non necessariamente viene stampato ma che può essere realizzato anche per via elettronica, finendo comunque sui bilanci della banca centrale. Gli effetti sono: maggiore circolazione di liquidità (potrebbe creare in poco tempo 1.000 miliardi di euro) e abbassamento del costo dei prestiti (aumenta la domanda dei titoli, si riducono i costi).

Draghi spinge sui governi perché la crescita economica «va a rilento» e i paesi dell’eurozona «non dovrebbero vanificare i progressi già conseguiti ma procedere in linea con le regole del patto di stabilità e crescita» perché «la BCE sta facendo la sua parte ma serve un contributo decisivo da parte dei governi» per accelerare le riforme strutturali. Con un appello a quei Paesi che hanno margini di bilancio che consentono di aumentare la domanda interna, anche attraverso una politica fiscale più espansiva, dando una mano per la ripresa sostenendo le esportazioni del resto dell’eurozona (senza far nomi è palese il riferimento alla Germania).

Agli analisti di mercato non piace però la posizione «attendista» che traspare dal discorso di Draghi, che manca inoltre di maggiori specifiche numeriche, e rimangono scettici sul raggiungimento dei risultati ipotizzati.

Paola Mattavelli

3 ottobre 2014

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