Grecia: Europa spazientita

Tre dei quattro ministri del partito di estrema destra Greco Laos, si oppongono alle nuove misure di austerità richiesta dai creditori del paese, hanno presentato venerdì 10 febbraio le loro dimissioni al primo ministro Lucas Papademos, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa greca, Ana. Queste dimissioni si sono concretizzate due ore dopo che il capo del partito Georges Karatzaféris ha indicato che non avrebbe votato il nuovo piano di rigore imposto in cambio di un prestito internazionale di 130 miliardi di euro.

Qualsiasi ministro che si oppone a tali misure “sarà rimpiazzato”, aveva preannunciato una fonte del governo. Stanca da due anni di crisi in terra greca, l’Europa ha largamente perduto la pazienza nella capacità di Atene di applicare le riforme promesse. Giovedì 9 febbraio molti non esitavano nell’evocare un’uscita del paese dall’Europa. “ Non possiamo vivere in un sistema in cui le promesse sono fatte, ripetute ma le misure per metterle in atto sono troppo deboli” ha sentenziato giovedì il presidente dell’Eurogoup Jean-Claude Juncker, nel corso di una riunione di finanze nella zona euro. Atene rischia il default di pagamento dal 20 marzo, con una cifra che ammonta a 14,5 miliardi. Il governo greco conta da una parte sulla cancellazione di 100 miliardi di euro di debito greco dai finanziatori privati, e d’altra parte su un secondo programma di 130 milioni di euro dai finanziatori pubblici (UE e fondo monetario internazionale). Ma questo programma non sarà attivo se la Grecia applica un piano di rigore drastico. Arrivando a Bruxelles giovedì dopo una accesa lotta l’accordo dei partiti politici ha un nuovo piano di austerità, il ministro greco delle finanze, Evangélos Venizélos, sperava di poter comunicare l’esito positivo di questo aiuto. “La Grecia ha ancora del lavoro da fare” ha sottolineato alla fine dell’incontro il ministro olandese Jan Kees De Jager, aggiungendo che “molte misure devono essere chiarite o adottate”.  Il governo greco dovrà trovare in soli sei giorni, 325 milioni di euro di nuove economie, ma gli europei chiedono soprattutto dei salari politici. Il parlamento greco deve approvare il piano di rigore domenica, e le parti della coalizione al potere a Atene devono portare fornire garanzie scritte del loro sostegno al suddetto piano. “Il secondo programma di aiuto non deve essere sottoposto ad incertezze politiche” ha stimato venerdì il porta voce della Commissione per le questioni economiche. Di colpo, il controllo degli europei sul governo greco non cessa di rinforzarsi e le richieste di garanzie aumentano. Un diplomatico ha così commentato la situazione “ non si tratta di sfiducia ma tant’è ..”. La Grecia dunque deve fronteggiare una situazione che l’ha messa in ginocchio cercando di rialzarsi quanto prima.

Manuel Giannantonio

11 febbraio 2012

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