Iran, questione nucleare: pessimismo da Israele, apertura al dialogo dall’Ue

Continua ad alimentarsi il dibattito intorno alla questione nucleare iraniana. Se le ispezioni fatta fin ora dall’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) hanno rilevato che i lavori per l’arricchimento per l’uranio procedono senza che vi siano violazioni, non è chiaro se l’Iran ne farà uso civile o militare. Proprio per questo entro fine marzo dovrà presentare all’agenzia dell’Onu un rapporto sull’attività nucleare dettagliato, nel frattempo l’Unione Europea ha lanciato una lunga serie di sanzioni, la più pesante quella che prevede l’embargo totale del petrolio entro il primo luglio prossimo.

In queste ore anche Israele è tornata a far sentire la sua voce in merito questa vicenda, sul Jerusalem Post si legge difatti che: il governo e gli apparati militari israeliani ritengono che, oramai, l’unico modo per risolvere la questione del nucleare iraniano sia un blitz contro le istallazioni. Affermazione che rende bene l’idea della sfiducia che Israele nutre nei confronti della comunità internazionale.
Difatti secondo l’intelligence israeliana a questo punto Teheran sarebbe già in possesso del quantitativo necessario di uranio per la costruzione di quattro bombe atomiche, le preoccupazioni di Tel Aviv stanno nella constatazione che ne basterebbero tre per annientare la loro nazione.
Dall’Unione Europea arrivano le dichiarazioni della deputata dei verdi Tarja Cronberg, che dopo in dibattito sul voto per una risoluzione sul programma nucleare in Iran con Catherine Ashton  ha affermato nel corso di un intervista che: “L’Unione europea non si fida degli iraniani, e gli iraniani non hanno fiducia negli europei. È una situazione difficile ma i negoziati sono necessari per evitare la guerra”.
L’Unione Europea ha quindi messo in atto l’embargo parziale, e numerose sanzioni per dare: “un messaggio forte – continua la Cronberg –  l’Unione europea vuole aprirsi al dialogo, ma l’Iran deve prendere questa decisione con serietà. Credo bisognerà trovare i mezzi per convincere gli iraniani a riprendere i negoziati. Catherine Ashton deve dichiarare che l’Unione Europea è aperta al dialogo, senza mettere altre condizioni.
L’eurodeputata ha poi aggiunto che domani: “Il Parlamento Europeo voterà una risoluzione sostenendo le sanzioni, insistendo sul fatto che l’Iran deve essere più trasparente e aperto rispetto al programma nucleare”.
Sull’impatto che queste sanzioni avranno sul popolo iraniano la Cronberg aggiunge infine che:  “È impossibile che l’economia del paese ne risenta senza avere un impatto diretto sui cittadini. Sono sicura che il governo dovrà ridurre i posti di lavoro nelle scuole e negli ospedali: in questo caso le sanzioni avranno delle conseguenze sugli iraniani, sul loro lavoro e i loro stipendi. Queste sanzioni influenzeranno anche la nostra economia e quella mondiale. Dovremo pagare di più la benzina se il petrolio iraniano non arriva più in Europa. Il peggio è che questi tagli avranno conseguenze diverse da  paese a paese: la Grecia, per esempio, importa la quasi totalità del suo petrolio dall’Iran e anche a un buon prezzo. Gli Stati membri che sono già in difficoltà rischiano di avere problemi ancora più grandi”.

Enrico Ferdinandi

2 febbraio 2012

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