Bruxelles: la comunità internazionale riunita per il Mali

Bruxelles: la comunità internazionale riunita per il Mali

Il Presidente maliano ha dichiarato di essere fiducioso nella possibilità di ottenere 2 miliardi di euro d’aiuti, sottolineando però di accontentarsi anche di 1.6 miliardi. Finalmente, ha ottenuto 3,25 milioni che gli permetteranno di finanziare per buona parte il rilancio duraturo del Mali.

Visibilmente soddisfatto, Dioncounda Traoré ha evocato una giornata storica durante la conferenza di donatori riuniti mercoledì 15 maggio a Bruxelles. Questa conferenza raggruppava un centinaio d’istituzioni internazionali e molti paesi, diversi capi di Stato e tutti i vicini del Mali. Sostanzialmente dunque l’inerzia della comunità internazionale ma anche dei programmi di recupero strutturale imposti dalle organizzazioni internazionali che hanno considerevolmente comportato migliorie per il paese.

La somma annunciata mercoledì è il totale delle promesse fatte nei confronti del paese. Se si concretizzano effettivamente, saranno oggetto di un programma preciso e definito. Coorganizatrice dell’evento, l’Unione europea (UE) che verserà 520 milioni di euro. Le organizzazioni non governative hanno evidenziato che in realtà più della metà dell’ammontare della somma finale proviene da crediti già attivi e bloccati in seguito al colpo di Stato di marzo nel 2012 a Bamako.

Tuttavia è notevole la soddisfazione delle autorità maliane che affermano insieme all’aiuto della comunità internazionale di voler privilegiare la sicurezza e lo sviluppo. Attualmente la città di Kidal nel nord-est del paese resta sotto il controllo delle forze armate e dei ribellli tuareg del Movimento nazionale della liberazione dell’Azawad (MNLA). Il Presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré, mediatore per l’Africa nella crisi maliana è presente a Bruxelles, difende sempre la via della negoziazione con la MNLA, alfine di permettere delle “felici prospettive” nel nord del Mali. Il Presidente maliano promette che il suo paese dovrà conoscere una rifondazione: “Questo è un paese intero, unito, riconciliato, che riconosce l’equità, la giustizia, la solidarietà con i cittadini e le zone più vulnerabili”.

I partecipanti hanno dimostrato che la loro iniziativa non è solo un “primo passo”. Molti insistono sulla necessità di ricostruire rapidamente delle istituzioni e di promuovere lo sviluppo rurale (l’agricoltura occupa l’80% della popolazione), senza focalizzarsi eccessivamente e unicamente sulla sicurezza assicurata dalle forze straniere.

La comunità internazionale per quanto poco divulgato rimane tuttavia molto attiva nel settore degli aiuti umanitari proseguendo molte battaglie sul fronte della povertà e del sostegno. Il caso del Mali rappresenta senz’altro un esempio di uno spirito collettivo devoto alla pace e all’azione necessaria per il mantenimento della stessa.

 

Manuel Giannantonio

(Twitter @ManuManuelg85)

16 maggio 2013

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