ROMA ultima tappa del Grand Tour D’Italia, un incontro tra digitale e tradizione culturale firmato Google

ROMA ultima tappa del Grand Tour D’Italia, un incontro tra digitale e tradizione culturale firmato Google

Nei secoli scorsi il Grand Tour era un lungo viaggio, privilegio della classe aristocratica, volto alla conoscenza della storia e della cultura italiana. Oggi invece, il Grand Tour d’Italia – organizzato da Google, in collaborazione con il Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e l’agenzia nufactory e promosso da Roma Capitale Assessorato Crescita Culturale e Assessorato Roma Semplice – è un progetto in cui i tool digitali di Google sono stati applicati alle realtà di Venezia, Siena, Palermo, Roma, per riscoprirne il patrimonio artistico e culturale in un modo nuovo, immersivo e democratizzante che guardi all’innovazione come strumento necessario a “celebrare il passato per definire il futuro” e a sviluppare un senso civico crescente. Si è trattato di un Grand Tour 2.0 aperto a tutti che ha visto Roma come ultima tappa nel weekend del 2 e 3 Dicembre e che ha ricostruito, all’interno del padiglione 9B del MACRO Testaccio, un percorso virtuale tra le diverse città protagoniste abbinando ad ognuna lo strumento Google di riferimento.

Venezia

Siamo partiti così da Venezia e dai Gigapixel dell’Art Camera alla scoperta dei segreti del Canaletto e di come gli studi sulle sue vedute abbiano portato alla conoscenza del flusso delle maree nel XVIII secolo – un’opera da zoomare e ammirare in alta definizione. Sul lato opposto della sala invece, abbiamo avuto la possibilità di immergerci in Piazza del Campo e seguire il Palio di Siena a 360° indossando il visore Google DayDream e ascoltando storia, tempistiche e folklore dell’evento simbolo della città. Il Grand Tour ci ha portato poi all’interno del Teatro Massimo di Palermo, facendoci sentire protagonisti sul suo palcoscenico e, attraverso Google Earth VR, abbiamo passeggiato virtualmente anche tra le strade in stile architettonico arabo-normanno del capoluogo siciliano.

Al centro della sala, Roma, con una riproduzione della “statua parlante“ di Pasquino. Simbolo di libertà d’espressione, il Pasquino si caratterizza dal 1501 per le “pasquinate”: messaggi di protesta dei cittadini contro il potere lasciati intorno alla statua. Una sorta di anticipazione dell’uso spesso attuale dei Social Network che, grazie Google ARCore, è stato possibile rivivere tramite lo schermo di uno smartphone leggendo i messaggi lasciati dai ragazzi interpellati durante i seminari di preparazione al Tour.

Ma Roma non va riscoperta esclusivamente nei suoi luoghi storici bensì anche in quelle che l’artista Amir Issaa, ha chiamato sottoculture urbane, raccontando la sua storia partita da Torpignattara alla scoperta di quella Roma periferica legata al rap e al writing di zone quali Casilino o Cinecittà. Spazi meno conosciuti che hanno fatto del Grand Tour anche un racconto generazionale, come sostenuto da Francesco Dobrovich, co-fondatore e Direttore Generale di nufactory.

L’ultimo settore della mostra è stato quindi dedicato alla Roma contemporanea e della Street Art. Con due telecomandi e un visore agli occhi, il tool Google Tilt Brush ha dato l’opportunità a tutti, per qualche minuto, di essere writer digitali all’interno di una realtà virtuale 3D.

Una mostra interattiva dove, accanto alla potenza del digitale, sono emersi l’entusiasmo e la partecipazione dei giovani, punto di forza principale per capire al meglio come gli strumenti odierni possano contribuire al futuro dell’arte. Come citano le parole sull’architrave d’ingresso al Teatro Massimo di Palermo, “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

Per chi se lo fosse perso o per chi avesse voglia di riviverlo, il Grand Tour d’Italia è online sull’app Google Arts & Culture o al sito g.co/grandtour.

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