Centrale Minerbio: cosa volete fare adesso che la terra trema davvero?

Dopo il sisma che ha colpito l’Emilia-Romagna, i Comitati rivolgono un appello al Ministro dell’Ambiente

C’è una storia che nessuno racconta in questi giorni di dolore e di lutto: certo la cronaca, le vittime il dolore e lo sconforto del presente sono importanti, ma la sicurezza futura di una terra tanto devastata pare posta sempre in secondo piano, mentre l’attenzione si accende solo nei momenti in cui lo scoop è assicurato. Vogliamo ora parlare della lunga querelle che vede protagonista il fantomatico gasdotto “Rete Adriatica” della Snam.

Il Comitato Interregionale No Tubo ha inviato, qualche giorno fa, una lettera urgente al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini affinché intervenga immediatamente sul problema del gasdotto e della centrale Snam sospendendo il decreto emanato dal Ministero nel marzo 2011.
“Sig. Ministro, riteniamo giustamente fondate le Sue preoccupazioni in merito ad alcuni progetti del settore energetico che dovrebbero essere realizzati nelle aree dell’Emilia-Romagna colpite dal sisma dei giorni scorsi – scrivono i Comitati -, ma altrettanto fondate sono le preoccupazioni delle popolazioni e degli Amministratori pubblici dell’Appennino per il progetto della Snam relativo al grande gasdotto “Rete Adriatica” e alla centrale di compressione di Sulmona che dovrebbero essere realizzati in territori che sono tra quelli a più elevato rischio sismico dell’intera penisola”.
All’indomani del sisma dell’Emilia-Romagna, avvenuto il 20 maggio scorso, il Ministro Clini ha dichiarato che vanno riconsiderati taluni progetti in questa parte dell’Italia, che finora non si pensava potesse essere oggetto di terremoti di così forte intensità. Tra questi progetti c’è quello del deposito di stoccaggio gas, con annessa centrale di compressione, previsto a Rivara, comune di San Felice sul Panaro (Modena), uno dei più colpiti dal sisma e a pochi km dall’epicentro.
Contro questo progetto sono schierati da tempo i Sindaci della zona e la Regione che ora, come ha affermato il Sindaco di San Felice, auspicano che venga messa “una pietra tombale sul Rivara Storage della Erg”. È nata, infatti , spontanea la domanda : “che cosa sarebbe successo se ci fosse stato il deposito attivo”?
Proprio in relazione al progetto di stoccaggio gas di Rivara il Ministro dell’Ambiente, Clini, ospite della trasmissione “L’Aria che Tira” su la 7 ha dichiarato : “è evidente che l’evento sismico mette in campo un elemento che va valutato con grande attenzione. E’ un progetto che va riconsiderato e su questo ho già dato indicazione ieri alla commissione VIA di avviare una fase ulteriore di accertamento”.
“E’ una follia – scrivono i Comitati al Ministro – costruire il megagasdotto della Snam, inizialmente previsto lungo la fascia costiera, nelle aree di massima sismicità, le stesse del cratere sismico di L’Aquila e provincia, colpite dal devastante terremoto del 6 aprile 2009, e le stesse del sisma che ha interessato l’Umbria e le Marche nel 1997. Questi territori vanno risollevati e messi in sicurezza, non gravati di ulteriori pesantissimi rischi. Anche la centrale di compressione, che la Snam vuole costruire a Sulmona, molto più potente di quella prevista a Rivara, è in zona sismica di primo grado.
La Commissione VIA nazionale, pur perfettamente a conoscenza dell’alto rischio sismico dei territori interessati dal progetto Snam e pur consapevole della mancanza degli studi sismici di dettaglio, ha assurdamente dato il proprio parere favorevole all’opera e ciò in aperto contrasto con il fondamentale principio di precauzione”.
Le motivazioni di opposizione all’opera, sostenute da cittadini ed Enti Locali, sono state ampiamente recepite dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati che, il 26 ottobre dello scorso anno, ha approvato alla unanimità una risoluzione che – proprio in ragione degli enormi pericoli derivanti dal rischio sismico, oltre che per la elevata qualità ambientale dei territori coinvolti – impegna il Governo a disporre la modifica del tracciato ed a individuare, attraverso un tavolo nazionale, una soluzione alternativa comunque al di fuori della dorsale appenninica. Ma, nonostante la decisione assunta dal massimo organo elettivo, l’iter autorizzativo dell’opera non solo va avanti ma sta facendo registrare una notevole accelerazione, addirittura attraverso quella che, secondo i Comitati, sarebbe un’arbitraria separazione in due distinte procedure, una per la centrale e l’altra per il metanodotto; separazione che è stata inspiegabilmente avallata da funzionari del Ministero dell’Ambiente.
“Perciò – concludono i Comitati nella lettera al Ministro – le rivolgiamo un  appello affinché sospenda il decreto di compatibilità ambientale, disponga i necessari approfondimenti sull’opera e metta in atto le opportune iniziative per dare immediata e piena attuazione a quanto deciso dalla Camera dei Deputati”.
Va ricordato che il tutto è avvenuto in data 26 maggio, ovvero tre giorni prima del devastante secondo sisma che ha colpito, principalmente, le province di Mantova, Modena e Reggio Emilia: c’è da scommettere che la diatriba andrà avanti ancora a colpi di affermazioni, risposte, prove e contro indizi. Certo è che la devastazione delle zone emiliane pone al centro del discorso, ora più che mai, le vite dei cittadini, così già gravemente colpite dalle scosse telluriche in una terra che, fino a 10 giorni fa, era ritenuta sismicamente poco attiva.

Luca Bolli

31 maggio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook