Forza Nuova-Anpi: nuove maschere, vecchi conflitti

Sarà un sabato caldo quello che deve arrivare a Perugia in questo ultimo giorno di marzo: caldo è un po’ retro. Ma stavolta il sentimentalismo dei tempi andati non centra. Si torna indietro di più di mezzo secolo e si riscoprono conflitti mai sopiti e antagonismi ancora vivissimi nelle menti e negli animi di chi li cerca e li alimenta. Sabato 31 marzo è in programma un corteo di Forza Nuova, piccolo “partito” in odore di neo-fascismo che si rifà, nemmeno tanto vagamente, alle defunte idee del Duce, seppur condite con nuovi ingredienti “sociali” che si tentano di inglobare in un sedicente substrato culturale e storico quanto mai dubbio.

L’opposizione delle organizzazioni di sinistra, a partire dall’Anpi, per passare a Rifondazione Comunista con le sue sezioni giovanili, fino alle organizzazioni studentesche come “Cultura e Conflitto”, è stata quantomai decisa e severa nel far notare all’amministrazione comunale quanto fosse inopportuno autorizzare una manifestazione del genere per le vie di una città da sempre democratica e anti-fascista. Ma andiamo per ordine.
La manifestazione di Forza Nuova è stata pubblicizzata come sempre con toni forti, camerateschi e quantomeno discutibili. Il volantino spinge sull’immagine, molto in voga ultimamente, di una Perugia “capitale della droga e della prostituzione”, invitando quanti fossero stanchi di subire questa situazione a manifestare contro il degrado urbano. Il salto dalla città alla crisi planetaria e alla posizione di Monti, marionetta delle banche, è meno intuitivo ma, comunque, di grande impatto e richiamo sociale. Il tono xenofobo nell’apostrofare pubblicamente degli immigrati come “belve albanesi” e nel tipicizzare il magrebino con l’immagine dello spacciatore lascia un po’ meno sereni e fa entrare in scena l’opposizione e le proteste sollevatesi in questi giorni da più parti della regione. Il cliché “un pusher guadagna in un mese più di quanto tu guadagni in due anni” lascia il tempo che trova, ma pare tuttavia che serva a reclutare adepti alla causa della manifestazione, secondo lo stereotipo che vede nel dio-denaro il più grande polo attrattore dell’universo: e questa occasione non fa certo eccezione.
La posizione delle frange che tentano di opporsi a questo corteo parte da un punto cardine ben definito: “da troppo tempo si assiste ad una contaminazione degli spazi preposti all’interlocuzione democratica da parte di organizzazioni che, facendo dell’odio razziale, dell’intimidazione e della violenza una pratica politica, dimostrano di non avere nulla a che vedere con la democrazia”. A parlare così è stato Damiano Stufara, capogruppo al consiglio regionale per il PRC, il quale ritiene sbagliata la scelta di essere tolleranti verso posizioni intolleranti, come quelle di Forza Nuova e del suo capogruppo Roberto Fiore. Nei toni sopra citati, che chiamano a raduno quanti siano contro il famigerato degrado, l’opposizione vede la solita tattica dei “fascisti che vengono infiltrati nei quartieri popolari, nelle curve degli stadi, nelle scuole e nelle università per trasformare in guerra tra poveri il crescente malcontento delle masse popolari di fronte ad una crisi che produce miseria e degrado in quantità”.
La protesta verso la parata di sabato diventa ancor più forte in considerazione della realtà in cui dovrebbe avvenire, ovvero in una città, Perugia, con una amministrazione che dovrebbe essere fiera difenditrice dei valori della Resistenza, considerata come vero baluardo della vita democratica moderna: proprio l’Anpi, infatti, gioca un ruolo principale nelle rivendicazioni di questi giorni.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: per ora a parole vale la legge citata. Il rischio reale, oltre alle naturali prese di posizione e alle piazzate da web-palcoscenico, è quello che si possa assistere a uno scontro diretto e violento nelle strade del capoluogo per il pomeriggio di sabato. Da una parte il corteo di FN che chiede di poter “marciare” verso il centro; dall’altra L’Anpi e non solo che chiedono che l’autorizzazione non venga data. In ogni caso il desiderio di impedire le azioni “dell’altro” è forte e chiaramente percepibile, come sempre.

Luca Bolli

30 marzo 2012

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