Resistenza italiana e movimento di liberazione: l’incontro di Perugia

Martedì 28 febbraio, presso la Sala del Dottorato del Chiostro di San Lorenzo di Perugia, si è tenuto l’Incontro “Resistenza Italiana e Movimento Popolare di liberazione dei confini orientali”. Si tratta del secondo di due appuntamenti previsti dal progetto “ Socialismo e Conflitti Nazionali nella regione giuliana: momenti dellla storia del Novecento”.  L’incontro, presieduto da Amleto Ballarini, presidente della società di Studi Fiumani, ha visto la partecipazione di Ezio Giuricin del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno e di Giovanni Stelli della Società di Studi Fiumani. I due relatori hanno affrontato rispettivamente le tematiche dei rapporti tra Resistenza italiana e jugoslava lungo il confine orientale e della repressione degli automatismi fiumani operata dalle forze fasciste prima e da quelle titoiste dopo.

Si è parlato poco delle minoranze italiane in Jugoslavia e altrettanto poco della Resistenza Italiana in quella zona, a maggior ragione dopo il 1943, anno in cui Tito inizia ad essere considerato un alleato delle potenze occidentali contro i nazisti.  Così,  lungo il confine italiano negli anni ’40 del  secolo scorso si sono consumati immani massacri di civili e oppositori fascisti, ma anche di antifascisti che presentavano progetti diversi da quelli della milizia di Tito. Inghiottitoi carsici e miniere di bauxite si sono trasformate allora in vere e proprie fosse comuni, nelle quali sono stati gettati i corpi di tutti coloro che avversavano i progetti della Resistenza Comunista Jugoslava, ma talvolta anche di chi nulla sapeva in proposito. Per molto tempo nulla si è saputo di questi efferati delitti, che sono stati resi noti solo dopo l’occupazione dell’area da parte dei tedeschi che considerarono vantaggioso per loro far sapere all’Italia che i comunisti jugoslavi massacravano gli italiani.
Di tutto ciò Giuricin e Stelli, con i loro racconti,  hanno saputo donare un’immagine chiara che ha invitato a riflettere i presenti sul passato e sulla necessità di non dimenticare le minoranze e la loro storia in un’Europa sempre più larga nella quale si tende a perdere di vista il particolare in funzione del generale.

Rosalba Belmonte

2 marzo 2012

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