Umbria e “questione di Trieste”: contatti inattesi

Incontro organizzato dall’Isuc con associazioni dell’Istria per scoprire il legame sconosciuto tra la nostra regione e la piccola penisola croata.
Giovedì 24 novembre, alle ore 16.30, presso la sala del Dottorato, chiostro di San Lorenzo, piazza IV Novembre 23 a Perugia, si terrà il primo degli incontri previsti dal Progetto “Istria Fiume e Dalmazia Laboratorio d’Europa. Parole chiave per la cittadinanza”, destinato a docenti e studenti delle scuole secondarie dell’Umbria. Tra i relatori, Dino Renato Nardelli dell’Isuc, Roberto Spazzali   dell’Irsml Friuli Venezia Giulia, William Klinger del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno.

Il Progetto, giunto alla sua sesta edizione, è il risultato della collaborazione tra l’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea e la Società di Studi Fiumani, associazione che ha come scopo primario quello di mantenere viva la riflessione storiografica sulle vicende del Confine orientale. Fra gli obiettivi raggiunti nel corso delle precedenti edizioni, quello di celebrare il Giorno del Ricordo (10 febbraio) sul piano della conoscenza storica e su questa base promuovere  un’attività didattica che ponga a tema, tra i giovani, idee come cittadinanza, Stato, nazione, popolo, etnia, confini; e quello, inatteso, di ricompattare una comunità di esuli e discendenti di esuli istriani, fiumani e dalmati sparsi nella regione, dei quali si ignorava l’esistenza.
La sesta edizione, dal titolo “Socialismo e conflitti nazionali nella regione giuliana: momenti della storia del Novecento”, porta all’attenzione di studenti, docenti, studiosi e protagonisti dell’esodo un nuovo nodo. La storia del Novecento deve fare infatti i conti con un’ulteriore parola chiave: ideologia. Nei drammatici eventi della seconda guerra mondiale e nel corso del dopoguerra con la “questione di Trieste”, i complessi rapporti tra Resistenza jugoslava e Resistenza italiana e, più in particolare, tra Partito comunista jugoslavo e Partito comunista italiano appaiono centrali per mettere a tema tale parola chiave. Entrambi subordinati all’Urss, i Partiti comunisti italiani e iugoslavi si trovarono a dover fronteggiare la dolorosa questione dell’appartenenza statale di Trieste, delle cittadine dell’Istria costiera, di Fiume e di Zara, territori storicamente popolati da una maggioranza assoluta di cittadini di lingua e cultura veneta, che fino ad allora non era mai stata messa in discussione da nessuno.
Quest’anno il progetto può contare sulla collaborazione dell’Irsml  Friuli Venezia Giulia, con il quale la Sezione didattica dell’Isuc ha messo a punto una serie di proposte per le scuole finalizzate a porre in relazione la conoscenza storica e la memoria con luoghi significativi della geografia dei conflitti, che caratterizzarono il Confine orientale.
Sono luoghi come la foiba di Basovizza; il valico della Casa Rossa, presso Gorizia/Nova Gorica, dove nell’immediato dopoguerra avvennero scambi di prigionieri tra la Jugoslavia di Tito e le autorità italiane; Gorizia/Nova Gorica: tracce di un confine abbattuto (le reti, un posto di blocco, le torrette delle guardie confinarie, le due diverse concezioni di città attraverso i tessuti urbanistici…); il Museo della Miniera di Albona dove il 28 febbraio 1940 una tragedia mineraria accomunò 185 morti tra italiani, croati, sloveni; l’ospedale partigiano “Franja”, in Slovenia; Kampor, campo d’internamento fascista per civili sloveni nell’isola di Rab/Arbe.
Le scuole secondarie che vorranno includere come meta per i loro viaggi d’istruzione questi luoghi, potranno contare sul sostegno didattico e storiografico dei due Istituti,  affiliati all’Istituto Nazionale per la storia del  Movimento di Liberazione in Italia “F. Parri” di Milano.

di Luca Bolli

23 novembre 2011

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook