Isuc: testimonianze partigiane dal Montenegro e dall’Umbria

di Luca Bolli

Dal 19 al 21 ottobre un incontro con i partigiani slavi che combatterono per la nostra libertà.

L’Isuc, Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, assieme alle amministrazioni di Foligno, Colfiorito e Campello sul Clitunno e in collaborazione con gli esponenti di spicco dell’Anpi regionale, ha dato vita in questi giorni ad un toccante incontro con alcuni degli esponenti della resistenza montenegrina che diedero il proprio, fondamentale, contributo per la liberazione della regione e dell’Italia dalla barbarie nazifascista.

Nei giorni 19 e 21 ottobre il programma ha visto impegnati i responsabili e i ricercatori dell’Isuc nell’accompagnamento di una delegazione montenegrina di ex partigiani e giornalisti nelle località di Colfiorito e Pissignano, sedi di tristi campi di lavoro nel periodo della seconda guerra mondiale. Durante il secondo giorno ha invece avuto luogo un convegno a Foligno, presso il Palazzo Trinci, dal titolo “Il sistema concentrazionario fascista tra le due rive dell’Adriatico”, durante il quale si è attentamente discussa la situazione locale e internazionale negli anni ’40, focalizzando l’attenzione sulle storie dei poveri slavi che videro le proprie vite dividersi tra la madrepatria, l’occupazione fascista e la deportazione.
Ricordiamo brevemente che l’Umbria fu teatro, specialmente nel biennio 1942-43, di un’intensa proliferazione di campi di lavoro istituiti principalmente per far fronte all’estrazione di lignite, fonte indispensabile per l’industria siderurgica del ternano. Questi campi, inizialmente adibiti alla reclusione di prigionieri di guerra, vennero ben presto riciclati per l’internamento di civili, distribuiti nel territorio regionale in base a specifiche competenze lavorative. Le strutture di Campello e Colfiorito raccolsero una popolazione di circa 2300 individui le cui storie, intrecciatesi in mille nodi fantastici, dolorosi e a volte dal sapore epico, tentano oggi di ritornare alla luce grazie al lavoro storiografico di importanti studi sul territorio. L’Isuc da anni è in prima fila su questo fronte grazie agli scambi e contatti che va portando avanti con le diverse istituzioni montenegrine. Lavori come quelli di Tommaso Rossi (Un comandante montenegrino nella Resistenza umbra: Svetozar Lakovic “Toso”) e Giovanni Kaczmarek (I civili del campo di Colfiorito: ritratto di “banditi” in un interno) sono solo gli ultimi di una lunga serie pubblicati sotto l’egida dello stesso Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea: un intenso lavoro che cerca di riportare alla luce storie spesso “obliate e coperte dalla fama di Auschwitz” come ha dichiarato Costantino di Sante, storico dell’Università di Teramo e autore de “Lo studio dell’universo concentrazionario fascista d’occupazione nella storiografia italiana”. “Il fatto che i campi del nord Europa godano di tanta popolarità” ha proseguito “non deve far dimenticare l’importanza dei campi italiani, che certamente non furono di sterminio, ma che comunque aiutano a smontare il mito di italiani brava gente”.

Durante l’incontro tenutosi al Palazzo Trinci di Foligno l’unione ideale che lega partigiani umbri e montenegrini si è fatta più stretta e reale grazie alla presenza di eminenti esponenti di entrambe le parti. In mattinata la presenza del presidente dell’Anpi di Foligno, Manlio Marini, il pomeriggio l’arrivo di Francesco Innamorati, presidente provinciale della medesima associazione, hanno in concreto ricucito i rapporti con gli omologhi slavi presenti nel palazzo, un’unione che, dopotutto, non è mai venuta meno in quasi 70 anni di storia. “Siamo orgogliosi di essere qui e ringraziamo l’Isuc e il suo responsabile Dino Nardelli per questo incontro” ha dichiarato Nikola Masoničić, presidente del Subnor (Associazione dei Combattenti della Guerra Popolare di Liberazione e Antifascisti) di Bar. “Il lavoro che facciamo serve a non far cadere la memoria di quanto è successo e far si che ciò non accada mai più. Siamo felici che sia in Montenegro che in Italia ci siano giovani che credono ancora in quello che abbiamo fatto noi tanto tempo fa” ha concluso al termine dei lavori lo stesso  Masoničić.

La delegazione montenegrina nella mattinata di venerdì 21 ottobre è stata poi accolta dal sindaco di Campello, Paolo Pacifici, ed ha assistito ad una piccolo, ma significativo, evento a sorpresa organizzato dal volitivo primo cittadino del  comune: la posa di un monumento commemorativo in ricordo degli internati montenegrini. Il tutto alla presenza delle scuole, per tenere alta la speranza dei graditi ospiti: la memoria deve essere viva e vigile affinché non si dimentichi mai il male procurato a tanta gente.

Di seguito i nomi e ruoli della delegazione montenegrina:

Miodrag  Masoničić, Presidente degli Scouts del Montenegro

Nedeljka Pavlović, giornalista di “Radio Bar”

Vanja Popović, scout e interprete

Radomir Petrić (con la moglie a spese proprie), giornalista della testata nazionale “Vijesti”

Nikola  Masoničić, Presidente Subnor Bar

Ljubomir Sekulić, Vice-Presidente Subnor del Montenegro

Radoje Pajović, accademico delle Scienze e delle Arti di Podgorica


21 ottobre 2011

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