“Sistema Vallerani”: sconfiggere i deserti made in Umbria

L’agronomo tropicalista umbro Venanzio Vallerani ha trovato e brevettato una soluzione efficace e poco costosa contro la desertificazione.

Quasi 15 anni fa mi capitò di incontrare un non più giovanissimo uomo che concepiva macchine eccezionali per recuperare zone della Terra, altrimenti inutilizzabili, in modo da rendere la fame nel mondo una piaga meno terrificante e mortifera. A quel tempo, giovane e ingenuo, non diedi peso e la giusta importanza a quelle gesta.

Oggi, dopo appunto 15 anni, meno giovane (e un po’ meno ingenuo), ritrovo quell’uomo che pare essere meno anziano di quanto lo fosse allora, più vitale e sempre più deciso nella sua lotta alla desertificazione…

  “La battaglia contro la desertificazione del pianeta si può vincere. La soluzione è semplice, efficace e poco costosa”. Parola di Venanzio Vallerani, un giovane agronomo umbro di soli 87 anni, che si è lanciato con lo spirito di un adolescente nell’ennesima sfida che potrebbe rendere possibile il rimboschimento di molte aree desertiche della Terra.

Il dottor Venanzio, uno dei cittadini più illustri di Marsciano, è tra i massimi esperti di lotta alla desertificazione a livello internazionale, ha ricevuto riconoscimenti e risultati in tutto il mondo per l’ideazione e la realizzazione di macchine e sistemi speciali brevettati in grado di frenare l’avanzata del deserto e restituire così nuova vita a molte aree e popolazioni povere del globo.

L’ultima creatura si chiama “Delfino³”, un aratro speciale di quasi 2 quintali che consente di fare 2 ettari di rimboschimento all’ora a costi (20/50 euro all’ettaro) 4-5 volte inferiori a quelli attualmente sostenuti per la lotta alla desertificazione. Per questo motivo non sono mai mancate polemiche sugli ostacoli che l’arzillo agronomo ha trovato sulla sua strada per aiutare il terzo mondo: la semplicità delle sue “trovate” dimostra in modo inconfutabile l’incapacità delle organizzazioni governative ad affrontare il problema della fame nel mondo senza anteporvi i propri interessi personali.

Entrando nel dettaglio delle specifiche tecniche, il “Delfino³” è un aratro mono vomere reversibile che, attraverso un movimento ondulatorio scava buche a forma di semilune lunghe 5 metri, distanziate di 2 metri e profonde circa 50 centimetri. Ogni semiluna permette di raccogliere, anche con pluviometrie molto basse (150-500 mm/anno), oltre 1000 litri di acqua, compresa quella di ruscellamento. Due ripper (ripuntatori), posizionati prima del corpo posteriore e sfalsati così da spostare eventuali pietre superficiali, lavorano il terreno fino ad una profondità di 85 centimetri: si sollevano in corrispondenza della semiluna e si abbassano tra le semilune in maniera da realizzare, nel tratto di terreno tra le semilune, una sacca di raccolta dell’acqua che riceve dalle semilune stesse. L’acqua è protetta contro l’evaporazione e resta a disposizione delle radici delle piante e delle falde freatiche. In questo modo, nel periodo delle piogge, l’acqua invece di disperdersi e poi evaporare, viene trattenuta in questi contenitori permettendo di rinverdire le aree aride.

La geniale soluzione, tutta made in Umbria – inventata dal dottor Venanzio e brevettata insieme alla ditta produttrice Nardi di Città di Castello – è lo strumento operativo più innovativo di cui si avvale il “Sistema Vallerani”, metodo basato su una tecnica meccanizzata concepita per la riforestazione veloce e naturale, per la lotta alla desertificazione ed ai cambiamenti climatici nel rispetto della biodiversità.

La semplicità e l’efficienza del “Sistema Vallerani” nel recupero delle terre desertificate hanno trovato negli anni applicazioni in numerosi paesi e continenti (Burkina Faso, Niger, Marocco, Ciad, Kenya, Senegal, Sudan, Sinai) dove hanno riscosso successi e riconoscimenti significativi. Uno dei più importanti è stato ottenuto nella contea di Balinzuo della regione autonoma dell’Inner Mongolia in Cina, dove un progetto pilota finanziato con un accordo bilaterale tra il Ministero dell’Ambiente italiano e la State Forestry Administration of the Popular Republic of China prevedeva, a partire dall’aprile 2006, di sottrarre al deserto circa 1.000 ettari di terra in cinque anni. Dopo solo tre anni, i numeri sono più che raddoppiati e sono stati restituiti alla coltivazione 2.500 ettari. Il progetto è stato rifinanziato anche per il 2008 e dagli stessi cinesi è partita la richiesta di avviare altri progetti simili su grandi superfici con il “Sistema Vallerani”.

Forte di questi risultati, frutto di un lavoro iniziato nei primi anni ’90 che lo ha portato in oltre 40 paesi nel mondo, a fine ottobre il dottor Venanzio volerà nuovamente in Cina insieme al suo “Delfino³” per dimostrare alle autorità governative e della cooperazione internazionale che con questo gioiello – sottolinea Vallerani – “è impossibile ad ogni seme di non nascere”.

 

Per questa notizia ringraziamo il consigliere regionale dell’Umbria, Gianfranco Chiacchieroni.

 

 11 ottobre 2011

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