AAA Giovanili Pensionati cercasi

di Monica Scafati

Giovani precari si svegliano col contratto in scadenza e si affrettano a cercare lavoro. Dopo la nottata trascorsa a
registrarsi sui mille siti internet di offerte lavoro, dopo pomeriggi in attesa nella mischia dei disoccupati davanti agli
sportelli delle agenzie per il lavoro interinale, dopo aver scritto e ripetuto mille volte la successione di lunghi percorsi
formativi e professionali; la generazione dei virtuosi del curriculum , si rifugia poi sempre tra le pagine del caro vecchio
cerco e trovo dove si sa, qualcosa salta fuori sempre.
E invece questa volta salta fuori qualcos’altro. Apro e leggo: “cercasi pensionati giovanili e dinamici per facile lavoro di
consegne”, oppure: “elettricista pensionato cercasi”, o ancora: “cercasi giovanili pensionate per lavoro al centralino”.

Colta immediatamente dallo sgomento. In un secondo si affollano nella mente mille riflessioni, e poi con malinconia e
indignazione si fa spazio il ricordo dei tempi in cui si cercavano studenti o disoccupati.
Dovrei dire che è una cosa vergognosa, o magari che è una cosa illegale. Oppure dovrei dire che abbiamo vissuto tutti
grazie a piccoli lavori in nero, che non c’è nulla di anomalo, e che non è certo questo il campo della battaglia
all’evasione. O forse dovrei anche dire che dopo la posticipazione dell’età pensionabile, la possibilità di prorogarla
ancora per scelta individuale, l’assillante richiesta di esperienza, e questa nuova terminologia che appella col nome di
ragazzi le persone comprese tra i 14 e i 45 anni esponendo noi tutti al crescente rischio di accumunare in questa stessa
definizione linguistica un giudizio di merito su caratteristiche e capacità che invece indubbiamente differiscono, il
trentenne italiano è in balia della sorte.
Un trentenne è spesso plurititolato; escluso da chi cerca apprendisti, e disdegnato da chi cerca personale con
esperienza o referenze. Non ha la compostezza e la responsabilità che si addicono ad un incarico dirigenziale, ma nella
mente il ricordo del ventennale di studi appena concluso gli fa ancora sperare di poter sfuggire ai magazzini del carico e
scarico merci o all’angusta e caldissima zona lavaggio delle cucine dei ristoranti. Non vive più in assenza di
responsabilità economiche a cui far fronte, ma non è più adatto a quei lavoretti saltuari con cui per anni ha pagato quelle
spese che uno studente non può far comparire sul bilancio della famiglia, quelle spese che se puoi le fai, e se non puoi
non fa niente.
Un trentenne è un individuo che si arrangia, un individuo che magari non ambisce ad uno stipendio ragionevole
percepito con continuità, ma che non può con ragionevolezza accettare lavori da centralinista che elargiscono
retribuzioni sull’ordine dei 10 centesimi di euro per ogni appuntamento procurato.
Lavori per i quali si fa appunto avanti una nuova categoria professionale, quella dei pensionati giovanili e dinamici che,
ridotti alla fame dalle 600,00 euro al mese che lo Stato elargisce dopo averne incassate in proporzione circa 200,00 per
40 anni, per “arrotondare”, accettano di buon grado i 150,00 euro mensili guadagnabili rispondendo ai suddetti annunci.
E nello scenario ormai consolidato di una guerra tra poveri, il trentenne italiano si colloca in tricea!

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