Toscana, i fornai: “Il nostro pane non ha bisogno di miglioratori”

 

Chimica? No grazie. Sì alla tradizione. Farina di qualità, lievito madre e tecniche artigianali, questa la ricetta del vero pane toscano. Passano al contrattacco le  associazioni regionali di Confartigianato, Cna e Confcommercio dopo le polemiche per il servizio di Max Laudadio sul retroscena della panificazione. Andata in onda per 5 puntate, l’inchiesta di “Striscia la Notizia” “rischia solo di creare un allarmismo ingiustificato” – spiegano le associazioni dei panificatori –. E l’uso di additivi? “È un fenomeno che esiste, è consentito per legge ma quando cade negli eccessi andrebbe isolato ma non si può né generalizzare né alzare i toni”.

I “miglioratori” della discordia. Primo risultato dopo la messa in onda delle trasmissioni, è stata l’agitazione dei consumatori, preoccupati verso queste sostanze che, usate nei processi industriali per tagliare tempi e costi di produzione, aiutano la lievitazione e aumentano il tempo di conservazione. E mentre Regione Toscana e Ministero passano al vaglio la richiesta formulata dal Consorzio di Promozione e Tutela per l’ottenimento della D.O.P (Denominazione D’Origine Protetta), il fronte di Confcommercio, Confartigianato e CNA riporta l’attenzione sul valore di un’offerta selezionata, perché “chi usa farina di qualità non ha bisogno di supplire alle carenze con gli artifici”. “Chi produce il pane toscano come tradizione comanda adopera lieviti naturali certo, il processo è più lungo, costoso e occorre impegnarsi di più: l’impasto con il lievito madre va lavorato due volte, la sera prima e poi il giorno in cui si fa il pane. Ma – concludono le associazioni –  il sapore che si ottiene non ha confronti”.

 

di Iacopo Bernardini

 

1 novembre 2011

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