Test argini gonfiabili, soddisfatto il Presidente Rossi: ‘siamo un esempio per tutti’

Test argini gonfiabili, soddisfatto il Presidente Rossi: ‘siamo un esempio per tutti’

10342458_1547814158827410_1492229827623730001_nFIRENZE – Questa mattina sono stati avviati i test per verificare l’efficacia degli argini gonfiabili, nuove strutture mobili di protezione temporanea di pronto intervento da utilizzare per la messa in sicurezza del centro della città in caso di rischio alluvione. Gli argini mobili verranno impiegati – quando necessario – in attesa che siano conclusi gli interventi prioritari e strategici a monte dell’Arno.

L’esercitazione-simulazione è stata organizzata dalla Regione Toscana assieme alla Protezione civile e in collaborazione con il Comune di Firenze, e si sta svolgendo in un tratto del lungarno zona Varlungo. La prova serve a testare la capacità degli argini gonfiabili di fronteggiare un tipo di alluvione con tempi di ritorno di 200 anni: un evento che non si discosterebbe molto da quello – tragico – che colpì Firenze nel 1966.

L’operazione, per la quale è stato creato l’hashtag #proteggereFirenze, si sta svolgendo tra via De Andrè, via di Varlungo e via Gobetti, all’altezza dell’Obihall. La prima fase, fra le 7 e le 10, si è conclusa con la preparazione e la partenza dei 6 camion incaricati del trasporto dei materiali sul posto. Da quel momento si è proceduto con il montaggio degli argini gonfiabili lungo la sponda dell’Arno.

Ai test ha assistito anche il presidente della Regione Enrico Rossi, il sindaco Dario Nardella ed Erasmo D’Angelis, responsabile della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle risorse idriche. In questi minuti si sta svolgendo un incontro con la stampa per commentare quanto emerso dal lavoro di stamani.

La prima vera svolta delle attività di messa in sicurezza dell’Arno è arrivata con la Legge regionale 35, dopo l’abbassamento delle platee di Ponte Vecchio negli anni ’70. Grazie a questi accorgimenti, se dovesse ripresentarsi un evento simile a quello del ’66,  esonderebbero non più di 5-6 milioni di metri cubi di acqua, mentre nel 1966 ne fuoriuscirono circa 70 milioni, come riportato nel Piano stralcio Rischio Idraulico Dpcm 5/11/1999.

La capacità del fiume a Ponte Vecchio, che rappresenta il punto più critico, nel 1966 era di 2500 metri cubi al secondo. Oggi – nello stesso punto – la capacità è aumentata a circa 3300. La massima altezza d’acqua sopra i parapetti all’altezza della Biblioteca nazionale è di circa 1 metro.

Attraverso la Legge 35, è stato possibile riprendere alcuni interventi importanti, come le casse di espansione di Figline o quella dei Renai, che cambiano decisamente lo scenario e che – entro il 2020 – consentiranno di ridurre sensibilmente il rischio su Firenze e sulle città a valle del capoluogo. Lo Stato, da parte sua, si è preso l’impegno di trovare le risorse per gli interventi che non hanno ancora copertura finanziaria, come il terzo lotto della cassa di Figline e la diga di Levane.

In una nota Facebook, il Presidente Enrico Rossi, esprimendosi a riguardo dei test di stamane, ha dichiarato che “La Toscana è la regione più pianificata e vincolata d’Italia e per questo riceverà 141 milioni per la città metropolitana. Siamo un modello per tutti. Noi troviamo soluzioni e gli altri fanno il copia e incolla. Grazie di cuore ai volontari e alla Protezione Civile”.

Davide Lazzini
28 febbraio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook